l'interpellanza
Il caos Etna finisce in Parlamento: auto bloccate per ore, mezzi insufficienti, trasporti pubblici assenti e abusivismo
Il Pd ha interpellato i ministeri competenti su un lungo elenco di criticità che si verificano quando nevica e si registra un grande afflusso di fruitori della montagna
Il caos Etna approda in Parlamento. Gli automobilisti bloccati per ore, la mancanza di mezzi spazzaneve e spargisale adeguati, il trasporto pubblico extraurbano a singhiozzo e un ente Parco pachidermico e assente. Tutto questo è finito in un'interpellanza parlamentare presentata dal Pd - primo firmatario il segretario regionale Anthony Barbagallo - ai ministri delle Infrastrutture, dell'Interno, del Turismo e dell'Ambiente.
IL PROBLEMA GESTIONALE
«A partire dal 23 gennaio 2026 e per tre fine settimana consecutivi - ricostruisce l'interrogazione - in concomitanza con precipitazioni nevose ampiamente prevedibili nella stagione invernale, si sono verificate gravi criticità nella gestione della viabilità di accesso alle aree di Etna Nord ed Etna Sud, con centinaia di autovetture rimaste bloccate per oltre sette ore lungo le arterie di collegamento e nei parcheggi in quota». Una situazione «riconducibile al mancato o intempestivo impiego dei mezzi spazzaneve e spargisale di competenza della città metropolitana di Catania, nonché all'assenza di un adeguato presidio preventivo della viabilità nelle prime ore della giornata, quando l'afflusso veicolare era già consistente».
A generare il caos - raccontato anche da La Sicilia - ha contribuito «l'assenza o insufficienza dei controlli sulla dotazione obbligatoria di catene da neve o pneumatici invernali, sia a Etna Nord sia a Etna Sud» che ha comportato «l'accesso a veicoli non idonei, aggravando il blocco della circolazione e determinando una situazione di concreto pericolo per l'incolumità pubblica». Le testimonianze sono state emblematiche con centinaia di persone, tra cui minori e soggetti fragili, rimaste per ore imprigionate nelle auto in condizioni climatiche rigide e nell'approssimarsi delle ore serali, su uno scenario comunque vulcanico e «in assenza di percorsi alternativi di deflusso».
«Le criticità descritte - sottolinea Barbagallo - evidenziano carenze nella programmazione degli interventi invernali e nel coordinamento tra enti territoriali, gestori della viabilità e autorità di pubblica sicurezza, che stanno causando gravi danni economici alle strutture ricettive, costrette ad annullare le prenotazioni, e danni di immagine».
I TRASPORTI INIDONEI
C'è poi il tema dei trasporti pubblici. Da una parte il Pd denuncia come a Etna Nord «risulta non rinnovata la concessione per il servizio di trasporto verso le aree sommitali, per il mancato rilascio dei pareri di competenza da parte dell'Ente parco dell'Etna, nonostante la valutazione di incidenza ambientale sia vigente». Sul versante Sud, è l'Ast, l'Azienda siciliana trasporti, a fare acqua con «sistematiche cancellazioni di corse, irregolarità negli orari e gestione approssimativa dei flussi, specie nei periodi di maggiore affluenza, con episodi che evidenziano non solo un'organizzazione gravemente carente, ma anche criticità nel rapporto con l'utenza, tali da compromettere gli standard minimi di qualità e affidabilità richiesti a un servizio pubblico essenziale».
Se il trasporto pubblico non funziona, il risultato è che a tutti quelli che vogliono godere di una giornata sull'Etna non resta che prendere l'auto, «con ulteriore aggravio delle condizioni di sicurezza e maggiore esposizione al rischio di blocchi e criticità nella gestione dell'ordine pubblico».
L'ABUSIVISMO
Viene infine segnalata «la presenza di guide abusive e soggetti non autorizzati che, soprattutto in concomitanza con i disservizi del trasporto pubblico, propongono il trasferimento verso il Rifugio Sapienza con mezzi privati, operando in modo informale e apparentemente tollerato, con evidenti profili di abusivismo, concorrenza sleale e potenziale rischio per la sicurezza dei passeggeri, costretti ad affidarsi a vettori privi di garanzie circa requisiti professionali, coperture assicurative e condizioni dei mezzi».
