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Cronaca

La Cassazione annulla l'assoluzione del giornalista Paolo Borrometi che diffamò Franco Mormina definendolo ‘mafioso’

La sentenza riguarda gli effetti civili: stabilito il rinvio alla Corte d'appello per il risarcimento

27 Febbraio 2026, 14:34

La Cassazione annulla l'assoluzione del giornalista Paolo Borrometi che diffamò Franco Mormina definendolo ‘mafioso’

Paolo Borrometi e Franco Mormina

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La Cassazione ha annullato la sentenza con cui la Corte d’Appello di Catania aveva assolto il giornalista Paolo Borrometi dall’accusa di diffamazione aggravata ai danni di Franco Mormina, l’ex netturbino di Scicli coinvolto nel 2014 nell’Operazione Eco e indicato allora – in modo poi rivelatosi infondato – come figura vicina alla mafia. L’annullamento riguarda gli effetti civili e rimanda la decisione sul risarcimento al giudice competente.

La vicenda nasce nel dicembre 2018, quando Borrometi pubblica articoli in cui annuncia l’apertura di un locale da parte di Mormina e lo definisce “mafioso” e “capomafia di Scicli”. Quelle affermazioni riaccendono un clamore nazionale ormai sopito: viene convocato il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, il locale appena inaugurato viene sequestrato e un senatore annuncia interrogazioni urgenti ai ministeri dell’Interno e della Giustizia. Tutto questo nonostante non vi fosse alcun elemento penalmente rilevante, tanto che il Tribunale del Riesame dispone subito il dissequestro.

L’avvocato Michele Savarese, difensore di Mormina, dimostra che al momento della pubblicazione Borrometi conosceva – o avrebbe dovuto conoscere – la sentenza della Corte d’Appello di Catania del luglio 2018, che aveva escluso in modo definitivo qualsiasi appartenenza mafiosa di Mormina. Nonostante ciò, sia il Tribunale di Ragusa sia la Corte d’Appello avevano assolto il giornalista. Savarese porta allora il caso in Cassazione, che accoglie integralmente le sue tesi: secondo i giudici, mancava il requisito essenziale del diritto di cronaca, cioè un nucleo di verità storica. Le affermazioni di Borrometi risultano quindi diffamatorie.

Savarese commenta che la decisione “restituisce dignità a Franco Mormina e alla città di Scicli”, ricordando che solo la magistratura può qualificare una persona come appartenente a un’associazione mafiosa. La Cassazione sottolinea inoltre che, al momento degli articoli del 2018, erano già definitive le sentenze che escludevano ogni infiltrazione mafiosa nel Comune e ogni legame di Mormina con la criminalità organizzata. La rappresentazione del “capomafia di Scicli”, rilanciata anni dopo lo scioglimento del Comune e dopo la fine dell’amministrazione straordinaria, era dunque priva di fondamento.