L'inchiesta sull'eolico
Arata, ex consulente della Lega condannato a 8 anni e 9 mesi, confische e risarcimenti
Dopo sei anni di iter giudiziario, il Tribunale di Palermo ha emesso le ultime condanne per uno dei filoni principali dell'inchiesta sulle tangenti nel settore delle energie rinnovabili in Sicilia. Confermato l'impianto dell'accusa. Condannato anche il figlio
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Dopo 6 anni di processo arrivano le ultime condanne per uno dei filoni dell'inchiesta sull'Eolico. Il collegio presieduto dal giudice Bruno Fasciana ha condannato Paolo Franco Arata a 8 anni e 9 mesi di reclusione. Per lui il Tribunale ha disposto anche la misura di sicurezza dell’assegnazione a una casa di lavoro per un anno dopo l’espiazione della pena, oltre all’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Il figlio, Francesco Paolo Arata ha patteggiato una pena a 2 anni e 3 mesi di reclusione.
Pene significative anche per gli altri coimputati: Alberto Tinnirello è stato condannato a 8 anni di reclusione, mentre per Antonello Barbieri la pena è di 3 anni. Anche per Tinnirello è scattata l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e la misura di sicurezza della casa di lavoro.
Erano imputati, a vario titolo, dei reati di intestazione fittizia, corruzione e autoriciclaggio.
Confische e Risarcimenti
Il Tribunale di Palermo ha ordinato anche la confisca di Etnea s.r.l., Solcara s.r.l. e Solgesta s.r.l.. Mentre nei confronti di Antonello Barbieri e Paolo Franco Arata è stata disposta la confisca di 286.237,78 euro.
Sul fronte civile, gli imputati sono stati condannati al risarcimento dei danni in favore della parte civile costituita, la cui liquidazione sarà definita in separata sede dinanzi al giudice civile. È stata però già fissata una somma di 2.860,00 euro a titolo di rimborso per le spese legali e onorari.
Il tribunale ha dunque ritenuto valido l'impianto dell'accusa, sostenuto dal sostituto procuratore Gianluca De Leo.
La vicenda.
De Leo, lo scorso 4 dicembre, aveva chiesto per Arata e Tinnirello la condanna a 6 anni. Nel 2019 Arata, ex deputato di Forza Italia e consulente per le energie rinnovabili della Lega, fu arrestato assieme a Tinnirello, dirigente della Regione. Restarono per 9 mesi agli arresti domiciliari. Poi, nel 2021, furono rinviati a giudizio. La storia è quella delle presunte tangenti all’assessorato regionale all’Energia. Una vicenda che aveva coinvolto anche l’imprenditore di Alcamo, Vito Nicastri.
Il “signore del vento”, così lo aveva definito il Financial Times. Nicastri era considerato vicino all’ex primula rossa di Castelvetrano, Matteo Messina Denaro. Il re dell’eolico, scomparso l’anno scorso, aveva patteggiato una condanna a 2 anni e 10 mesi. Nel processo era stato coinvolto anche il figlio di Nicastri, Manlio, che aveva patteggiato la condanna a 2 anni. Vito Nicastri, scomparso nel 2024, da semplice elettricista era arrivato a avere un impero milionario nel settore dell’eolico. Fu condannato a 9 anni in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa, accusa dalla quale fu poi assolto in via definitiva. Nell’inchiesta era coinvolto anche Armando Siri, la sua posizione fu però stralciata e inviata alla procura di Roma.
Siri, sottosegretario ai Trasporti, avrebbe, secondo l’accusa, intrattenuto frequenti rapporti con Arata, genovese come lui, che sarebbe stato a sua volta in rapporti con Nicastri. Siri, attualmente componente del consiglio federale della Lega, non avrebbe però saputo, secondo i magistrati, dei rapporti di Arata con Nicastri. Un’inchiesta che nel 2019 fece molto scalpore. Le indagini però sono confluite in più filoni. La condanna di ieri riguarda il processo rimasto in piedi a Palermo.