Sull'Etna, insomma, c'è «un deficit strutturale di pianificazione e coordinamento istituzionale in un'area ad alta complessità ambientale e a elevatissimo afflusso turistico, tale da richiedere una regia unitaria sotto il profilo della sicurezza pubblica».
LE INIZIATIVE DA PRENDERE
Cosa intendono fare i ministeri competenti, d'accordo con la Regione siciliana, per affrontare questa situazione su un bene Unesco che attira turisti da tutto il mondo? Il Pd invoca ispezioni per accertare eventuali responsabilità amministrative e «per prevenire ulteriori criticità per l'ordine e la sicurezza pubblica». I deputati dem chiedono di arrivare a un coordinamento stabile «per l'adozione di un piano strutturato e permanente di gestione della stagione invernale sull'Etna, che garantisca presidi preventivi, protocolli rigorosi di controllo dei flussi, il tempestivo impiego dei mezzi antineve e adeguati piani di emergenza per il deflusso in caso di blocchi veicolari». E per farlo serve il coinvolgimento delle prefetture e del Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica.
Spetta alla Regione, che controlla Ast, e agli enti locali (Comuni e Parco), «garantire il diritto alla mobilità e alla fruibilità in sicurezza del vulcano a cittadini e turisti, assicurando l'immediato ripristino e lo svolgimento regolare del servizio di trasporto pubblico extraurbano verso Etna Nord e la regolarità e il necessario potenziamento del servizio verso Etna Sud per adeguarlo ai periodi di maggiore afflusso».
LE PARZIALI RISPOSTE DEL GOVERNO
Rimandando alla Regione e agli enti locali le responsabilità sui trasporti, il governo risponde sui controlli delle forze dell'ordine. Ricorda che un comitato per l'ordine pubblico si era riunito il 13 febbraio approvando un piano di posti di blocco per accertare che gli automobilisti fossero muniti di catene. Mentre il questore di Catania ha messo in campo controlli straordinari nei fine settimana successivi al 24 gennaio.
Per quanto riguarda i mezzi spargisale, la città metropolitana etnea guidata dal sindaco Enrico Trantino ha fatto sapere di avere «garantito interventi con continuità e anche oltre l'orario ordinario in caso di emergenza». Mentre il dipartimento di protezione civile regionale ha finanziato l'acquisto di mezzi spazzaneve e spargisale ai Comuni di Maletto, Maniace, Nicolosi e Ragalna (nessuno dei quali, però, interessa il versante Nord e quindi Piano Provenzana, unisca stazione sciistica rimasta attiva sul vulcano). Nei giorni successivi alla grande nevicata tra il 19 e il 21 gennaio, «la città metropolitana ha attivato ditte esterne con pale ed escavatori e chiesto l'intervento di Anas con mezzi a turbina-Fresia».
Sul grande afflusso dopo l'apertura degli impianti di sci, il governo si limita a sottolineare che «nonostante le oggettive difficoltà operative legate alla conformazione delle strade a doppio senso di marcia, sono state gestite dalle forze dell'ordine impiegate sul territorio con un notevole dispiegamento di personale e mezzi». Di cui, però, molti automobilisti rimasti bloccati e isolati per ore, non si sono accorti.
LA CONTRO-REPLICA DI BARBAGALLO
Il primo firmatario dell'interpellanza, Barbagallo, ha risposto seccamente: «Voi avere riportato una notizia falsa che vi ha dato la città metropolitana, ve lo garantisco. Chi avrebbe dovuto essere in servizio in quelle ore per garantire i mezzi spazza neve e spargisale, visto che era tutto prevedibilissimo? Così come nevica sull'Etna, nevica in tutte le località italiane di montagna. I mezzi funzionano ovunque, tranne che sull'Etna. Perché?».

