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Il caso

La morte di Domenico, nelle chat tra infermiere lo sconcerto:«Se lo portano sulla coscienza»

Dopo l'arrivo del cuore proveniente da Bolzano : agli atti dell’inchiesta le fasi e i risvolti di quello che è accaduto per il trapianto del piccolo paziente

28 Febbraio 2026, 11:27

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La morte di Domenico,  nelle chat  tra infermiere lo sconcerto:«Se lo portano sulla coscienza»

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Sono le 16.06 del 23 dicembre scorso. Il cuore proveniente da Bolzano e impiantato nel petto del piccolo Domenico all’ospedale Monaldi di Napoli non parte.

Un’infermiera che ha lasciato l’ospedale si informa di come vadano le cose con alcuni colleghi. «Non va...zero...è una pietra» la risposta che riceve dalla caposala. E lei di rimando: «Mamma mia, se lo portano sulla coscienza». È solo una delle chat di whatsapp agli atti dell’inchiesta sulla morte del piccolo Domenico Caliendo e di cui oggi riferiscono Il Mattino, La Repubblica e Il Messaggero.

Ma sono diverse le interlocuzioni che aiutano a ricostruire cosa sia successo in quel pomeriggio dell’antivigilia di Natale in sala operatoria. In un’altra conversazione la stessa infermiera chiede a una collega: «A che state?» ricevendo la seguente risposta: «Hanno portato il cuore nel ghiaccio secco. Si è congelato, forse non lo può impiantare. È un casino».

Nuova conversazione a distanza di un quarto d’ora. «Avete risolto? Ma lui ha fatto il pazzo?». La replica spiega la difficoltà dell’operazione: «Per scongelarlo lo abbiamo messo nell’acqua calda. Se riparte è un miracolo».

«Ma lo sta mettendo?» chiede allora riferendosi al cardiochirurgo Oppido incaricato del trapianto. «Pazzo. E che te lo dico a fare? Sì, lo sta mettendo».

A descrivere al pm lo stato di disagio interno al reparto di Cardiochirurgia del Monaldi - nella deposizione resa in procura pochi giorni fa - c'è anche una donna, tecnico perfusionista impegnata in sala operatoria lo scorso 23 dicembre, quando al piccolo Domenico bisognava impiantare il nuovo cuore arrivato da Bolzano.

«Il clima nel nostro reparto non era dei migliori. Negli ultimi anni sono andati via circa una cinquantina di persone a causa del clima di conflittualità ingenerato dal carattere del dottor Oppido».

Sollecitata dalle domande del pm la teste ha ricostruito i giorni seguiti all’esplosione del caso sui media e il clima di agitazione diffusa all’interno dell’ospedale.

«Il 10 febbraio sono stata chiamata nella stanza del dott. Oppido (il primario che ha condotto l’operazione di trapianto che figura tra gli indagati, ndr). Mi disse in tono minaccioso e con la cartella Cec avanti: «Come è possibile che io ho clampato alle 14.18 quando il cuore era fuori dall’ospedale?». Poi - guardando la sua equipe - diede un calcio al termosifone esclamando: «Hai visto con che gente di merda ho a che fare?». Andai via molto amareggiata. Successivamente ho parlato con un’altra infermiera specializzata la quale mi disse che Oppido l’accusava di non aver compreso quale vaso era stato clampato, ma lei confermò la mia versione, so che venne aggredita verbalmente ma non so in che modo. Qualche giorno dopo il 16 febbraio Oppido ci convocava nella sala medici di fronte alla sua stanza, presente tutta l’equipe chirurgica, e nella circostanza ci disse che quello che era successo non era colpa nostra e dovevamo stare tranquilli in vista dell’interrogatorio della magistratura».

«Nella mia esperienza di trapianti era la prima volta che vedevo un torace vuoto», la sua testimonianza.

Sollecitata dalle domande del pm, la teste ha ripercorso tutte le fasi dell’operazione dopo l’arrivo del nuovo cuore: «Il contenitore chiuso arrivò qualche minuto prima delle 14.30. Dopo circa 5-6 minuti la dottoressa Farina entrò in sala, il coperchio del contenitore venne aperto e si accorsero che qualcosa non andava nel contenitore e che il cuore vecchio di Domenico era già sul tavolo».

«Posso affermare - la testimonianza della donna - che il dott. Oppido stava ultimando la cardiectomia quando il contenitore non era ancora aperto. Nella mia esperienza di trapianti era la prima volta che vedevo un torace vuoto. Posso dire che nell’altro trapianto fatto con il dott. Oppido, credo nel 2017, il clampaggio e l’inizio della cardiectomia fu intrapreso dopo che il nuovo cuore era già stato esaminato dallo stesso Oppido (so che i chirurghi fanno questo per verificare lo stato del nuovo cuore giunto in sala che potrebbe essersi danneggiato nel trasporto oppure potrebbe essere stato lesionato in fase di prelievo)».

«Dalla mia postazione non ho assistito all’apertura del contenitore - prosegue nel suo racconto l’infermiera specializzata - ma fu una mia collega a riferirmi che era tutto congelato. Io risposi «allora è meglio che si tiene il suo» e lei: «Ma l’ha già tolto» in quanto vedeva che il cuore vecchio era già sul tavolo dello strumentista. «A quel punto tutti si sono concentrati sul cercare di estrarre il secchiello dal contenitore e poi nel lavoro di scongelare il cuore. Ci sono voluti circa 20 minuti. Una volta estratto il cuore il dott. Oppido cercò in tutti i modi di porvi rimedio usando quello che noi chiamiamo 'schizzettonè', ovvero una enorme siringa cercando di scongelarlo con dell’acqua. Il dott. Oppido prese il cuore in mano e disse: «Questo non farà neanche un battito». Subito dopo l'impianto, e accertato che non c'era stata nessuna funzionalità elettrica del nuovo cuore, il paziente fu messo in Ecmo».