27 febbraio 2026 - Aggiornato alle 20:16
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Palermo

Condannati in appello medico della polizia e poliziotto della Dia: "Spiavano professionista su incarico dell'ex suocero"

I due erano imputati di avere fatto abusivamente accesso ad alcuni sistemi telematici protetti, attraverso le credenziali di accesso in uso a uno dei condannati

27 Febbraio 2026, 19:13

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La sezione terza della Corte di Palermo ha confermato la sentenza di condanna ad un anno di reclusione e all’interdizione temporanea dai pubblici uffici di Gaspare Cusumano, medico superiore della Polizia in servizio presso il reparto Mobile di Palermo con incarico di dirigente sanitario, e Salvatore Bosco, poliziotto presso il centro operativo Dia di Palermo, per accesso abusivo al sistema informatico.

I due erano imputati di avere fatto abusivamente accesso ad alcuni sistemi telematici protetti, attraverso le credenziali di accesso di Bosco, su richiesta del professore Gaspare Gulotta (separatamente giudicato ed il cui processo è attualmente in corso) con la finalità di effettuare indagini private nei confronti dell’ex genero, il dottor Giovanni Zabbia, difeso dagli avvocati Massimo Motisi e Cinzia Calafiore, e della sua famiglia.

Si tratta di un’indagine che è nata in maniera incidentale a seguito dell’ascolto delle intercettazioni svolte dalla Procura nell’ambito dell’indagine «Università Allegra» (che portò all’arresto di Gulotta) - in particolare, dalle ambientali presenti all’interno della stanza del medico al Policlinico - che ha fatto emergere il tentativo del docente di acquisire elementi volti a mettere in cattiva luce la figura dell’ex genero.

Il gup aveva riconosciuto la penale responsabilità dei due imputati, che avevano scelto il giudizio abbreviato, ma non aveva condannato gli stessi al risarcimento del danno in favore della parte civile.

La sentenza, appellata dagli imputati ma anche dalla parte civile (proprio in ragione del mancato riconoscimento del risarcimento del danno), è stata confermata in ordine al riconoscimento della responsabilità dei due imputati.

Ma la Corte, accolgendo l’appello degli avvocati Motisi e Calafiore, ha riconosciuto al dottor Zabbia il risarcimento del danno subito.