la proposta
Palermo, le idee per il rilancio di Brancaccio: «Un polo culturale nei capannoni per portare la movida nel quartiere»
La mozione all'unanimità della seconda circoscrizione
Riqualificare l’area industriale di Brancaccio e aprire alla possibilità di nuove funzioni culturali, sociali e ricreative: è questo l’obiettivo della mozione approvata all’unanimità dalla seconda circoscrizione, che punta anche a una variante urbanistica mirata per alcuni capannoni dismessi.
La proposta nasce anche nel solco del dibattito sulla movida e sull’eccessiva pressione nel centro storico. L’idea è quella di individuare nuove aree in cui far convivere attività produttive e spazi dedicati al tempo libero. «Non chiediamo una conversione totale — spiega il presidente della seconda circoscrizione Giuseppe Federico — ma l’innesto di attività culturali, sociali e ricreative nell’area industriale”. Un modello già visto altrove, come ai Cantieri culturali della Zisa, che da ex fabbriche sono diventati un polo culturale.
Nel concreto, si immagina il recupero di capannoni oggi abbandonati per ospitare palestre, gallerie d’arte o locali, creando un nuovo polo capace di attrarre investimenti e restituire vita a una zona oggi marginale. «Le due cose possono coesistere — aggiunge — anche perché si tratta di un’area distaccata dai centri abitati, con meno criticità legate alla convivenza tra residenti e movida”.
La mozione guarda anche alla mobilità e ai servizi già presenti: Brancaccio è collegata da stazione ferroviaria, tram e principali assi viari, elementi che rendono l’area strategica per una riconversione parziale. Sul piano amministrativo, il passaggio chiave resta una variante urbanistica che consenta il cambio di destinazione d’uso per alcuni immobili. «Ho scritto al sindaco e all’assessore all’Urbanistica — sottolinea Federico — ma al momento non è arrivata alcuna risposta».
Intanto la proposta ha acceso il dibattito pubblico. «Più che entrare nel merito, molti hanno attaccato il quartiere - racconta Federico - con commenti offensivi su criminalità e degrado». Una narrazione che Federico respinge: «Spesso troviamo più umanità nei quartieri popolari che non nel centro città».