il libro-inchiesta
Quando la cocaina segue le stesse rotte dei pomodorini, la mafia a Vittoria e l'asse con i clan albanesi
Giuseppe Bascietto racconta col piglio e l’analisi del cronista d’inchiesta i traffici e gli intrecci transnazionali che crescono attorno alla sua città
Un ragazzo minorenne, figlio di uno degli imprenditori più ricchi di Vittoria, viene sequestrato il 25 settembre 2025 in una zona periferica del centro ragusano e rilasciato dopo 24 ore senza alcuna richiesta di riscatto. Un’operazione quasi paramilitare, simile a quelle dei narcos venezuelani, con la firma dei clan locali e degli albanesi: un messaggio chiaro, non solo alla famiglia del ragazzo ma all’intera città. «Qui si fa come diciamo noi».
È questo l’incipit, l’immagine potente e disturbante che apre “Sicilia Nostra”, il nuovo libro-inchiesta di Giuseppe Bascietto (Compagnia Editoriali Aliberti - collana I libri della Salamandra- 2025). Un reportage autonomo che ha preceduto i fascicoli giudiziari e gli arresti di tre boss di Vittoria del 3 e 4 dicembre 2025. Una vicenda che ha dimostrato l’esistenza di nuovi equilibri e alleanze molto più fluide tra le organizzazioni criminali, come ha spiegato il Procuratore di Catania, Francesco Curcio. Tonnellate di cocaina seguono le stesse rotte dei pomodori, delle zucchine, dell’uva che partono dalla Sicilia e arrivano nel Nord Europa. Un’immagine che sintetizza l’idea centrale del volume: l’alleanza tra un gruppo criminale albanese e i clan di Cosa Nostra, una nuova mafia che non ha bisogno di eclatanti manifestazioni di forza, ma si muove lungo le autostrade dell’economia legale, mimetizzata tra le eccellenze agricole siciliane.
Bascietto, giornalista di razza nato e cresciuto a Vittoria, più volte minacciato per la sua azione civile dalla criminalità locale, costruisce un quadro inquietante ma necessario dell’evoluzione del potere mafioso nel Sud Italia, concentrandosi sulla provincia di Ragusa, divenuta negli ultimi dieci anni snodo strategico di una rotta del narcotraffico che collega il Sud America all’Europa passando per le coste africane e approdando in Sicilia.
L’autore descrive con precisione la logistica del traffico: pescherecci formalmente regolari che intercettano i carichi in mare aperto, piccoli porti poco sorvegliati, reti di distribuzione che si innestano perfettamente nei circuiti del trasporto ortofrutticolo. Non più una mafia rurale o esclusivamente territoriale, ma un potere manageriale, silenzioso, capace di muoversi con competenze imprenditoriali e visione internazionale.
Il mercato ortofrutticolo è il cuore pulsante della macchina economica: «Una cassa continua in cui i flussi di denaro entrano ed escono con tale intensità da rendere quasi impossibile distinguere ciò che è pulito da ciò che non lo è», annota Bascietto.
Vittoria è una città di settantamila anime in “eterno movimento”, come scriveva magistralmente Giuseppe Fava nel suo “Processo alla Sicilia”, con le sue serre che brillano di notte come capannoni di cristallo, case che dall’esterno sembrano tutte uguali «finché non entri dentro e scopri che ognuna custodisce una storia, una paura, un debito».
Ciò che rende “Sicilia Nostra” più di una semplice cronaca giudiziaria è la capacità di intrecciare dati, nomi, operazioni investigative e storie individuali, restituendo l’immagine di un sistema radicato eppure invisibile ai più. La Sicilia non appare soltanto come simbolo storico della mafia, ma come hub transnazionale in cui economia legale e traffici illeciti finiscono per sovrapporsi. I tir carichi di ortaggi che ogni notte attraversano l’Europa diventano così metafora di un doppio livello di circolazione: merci lecite e carichi criminali che viaggiano insieme, sfruttando le stesse infrastrutture.
La scrittura di Bascietto è asciutta, diretta, priva di compiacimenti retorici. Non c’è spazio per l’enfasi narrativa: il ritmo è serrato e documentato. La scelta di mantenere il volume entro le 150 pagine si rivela efficace: la sintesi non impoverisce l’analisi, ma la rende più incisiva. Ogni capitolo accompagna il lettore da una dimensione locale - le dinamiche di Vittoria e del Ragusano - a una prospettiva più ampia, che coinvolge l’Italia e l’intera Europa.
È vero che chi cerca un’analisi storica approfondita dell’evoluzione mafiosa potrebbe avvertire la mancanza di un maggiore inquadramento teorico. Tuttavia, questa essenzialità è coerente con l’obiettivo dell’autore: non offrire un trattato accademico, ma accendere un faro su un fenomeno in atto, ancora in piena trasformazione.
“Sicilia Nostra” è un libro che racconta una mafia che non ha più bisogno di sparare per esercitare potere. Una mafia che investe, organizza, esporta. Un’inchiesta che invita a guardare oltre la superficie delle cose e a interrogarsi su quanto le nostre economie siano permeabili a forme di criminalità sofisticate e globalizzate. Un’opera che non si limita a informare, ma sollecita una presa di coscienza collettiva, ricordandoci che le nuove frontiere del potere mafioso passano spesso sotto i nostri occhi, lungo le strade che crediamo più ordinarie. Dove a sopravvivere non è il più forte, ma il più adattabile. «E chi non si adatta scompare. E oggi, in Sicilia, gli adattabili non sono più solo i siciliani. Sono gli albanesi».

