La polemica
Slow Food Messina e Duciezio: "Un cibo identitario non si inventa"
I presidi territoriali di settore contestano l'etichetta 'identitario' per il nuovo dolce presentato al Comune, "'Mbracciata": "l'identità gastronomica si costruisce nella comunità"
«Un cibo identitario non nasce in una conferenza stampa, con queste parole esordiscono Nino Mostaccio, presidente di Slow Food Messina e Salvatore Farina, presidente di Duciezio - Associazione Culturale della Dolceria, Pasticceria, Gelateria. Una risposta la loro alla presentazione di giovedì a Palazzo Zanca della Mbracciata, un nuovo dolce definito identitario, perfino simbolo di rinascita. Creato da Loredana Ermini, della pasticceria Di Pietro, si tratta di un dolce a metà tra la cassata siciliana e il panettone.
Presentato in pompa magna dal sindaco Federico Basile e dall'assessore alle Attività produttive, Massimo Finocchiaro, il dolce – o perlomeno la definizione di dolce identitario – è stato, però, bocciato dai presidi cittadini del settore: «L'identità gastronomica è un processo collettivo - continua la nota di Mostaccio e Farina - non un marchio registrabile né uno slogan promozionale. È la comunità che, nel tempo, riconosce un piatto come proprio. Non può essere un atto amministrativo, né un'operazione di marketing, a stabilirlo. Il rischio è di banalizzare la tradizione: Messina possiede già un patrimonio dolciario e gastronomico di straordinaria ricchezza».
Di seguito la nota integrale:
Ovviamente, la nostra posizione non è contro la creatività, né contro l’innovazione dolciaria, che anzi
consideriamo linfa vitale della cultura gastronomica. Contestiamo però con decisione l’idea che si possa
attribuire per atto formale, o per iniziativa individuale, la qualifica di “cibo identitario” a un prodotto di nuova
ideazione.
Che cos’è un cibo identitario
Un cibo identitario non nasce in una conferenza stampa, né in una cucina, per quanto autorevole.
Un cibo identitario è il risultato di:
una storia condivisa e stratificata nel tempo;
un radicamento profondo nelle pratiche sociali e familiari;
una trasmissione intergenerazionale;
un legame riconosciuto dalla comunità, non autoattribuito;
una connessione con il territorio, le sue materie prime, le sue stagioni e i suoi riti.
L’identità gastronomica è, quindi, un processo collettivo, non un marchio registrabile né uno slogan
promozionale. È la comunità che, nel tempo, riconosce un piatto come proprio. Non può essere un atto
amministrativo, né un’operazione di marketing, a stabilirlo.
Il rischio di banalizzare la tradizione
Messina possiede già un patrimonio dolciario e gastronomico di straordinaria ricchezza, frutto di
contaminazioni culturali, di storia portuale e di memoria popolare.
Definire “identitario” un prodotto appena nato rischia di:
banalizzare il concetto stesso di identità;
svilire il lavoro silenzioso di generazioni di artigiani e famiglie;
trasformare la cultura gastronomica in strumento di narrazione politica o commerciale.
Un sindaco ha il compito di amministrare e promuovere la città; un pasticcere ha il diritto e il merito di creare.
Ma l’identità appartiene alla comunità . Non è nelle prerogative di un’amministrazione comunale, né
tantomeno di un singolo professionista, stabilire se un nuovo dolce sia “identitario”. Saranno eventualmente i
messinesi, nel corso degli anni, ad accoglierlo, reinterpretarlo, farlo proprio.
La posizione di Slow Food Messina e di Associazione Duciezio
Come associazioni impegnate nella tutela della biodiversità, delle tradizioni locali e delle comunità del cibo,
riteniamo che l’identità alimentare sia un patrimonio vivo, che va custodito con rispetto e rigore.
Siamo favorevoli all’innovazione quando nasce in dialogo con la storia e con il territorio. Siamo contrari
quando si tenta di certificare dall’alto un’identità che può esistere solo dal basso.
Per quanto ci riguarda, siamo assolutamente d'accordo che si presenti un nuovo dolce, lo si promuova
come creazione originale, lo si proponga come simbolo aspirazionale.
Ma non lo si definisca “identitario” prima che sia la comunità, nel tempo, a riconoscerlo come tale.
L’identità non si inventa.
Si costruisce, insieme.