La storia
Il relitto arcaico di Gela tra passato e presente: ecco le immagini del recupero, il restauro e l'esposizione
Il museo dei relitti rilancia storia, turismo e valorizzazione delle antiche navi di Bulala
Il museo dei relitti greci inaugurato ieri, con la nave greco arcaica che emerge come un'apparizione dal tempo e attorno le vetrine che custodiscono i reperti del suo carico e di quelli degli altri due relitti di Bulala (uno in restauro, l'altro ancora da recuperare), racconta con forza rinnovata il ruolo strategico della colonia greca di Gela, un porto pulsante del Mediterraneo e snodo commerciale tra Sicilia, Egeo e Attica. Una polis ricca, proiettata sui traffici e dotata di un grande emporio sul mare, proprio nell'area archeologica dove oggi sorge il museo di Bosco Littorio.

Gela, lasciatasi alle spalle l'era del petrolio, ambisce a riconquistare puntando sull'oro dei beni culturali.
Il significato dell'apertura di questo museo come volano del turismo archeologico e culturale della città e dell'isola è stato il filo conduttore degli interventi dell'assessore regionale ai Beni culturali Francesco Scarpinato, che ha definito quella di ieri «una giornata epocale per Gela e la Sicilia», del sindaco Terenziano Di Stefano e della Soprintendente di Caltanissetta Daniela Vullo. Un valore già evidenziato nel 2023 dall'allora presidente della Regione Nello Musumeci, che accelerò l'iter per la creazione del museo e volle l'anteprima del relitto greco con un primo allestimento: la mostra sul mito di Ulisse in Sicilia, che in quattro mesi richiamò 45 mila visitatori.
Ieri, invece, il taglio del nastro del museo e l'esposizione del relitto ricomposto in tutti i suoi pezzi su una base che riproduce i fondali marini.
«Questo museo farà da attrattore turistico culturale per tutta la Sicilia» ha detto l'assessore Scarpinato, «e per noi è un tassello importante di un progetto più vasto». Si inserisce in una rete regionale che comprende il Parco archeologico di Lipari, il Museo del Lilibeo di Marsala con i relitti di Marausa e il costituendo Museo della Navigazione di Palermo, rafforzando un sistema integrato dedicato all'archeologia subacquea e alla valorizzazione del patrimonio marittimo siciliano.
«Gela apre una nuova pagina» ha detto il sindaco Terenziano Di Stefano, «una svolta epocale che proietta il nostro territorio verso un futuro fondato sul turismo archeologico, paesaggistico e culturale. Abbiamo ricevuto tante mail da chi vuole venire a visitare il museo».
L'assessore ai Beni culturali Romina Morselli ha ricordato come l'apertura del museo sia frutto di una collaborazione istituzionale che ha remato compatta verso l'obiettivo. Comune, Ghelas, Impianti Srr, Eni: ciascuno ha contribuito al traguardo. Molto emozionata la Soprintendente Daniela Vullo: «Io spero veramente che tutti i sacrifici fatti da tante persone per poter dare a Gela la sua nave e il suo museo servano a portare sviluppo e a scrivere una pagina nuova e diversa per la città».
Il museo, progettato dalla Soprintendenza, passa ora nella gestione del Parco archeologico diretto da Ennio Turco, oggi anche Soprintendente del mare. È stato il rup del progetto e ora dovrà occuparsi della gestione, una sfida complessa considerando che dispone di soli sei custodi impegnati anche in un altro museo e nei siti archeologici.
«Abbiamo superato tantissimi ostacoli per questo museo» commenta, «affronteremo anche il problema della gestione. Chiederò collaborazione alle associazioni e un impegno alla Regione. Il primo passo è stato fatto e non sembra vero».
