La ricorrenza
Niscemi sul precipizio: l'accusa dell'ex prefetto Giannola alla Regione. Da Faenza arrivano quattro funzionari
Trenta giorni dopo il crollo a Niscemi: 100 case da demolire, 1.500 famiglie coinvolte, indagini sui fondi e promesse politiche mentre la ricostruzione è lontana
I primi trenta giorni della città sul precipizio sono già trascorsi e chissà quanti altri ancora ne dovranno passare prima di vedere radere al suolo le case di 100 famiglie che a Sante Croci non potranno più tornare. Trenta giorni tra incontri, riunioni, relazioni che devono essere completate e incarichi assegnati per il futuro della cittadina. E non sono mancate le visite istituzionali. Ieri pomeriggio quella del leader del M5S Giuseppe Conte che, parlando di un «deserto esistenziale», ha ribadito: «Noi qui continueremo a venire anche nei prossimi mesi, anche quando i fari saranno spenti». La città è ancora attonita, alcuni sfollati non riescono a trovare un tetto e oggi è prevista la fiaccolata per non dimenticare quanto è accaduto lo scorso 25 gennaio, una domenica di sole che ha stravolto la vita di 1.500 famiglie. Ma in provincia di Caltanissetta non ci sono solo gli sfollati di Niscemi, ci sono anche 14 famiglie di Caltanissetta che il 10 dicembre del 2024 hanno dovuto abbandonare le case di via Redentore e non vi hanno mai fatto ritorno. Così la rappresentante Adele Castellana si è recata al Comune con il consigliere comunale Roberto Gambino per incontrare il leader pentastellato.
Mentre Niscemi si ferma in via Giovanni Falcone a Gela, dove ci sono gli uffici della procura guidata da Salvatore Vella, due giovani pm lavorano, verificano gli atti amministrativi di Comune, Regione Protezione civile sia regionale che nazionale. E ieri mattina alla buon'ora - dopo un breve briefing con la polizia di Niscemi - i tre magistrati sono partiti alla volta di Palermo per sentire in qualità di persona informata sui fatti l'ex prefetta Isabella Giannola, oggi 83 anni, nominata commissaria straordinaria per la ricostruzione dopo lo smottamento che il 12 ottobre del 1997 sconvolse il paese. La stessa prefetta dalle colonne di Avvenire ha raccontato che «noi realizzammo tutte le opere necessarie per ripristinare la vita nel paese. Invece non si realizzò l’opera, gestita dalla Regione, per prevenire altri dissesti idrogeologici. E anzi i fondi vennero stornati. Una decisione vergognosa». E ha aggiunto: «Mi occupai dei primi interventi di protezione civile - ha aggiunto - ma poi anche della realizzazione di opere previste nelle ordinanze di protezione civile, compreso uno studio idrogeologico. Lo studio venne fatto e anche la perizia che fu approvata dalla protezione civile. Il lavoro venne appaltato a una ditta scelta dalla Regione che non riuscì a proseguire. Le solite storie. Ma lavori non solo non vennero riappaltati e ripresi, ma le somme vennero stornate e non so che fine abbiano fatto».
Una storia tra burocrazia e fondi che è stata raccontata anche dall’ex sindaco Giovanni Di Martino. L’opera in questione è la sistemazione idraulica del torrente Benefizio e la messa in sicurezza del versante sud. Un lavoro che il Genio Civile di Caltanissetta aveva progettato, poi la Regione Siciliana lo appaltò e nel 2010 venne consegnata l’area d’appalto. Ma la ditta si rifiutò di portare avanti i lavori perché tutto l’area in cui doveva intervenire era stata modificata dalla natura. Ne nacque un contenzioso che si è concluso nel 2016. Nel frattempo i costi di intervento sono lievitati da 9 a 14,5 milioni e tre anni fa la Regione ha avviato un atto di interpello per la nomina del Rup. Ma finora nulla si sa. Così Niscemi lo scorso 25 gennaio è iniziata a crollare. Un lungo precipizio di quasi cinque chilometri.
Nel frattempo il sindaco di Faenza Massimo Isola ha contattato il primo cittadino Massimiliano Conti assicurando l'avvio di quattro funzionari del suo comune. Faenza e Niscemi sono lontani migliaia di chilometri: il primo comune si trova in Emilia Romagna, il secondo in Sicilia. Ma hanno avuto uno stesso comune denominatore. Il primo è stato colpito dall'alluvione e il secondo dalla frana. Due drammi diversi, due popolazioni che hanno vissuto l'odissea di abbandonare le loro case. Ora c'è il mutuo soccorso tra chi ha superato la fase emergenziale e chi ancora oggi si ritrova a viverla.