sede universitaria
Crollo via Atenea, imperizia e piogge: l'ingegnere Neri delinea la mappa dei colpevoli in aula
“Non ci hanno ascoltati”: il grido dei residenti in Tribunale
«Alla luce della perizia eseguita le cause sono da ricondurre allo scavo propedeutico alla realizzazione della fondazione dell’ascensore e della passerella in acciaio per collegare la corte inferiore con il vicolo Ospedale. Ma possono avere rappresentato anche una concausa le piogge verificatesi nei giorni precedenti con il picco nella giornata del 15 maggio».
Lo ha riferito in aula, l’ingegnere Fabio Neri, incaricato dal Gip del Tribunale di Agrigento, Micaela Raimondo, di comprendere cosa ha causato il cedimento del muro di cinta all’interno del cortile dell’ex ospedale, edificio destinato alla nascente sede universitaria di via Atenea, sotto sequestro dal 15 maggio scorso, e stabilire le responsabilità. Il perito, nel corso dell’incidente probatorio ha parlato per circa 4 ore alla presenza del pubblico ministero Annalisa Failla e dei legali dei 12 imputati e delle parti civili, ha precisato che negli interventi vi sono state delle responsabilità tecniche e gestionali nella fase della progettazione e dell’esecuzione dei lavori.
«In particolare in quelli di seppellimento durante gli scavi. Le responsabilità – secondo l’ingegnere Neri – sono da ricondurre alla fase di esecuzione dei lavori ad imperizia da parte dei vari soggetti a vario titolo coinvolti nella conduzione tecnica dei lavoro con i loro collaboratori per non aver preso i dovuti accorgimenti in fase di scavo per operare in sicurezza: il direttore dei lavori; il direttore operativo per l’esecuzione delle strutture e della copertura; il coordinatore della sicurezza in fase di esecuzione e il direttore operativo per la parte impiantistica e di ispettore di cantiere con il compito di assistente coordinatore per la sicurezza. Anche l’impresa esecutrice risulta corresponsabile dell’accaduto per analoga condotta».
La perizia, infine, conclude non riscontrando nessuna responsabilità nel crollo della parete «al responsabile del procedimento e dei lavori, al rettore dell’Università di Palermo Massimo Midiri, ai legali rappresentanti delle imprese coinvolte e agli operai».
I sette residenti e proprietari di immobili che si sono costituiti parte civile (gli stessi che hanno denunciato l’Università di Palermo, il direttore dei lavori e l’ingegnere responsabile del procedimento ai carabinieri) con l’assistenza dei propri legali, hanno raccontato la loro verità.
In particolare uno, rappresentato dall’avvocato Teres’Alba Raguccia, ha ricordato: «Segnalammo i rischi con telefonate, messaggi e proteste, nessuno al cantiere ci ha ascoltato, più che la pioggia sono stati gli scavi per posizionare le vasche idriche e l’ascensore a provocare il crollo».