Il caso
Edifici abbandonati in centro a Catania, l'allarme dal Primo municipio: «Capitale del degrado, non della Cultura»
Nel settembre 2017 un edificio è crollato in via Telefono, e tutto è rimasto invariato. «Ma situazioni simili sono anche in via Naumachia, Grotta Magna e altre strade. Serve intervenire» dice il presidente del Primo municipio Francesco Bassini
A fine settembre del 2017 un edificio abbandonato è crollato improvvisamente in via Telefono, nel quartiere San Cristoforo a Catania. E, confrontando le immagini di allora e di oggi, poco è cambiato: la strada è ancora chiusa, i ruderi non sono mai stati rimossi e anzi «la zona è diventata ricettacolo di rifiuti e centro anche di attività illecite», denuncia il presidente del Primo municipio, Francesco Bassini. Ieri mattina insieme ai consiglieri di quartiere è andato a fare un sopralluogo. Le immagini testimoniano il degrado anche nel vicino cortile Doberdò, una zona non lontana dal commissariato di polizia di via Poulet.

«Quello che abbiamo visto - prosegue Bassini - non è degno di una società civile nel 2026. Intere famiglie vivono recluse tra strade sbarrate e cumuli di macerie. L'unico accesso è da via Testulla ed è così stretto e ostruito che un'ambulanza del 118 o un mezzo dei Vigili del Fuoco faticherebbero a passare. Stiamo aspettando la tragedia per intervenire?». A questo si aggiunge l'emergenza igienica, con Bassini che elenca «spazzatura e topi» come «compagni quotidiani di cittadini stanchi, che pagano le tasse ma ricevono in cambio solo abbandono».

Ma soprattutto, il problema di via Telefono non è un caso isolato. Anzi: i casi simili sono decine. Tra i più gravi Bassini elenca «via di Giacomo, via Grotta Magna, via della Palma, via Naumachia». In quest'ultima strada il crollo è avvenuto a dicembre del 2025 ma è passato sotto traccia anche perché «si tratta quasi sempre di immobili abbandonati dai proprietari: spesso si tratta di case ereditate da persone che magari oggi abitano all'estero o che comunque non possono ristrutturare. E tutto resta fermo. Per questo chiedo l'intervento istituzionale». Bassini anticipa sul tema una proposta che, presto, potrebbe arrivare all'Assemblea regionale siciliana tramite il deputato etneo di Forza Italia Salvatore Tomarchio: «Servirebbe una norma che, per motivi di protezione civile, permettesse di trasferire la proprietà degli immobili al pubblico, in modo da poter intervenire».

Bassini fa poi un'amara considerazione: «Mentre una parte della nostra città si candida orgogliosamente a Capitale della Cultura, qui sembra di essere nella Capitale dell’Abbandono. Non accettiamo più questa doppia velocità. Non accettiamo che queste zone diventino "riserve di voti" per candidati che appaiono ogni cinque anni per poi sparire nel nulla. Come Municipio abbiamo un ruolo propositivo, ma non abbiamo i poteri organizzativi e i fondi necessari per risolvere da soli questi disastri strutturali. Chiediamo con forza un intervento immediato dell'Amministrazione Centrale. Non sono "edifici abbandonati", sono ferite aperte nel cuore del nostro territorio. Vivere dignitosamente non è un privilegio, è un diritto. Noi non smetteremo di alzare la voce finché via Telefono non sarà restituita ai suoi abitanti. Il Primo Municipio merita rispetto. I cittadini meritano risposte, non promesse», conclude.

Via Telefono a settembre 2017 dopo il crollo