Parla l'avvocato
Accoltellò una donna in via Libertà, no al trasferimento, resta in carcere
Detenuto al Pagliarelli dopo l'accoltellamento: l'indagato, affetto da psicosi schizoaffettiva e con terapie sospese, attende la perizia chiesta dalla difesa mentre la Sicilia sconta la carenza di posti nelle Rems; la vittima è in miglioramento.
Resta detenuto al Pagliarelli, nel reparto psichiatrico, l’uomo di 52 anni che il 12 febbraio ha accoltellato Maria Luigia Anna Tricarico in via Mondini, a pochi passi da via Libertà. Il gip aveva disposto la custodia in carcere, escludendo i domiciliari, ritenendo alto e attuale il rischio di reiterazione e definendo l'aggressività dell'uomo come «incontrollata» e «allarmante».
Le condizioni della donna sono fortunatamente migliorate e tra un paio di giorni dovrebbe essere dimessa.
L’uomo è indagato con l’accusa di tentato omicidio. Il giorno dell’arresto, sul pianerottolo di casa, agli agenti aveva subito detto «sono stato io», mostrando entrambe le mani ancora sporche di sangue. Il suo legale Francesco Tranchina spiega che il passaggio atteso, e già richiesto al momento della convalida dell’arresto, è la perizia psichiatrica, utile a chiarire le condizioni dell’uomo sia oggi sia al momento del fatto.
La documentazione prodotta il giorno dell’arresto e relativa allo stato di salute mentale dell'indagato, attesta che è affetto da psicosi schizoaffettiva cronica (ma risalente al 2020) e che ha seguito per molti anni un percorso di psicoterapia individuale, poi divenuto saltuario e occasionale. La terapia farmacologica l’aveva sospesa autonomamente due giorni prima dell’aggressione.
La difesa è in attesa di capire se sarà la Procura ad avanzare la richiesta di perizia. «Se non si muoverà entro tempi brevi – dice il legale – saremo noi a depositare l'istanza di incidente probatorio per la nomina di un perito». Nel frattempo l’uomo riceve le visite dei familiari e svolge i colloqui con i difensori secondo il normale regime carcerario. La difesa ribadisce di avere chiesto fin dall’inizio il trasferimento in una struttura alternativa al carcere sostenendo che non sia la sede idonea per la gestione di una persona con questo quadro clinico e auspicando il trasferimento in una struttura di cura specializzata. Richiesta che al momento non viene accolta. Oltre alle valutazioni dei giudici, resta il grande problema dei posti disponibili nelle Rems, le residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza. In Sicilia sono soltanto due per circa 120 posti, per oltre mille pazienti in lista d'attesa. Una situazione che fa il palo con la situazione delle strutture sanitarie per i pazienti con disagio mentale non detenuti. Tra Palermo e provincia solo un centinaio di posti divisi tra otto strutture.