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Deliveroo come Glovo: indagine per caporalato sui rider e commissarimento

Secondo l’accusa, fino a 20mila rider in Italia avrebbero percepito compensi anche inferiori del 90% rispetto alla soglia di povertà

25 Febbraio 2026, 13:20

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Controllo giudiziario per Deliveroo: indagine per caporalato sui rider

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La Procura di Milano ha disposto il controllo giudiziario per Deliveroo Italy srl nell’ambito di un’indagine per caporalato che riguarda i rider impiegati dalla piattaforma. Il provvedimento, firmato dal pubblico ministero Paolo Storari, è stato adottato in via d’urgenza e dovrà ora essere valutato da un giudice per le indagini preliminari.

Secondo quanto emerge dall’atto, la società – con sede a Milano – risulta iscritta nel registro degli indagati insieme al suo amministratore unico, Andrea Giuseppe Zocchi, accusato di caporalato.

Le accuse: paghe sotto la soglia di povertà

L’inchiesta, condotta sulla base degli accertamenti dei Carabinieri Nucleo Ispettorato del Lavoro, ipotizza che tra i 3.000 rider attivi a Milano e circa 20.000 sul territorio nazionale siano stati sfruttati con compensi in alcuni casi inferiori fino a circa il 90% rispetto alla soglia di povertà e alla contrattazione collettiva.

Retribuzioni che, secondo l’impostazione accusatoria, non garantirebbero una «esistenza libera e dignitosa», in contrasto con i principi costituzionali. Nel provvedimento si parla di una «politica di impresa che rinnega esplicitamente le esigenze di rispetto della legalità» e di uno sfruttamento lavorativo che sarebbe stato «perpetrato da anni».

Per questo la Procura, guidata da Marcello Viola, ha nominato amministratore giudiziario Massimiliano Poppi con il compito di procedere alla regolarizzazione delle posizioni lavorative.

Il precedente Glovo

Il provvedimento nei confronti di Deliveroo arriva a pochi giorni dalla decisione del gip Roberto Crepaldi che il 19 febbraio ha convalidato il controllo giudiziario disposto d’urgenza sempre dal pm Storari per Foodinho, società milanese del gruppo Glovo.

In quel caso, secondo l’accusa, sarebbero stati sfruttati circa 40.000 rider in tutta Italia, formalmente lavoratori autonomi ma ritenuti dagli inquirenti di fatto assimilabili a dipendenti, con redditi annui netti sotto la soglia di povertà.

Un filone d’indagine più ampio

L’iniziativa si inserisce in un filone investigativo che da anni vede la Procura milanese impegnata in accertamenti su presunti fenomeni di caporalato e sfruttamento in diversi settori, dalla logistica ai trasporti, dalla moda alla vigilanza privata.

Il controllo giudiziario, misura prevista per consentire la prosecuzione dell’attività aziendale sotto la supervisione di un amministratore nominato dal tribunale, mira – secondo la Procura – a interrompere la situazione di illegalità e a garantire il rispetto delle norme sul lavoro.