Nel museo dei relitti c'è una sala realizzata con il sostegno di Eni Mediterranea Idrocarburi, in ottemperanza alle prescrizioni previste per lo sviluppo del progetto Argo Cassiopea: una camera immersiva che ospita una video narrazione multiproiezione dedicata alla vita di bordo e al naufragio della Nave di Gela, raccontata attraverso i reperti recuperati. L'intervento è stato progettato da Studio Azzurro, collettivo storico della videoarte italiana, con il supporto scientifico della Fondazione Eni Enrico Mattei.
L'installazione si sviluppa come un diario di bordo: la voce del comandante racconta il viaggio interrotto dal naufragio, mentre due grandi proiezioni sincronizzate creano l'orizzonte visivo del mare. L'interazione avviene tramite il tocco di sei lastre scenografate che narrano altrettante storie. La regia è affidata al pubblico che, sfiorando le tavolette in cera, interrompe l'orizzonte liquido per scoprire le vicende del carico e dell'equipaggio della nave greca. A Gela in tanti desiderano che il museo sia dedicato a Sebastiano Tusa.
I retroscena
Una giornata di emozioni per un evento atteso da decenni. Emozione, gioia e ricordi che si accavallano, riportando indietro nel tempo.
I ricordi partono dal 1988, l'anno della scoperta del relitto nei fondali marini ad opera di due sub Gino Morteo e Gianni Occhipinti, uno di Gela l'altro di Ragusa. Tra il pubblico ieri c'era Nicolò Bruno, archeologo subacqueo in servizio attualmente alla Soprintendenza di Ragusa, e prima alla Soprintendenza del mare.
Il suo è un ricordo di un episodio fondamentale, senza il quale forse oggi non ci sarebbero stati né la nave greca né il museo del mare.
In quel lontano 1988 Nicolò Bruno all'inizio della sua carriera era impegnato in corsi di archeologia subacquea nella struttura di un amico ragusano. La stessa che frequentava uno dei due sub scopritori della nave che è ragusano pure lui. L'incontro in quella struttura tramite il titolare loro comune amico fu provvidenziale.
«Mi parlò di alcuni reperti che aveva trovato in mare» racconta il dott. Bruno, «e poi li ho anche visti. Capii subito che poteva essere materiale collegabile ad una nave greca. Reperti importanti. Parlai con lui sottolineando che l'unica cosa da fare subito era consegnare quei reperti al museo archeologico di Gela. Cosa che è avvenuta. Siamo andati al museo per la consegna, si fece un verbale e da lì si è messo in moto il meccanismo che ha portato all'avvio delle ricerche subacquee per il primo relitto di Gela».
La vita lavorativa di Nicolò Bruno si intreccia con varie attività di archeologia subacquea condotte nel mare di Gela sugli altri relitti custoditi nel mare di Bulala. Anche lì tante emozioni, il ricordo del Soprintendente del mare Sebastiano Tusa innamorato dei fondali gelesi, la scoperta del terzo relitto con i lingotti di oricalco unici al mondo che oggi Nicolò Bruno ammira esposti nel nuovo museo.
Tra il pubblico c'è pure Gino Morteo uno dei due scopritori della nave «Gela1». «Mi sono reso conto dopo tempo di cosa avevamo scoperto» ricorda, «ci sono voluti molti anni, forse troppi per arrivare a questo risultato. Ma oggi la gioia è grande».
Gaetano Scarlata, oggi pensionato, lavorava al museo di Gela quando ci fu il recupero dei primi legni della nave greca. «I legni dovevano essere desalinizzati» racconta, «e fu allestita una grande vasca a Bosco Littorio e un'altra più piccola nel terrazzo del museo. L'acqua evaporava e i legni della nave erano come una spugna. Avevamo avuto l'ordine dal geometra Carmelo Casano di controllare l'acqua delle vasche costantemente. Io e Carmelo Mosca ci occupavamo di aggiungere acqua in modo che i legni fossero sempre bagnati e coperti dall'acqua. Lo abbiamo fatto fino all'ultimo giorno, fino a quando cioè i pezzi della nave non partirono per l'Inghilterra per il restauro».
