il meteo
Il vortice polare sta per spezzarsi? Se succede a marzo ci sarà un'ondata di gelo
Alcuni scenari ipotizzano una possibile scissione in due lobi distinti – il cosiddetto "split" – a partire, indicativamente, dal 4 marzo. Cosa ci dicono i meteorologi
La comunità degli appassionati di meteorologia e degli studiosi del clima è in fermento: l’attenzione è rivolta alla stratosfera e, in particolare, all’evoluzione attesa per l’inizio di marzo.
I più recenti calcoli, di ECMWF e GFS in primo piano, stanno infatti inviando segnali che non passano inosservati agli addetti ai lavori. Nel mirino c’è una potenziale, e per certi versi marcata, anomalia del vortice polare stratosferico.
Le proiezioni più aggiornate evidenziano con chiarezza i segni di un crescente disturbo di questa vasta struttura che governa l’emisfero boreale. Alcuni scenari ipotizzano una possibile scissione del vortice in due lobi distinti – il cosiddetto "split" – a partire, indicativamente, dal 4 marzo.
Il segnale è ancora in evoluzione e soggetto a variazioni che potrebbero risultare anche significative nei prossimi aggiornamenti. Per inquadrare correttamente la complessità della previsione, va ricordato che la stratosfera è mediamente più stabile della sottostante e turbolenta troposfera. Ciò non la rende, però, immune ai margini di incertezza dei modelli numerici, soprattutto quando entrano in gioco processi termodinamici articolati come lo "split" del vortice polare. Al momento, la guidance disponibile converge sull’ipotesi di una configurazione disturbata, con la circolazione che si separerebbe in due nuclei principali destinati ad allontanarsi per alcuni giorni.
Il nodo cruciale che invita alla cautela riguarda però intensità e durata del fenomeno, parametri ancora da definire. Alla luce di tali incognite, non è al momento possibile parlare con fondata sicurezza dell’imminenza di un "Major Sudden Stratospheric Warming" (SSW). Per definizione, un evento di riscaldamento stratosferico può essere classificato come “major” solo se si verifica l’inversione dei venti zonali medi alla quota di 10 hPa alla latitudine di 60°N, accompagnata da un marcato riscaldamento dell’intera colonna stratosferica.
Sul piano probabilistico, le ultime emissioni ensemble – che esplorano molteplici traiettorie possibili – mostrano un quadro in movimento: si registra un progressivo indebolimento del vento zonale medio, con la media che cala proprio a ridosso dell’avvio di marzo. Alcuni membri ipotizzano perfino un’inversione dei venti, segnale che, qualora confermato, sarebbe coerente con un rimescolamento atmosferico più profondo.
Rimane, nondimeno, elevata la dispersione tra gli scenari. L’ampia divergenza non consente di parlare di un consenso robusto e affidabile. In altri termini, il sistema potrebbe limitarsi a una fase di marcato displacement del vortice dalla sede polare, o a uno "split" temporaneo, senza riuscire a completare la sequenza dinamica tipica dei grandi eventi di SSW.
Le prossime uscite saranno decisive per chiarire la portata dell’evoluzione: solo un’analisi puntuale dei dati in arrivo dirà se l’ipotesi di scissione del vortice otterrà un sostegno statistico più solido, o se resterà una soluzione minoritaria e isolata all’interno delle numerose corse deterministiche.
Ma cos'è il Vortice Polare? Immagina il vortice polare stratosferico come un'enorme e potentissima "trottola" di aria gelida che gira a grandissima altezza (nella stratosfera, molto al di sopra delle nuvole che vediamo noi) proprio sopra il Polo Nord. I meteorologi stanno segnalando che, indicativamente a partire dal 4 marzo, questa grande trottola di aria fredda potrebbe perdere la sua compattezza e il suo equilibrio. Invece di rimanere un unico grande vortice, potrebbe letteralmente spaccarsi in due pezzi separati che si allontanerebbero l'uno dall'altro. Questa spaccatura, nel gergo dei meteorologi, viene chiamata "split".
Quando il vortice polare va in crisi e si rompe, la temperatura ad altissima quota aumenta bruscamente e i venti addirittura si invertono, iniziando a soffiare nella direzione opposta. Quando questo accade in maniera così forte e marcata, gli esperti lo definiscono un evento "Major". È un fenomeno molto osservato perché, a distanza di settimane, le conseguenze di questa "rottura" possono scendere verso il suolo terrestre e portare improvvise e intense ondate di gelo in Europa o in America.