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lo strano caso a melilli

La cava a uso della cementeria fra siti ambientali protetti: per 8 anni nessuno l’autorizza, ora la burocrazia si “converte”

Tra i soldi e la tutela della grotte carsiche alla fine hanno vinto i soldi. Dopo un iter lunghissimo e controverso, la Buzzi Unicem ha ottenuto il via libera

27 Febbraio 2026, 07:38

La cava a uso della cementeria fra siti ambientali protetti: per 8 anni nessuno l’autorizza, ora la burocrazia si “converte”

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Non lo voleva nessuno e alla fine si farà lo stesso. Certo, otto anni dopo la richiesta originaria, ma con in mezzo pareri negativi, sentenze, altri pareri negativi e, alla fine, una Valutazione d'impatto ambientale (Via) favorevole emessa, qualche giorno fa, dall'assessorato all'Ambiente della Regione Siciliana. Si supera così uno scoglio per il «rinnovo della coltivazione» della cava di calcare di Cugno di Rio, a Melilli, nel Siracusano. Un'area di 81.859 metri quadrati da cui saranno estratti circa 586mila metri cubi di calcare (pari a 1.289.200 tonnellate), capaci di alimentare il cementificio Buzzi Unicem di Augusta per i prossimi 15 anni. A continuare a opporsi sono l'Ufficio per la gestione delle riserve naturali dell'università di Catania e il Comune di Melilli. Ma quando il progetto è stato presentato, nel 2018, il fronte del "no" era più ampio. E includeva la Cts, la Commissione tecnico specialistica della Regione.

Il decreto di Via per Buzzi Unicem viene notificato il 24 febbraio. Ma per ricostruire la storia bisogna tornare al 1986, quando la cava di Cugno di Rio viene autorizzata dal Distretto minerario di Catania. Nel 1998, in un nulla osta in sanatoria dell'assessorato all'Ambiente, si prevede l'estrazione di 15.150.000 metri cubi di calcare, su una superficie di scavo a 125 ettari. Nel 2002, il progetto cambia: non c'è bisogno di quindici milioni di metri cubi di pietra, dice Buzzi, basta poterne estrarre 2.140.769, da un perimetro di 19,5 ettari. Autorizzato nel 2003 per un ulteriore quindicennio, il piano estrattivo scade nel 2018. Anno in cui la cementeria megarese presenta richiesta di rinnovo, tenendo conto che «vi era ancora una notevole volumetria di materiale da estrarre».

La trafila parte otto anni fa. E non va granché bene. Non solo perché la cava è nel Sic (Sito di interesse comunitario) "Cozzo Ogliastri". Ma anche per la vicinanza con la Riserva naturale integrale del "Complesso speleologico Villasmundo-Sant'Alfio". Ricorda il Libero consorzio comunale di Siracusa che la cava si trova in un'area che «include uno tra i più estesi sistemi di cavità carsiche tutelate della Sicilia».

I dubbi riguardano, chiaramente, le conseguenze sul terreno: delle escavazioni, certo, ma anche dell'uso di esplosivo. «Elementi fondamentali che rendono incompatibile l'attività estrattiva con gli obiettivi di tutela dei contesti ambientali», continua l'ex provincia aretusea. Poi dicono di «no» pure la Soprintendenza e il Cutgana, il Centro per la tutela e la gestione degli ambienti naturali dell'università di Catania, che gestisce la Riserva del complesso speleologico. Soprattutto, esprime parere negativo la Cts della Regione, nel 2020 presieduta dal professore Aurelio Angelini. Da cui poi discende un niet dell'assessorato.

Una valanga di «no» motivati, in soldoni, dal fatto che - come scrive la Cts - «nella doverosa comparazione degli interessi coinvolti, non può che ritenersi prevalente quello di tutela dell’ambiente, posto che l’eventuale accoglimento determinerebbe una irreversibile alterazione delle componenti ambientali interessate dall’intervento, mentre l’eventuale pregiudizio per il privato sarebbe meramente economico». Insomma: o i soldi o le grotte.

La cementeria si rivolge al Tar. Che le dà ragione. Intanto perché alcune delle istituzioni che hanno espresso parere negativo lo hanno fatto senza partecipare alla Conferenza dei servizi. E poi perché «il progetto di rinnovo dell’autorizzazione estrattiva non incide su alcun bene culturale». Se la Soprintendenza lamenta l'estensione dell'area di scavo, Buzzi Unicem sottolinea di averla invece ridotta in una rimodulazione del progetto di cui l'ente di tutela non avrebbe tenuto conto. I giudici amministrativi censurano le valutazioni delle istituzioni locali, e la difficoltà di comprendere quale normativa si applichi all'area della cava secondo il Piano paesaggistico.

Dopo la vittoria giudiziaria, Buzzi Unicem ci riprova a gennaio 2023. Stavolta con successo. Il Cutgana continua a dire di no. Il Comune di Melilli si aggrega. L'Arpa, invece, dice che sì, la cava si può fare. Anche se sulla questione delle vibrazioni si riserva integrazioni, che però non sono agli atti della procedura.

A dicembre 2025, il cementificio ottiene l'ok della nuova Cts. Nel documento sono contenute 14 prescrizioni ambientali, tra le quali «l'utilizzo di mezzi che rispondano ai limiti di emissione previsti dalle normative» e «la pianificazione delle esplosioni, la limitazione degli orari di sparo evitandolo durante i periodi critici per la nidificazione e l’alimentazione dei piccoli esemplari» di uccelli in transito dalla zona.

Ora che c'è la Via positiva emessa dall'assessorato regionale, si attende soltanto il Provvedimento autorizzatorio unico regionale (Paur). Per allungare la vita della cava fino all'estrazione di 1,28 milioni di tonnellate di calcare. I tempi sono precisi precisi: proprio in questi giorni, è stato avviato il procedimento di rinnovo dell'Autorizzazione integrata ambientale della cementeria che di quella pietra ha bisogno.