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Caso Deliveroo, il racconto di un rider: «In bici dalle 11 alle 22 ma non basta. Ho anche un secondo lavoro»

Dalle testimonianze raccolte dalla Procura di Milano emerge il quadro di rider costretti a percorrere fino a 150 chilometri al giorno

25 Febbraio 2026, 13:47

Caso Deliveroo, il racconto di un rider: «In bici dalle 11 alle 22 ma non basta. Ho anche un secondo lavoro»

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La giornata lavorativa inizia alle 11 del mattino, con il login sull’app, e termina alle 22. Undici ore consecutive, sette giorni su sette. Poi, dalle 23 alle 7, un secondo impiego come facchino in un hotel. «La mia paga non è sufficiente», mette a verbale un rider. «Devo inviare circa 600 euro alla mia numerosa famiglia che vive in Nigeria».

È una delle testimonianze raccolte nel provvedimento di controllo giudiziario per caporalato disposto dalla Procura di Milano nei confronti di Deliveroo. Nelle 60 pagine firmate dal pm Paolo Storari emergono decine di dichiarazioni che descrivono condizioni di lavoro caratterizzate, secondo l’accusa, da sfruttamento sistematico.

Dalle carte risulta che i rider percepirebbero compensi tra i 3 e i 4 euro a consegna. Un lavoratore ha riferito di percorrere «fino a 150 chilometri» al giorno per effettuare «dieci consegne», con ordini che arrivano tramite notifica sull’applicazione. Il reddito, in diversi casi, sarebbe insufficiente a garantire una soglia minima di sussistenza, tanto da costringere alcuni a cercare ulteriori occupazioni notturne.

Le contestazioni della Procura ricalcano in parte quanto già emerso nell’inchiesta che ha coinvolto Glovo. In quel procedimento, sempre coordinato da Storari, si parlava di «gestione algoritmica della prestazione», con monitoraggio costante dei tempi di consegna e delle performance individuali, accompagnato – secondo l’impostazione accusatoria – da un sistema di penalizzazioni.

Anche nel caso Deliveroo, uno degli aspetti ritenuti centrali riguarda il funzionamento dell’algoritmo: resta da chiarire, evidenziano gli inquirenti, in che modo vengano elaborati i dati per assegnare gli ordini e determinare il compenso. Un meccanismo che, secondo l’accusa, inciderebbe direttamente sulle condizioni economiche dei lavoratori, formalmente autonomi ma, nella ricostruzione investigativa, inseriti in un’ organizzazione che ne orienta in modo stringente tempi e modalità della prestazione.

Il provvedimento di controllo giudiziario dovrà ora essere valutato da un giudice per le indagini preliminari. Nel frattempo, l’amministratore giudiziario nominato dalla Procura avrà il compito di verificare e regolarizzare le posizioni dei rider coinvolti.