L'insediamento
Catania, il "primo giorno" di lavoro di Porracciolo: «La mia porta sempre aperta»
Il nuovo presidente della Corte d’Appello: «I magistrati dimostrino anche fuori dal palazzo di possedere valori morali e altissima professionalità». Poi si rivolge ai «colleghi giornalisti: siete baluardo di democrazia»
«Nino, benvenuto a Catania». Un saluto, sentito e informale, ad Antonino Liberto Porracciolo nel primo giorno di lavoro da presidente della Corte d’Appello. Il testimone gli è stato consegnato con elevata emozione Giovanni Dipietro, che per sei mesi ha svolto il ruolo di reggente. Un traghettamento dopo l’eredità di Filippo Pennisi, che ieri da toga in pensione ha voluto ricordare al collega Porracciolo «l’impronta di moderazione» che ha voluto dare all’ufficio. Il procuratore generale Carmelo Zuccaro ha voluto stuzzicare l’anima di giudice minorile del nuovo presidente, evidenziando le contraddizioni di una città «culla accademica e culturale» ma dove «povertà educativa e dispersione scolastica» sono fin troppo diffuse. Ed è infatti la chiave della prevenzione secondo Porracciolo la formula per contrastare la radicata e articolata criminalità organizzata.
Antonino Liberto Porracciolo ha lasciato Palermo per intraprendere la nuova “avventura” di guida della Corte d’Appello di Catania. Buona parte della sua vita professionale l’ha trascorsa a Caltanissetta. «Sono nato a Catania, qui mi sono laureato e ho frequentato l'università. Catania ha sempre costituito un punto di riferimento della mia vita, quindi sono felice di lavorare qua», ha detto Porracciolo. «Qui, quindi, mi sento a casa. Anz,i sono a casa». La forma è sostanza. Il presidente della Corte d’Appello, dopo i grazie, ha voluto anticipare il piano che vuole attuare. Una programmazione che seguirà il solco di chi lo ha preceduto. Ai colleghi del distretto ha voluto precisare che «l’imparzialità» è una dote che un magistrato deve tenere anche fuori dalle aule di giustizia perché non si devono diffondere situazioni che possano incidere sul «rapporto di fiducia con i cittadini». «Valori morali e professionalità» devono essere i pilastri su cui si regge il lavoro di chi ha l’onore e l’onere di indossare la toga. Il presidente promette che sotto la sua guida il Palazzo di Giustizia sarà trasparente. Collegato con la città in modo univoco. «Io lavorerò sempre con la porta aperta e ci tengo a dire che non è un'immagine metaforica, io lavoro davvero con la porta aperta, la chiudo solo quando incontro qualcuno per doveroso rispetto della persona che è venuta a trovarmi, ma per il resto io lavoro non metaforicamente ma fisicamente con la porta aperta», ha affermato il presidente.
Porracciolo ha anche affrontato i temi caldi e concreti che attanagliano il distretto giudiziario che abbraccia Caltagirone, Siracusa e Ragusa. La questione delle risorse umane sarà una delle priorità. Così come sollecitare chi di dovere per poter ultimare i lavori della Cittadella di viale Africa. «Dobbiamo impegnarci per dare alla cittadinanza, al personale amministrativo, agli avvocati, ai colleghi, un ambiente migliore con spazi giusti».
Non è preoccupato delle sfide che provengono dalla tecnologia, come l’Intelligenza Artificiale. Un tema che Catania, prima di molti uffici, ha già sperimentato. Il presidente crede nel lavoro di “squadra” anche con gli avvocati con cui spera di creare un rapporto di collaborazione fondato, naturalmente, sul rispetto dei ruoli. «La pazienza e l'ascolto dei Fori del Distretto non le mancheranno mai», ha garantito Antonino Di Stefano, presidente del Consiglio dell’Ordine degli avvocati.
Porracciolo è un amante della scrittura. In tasca ha anche un tesserino da giornalista pubblicista. «Ai colleghi della stampa dico che siete baluardo di democrazia».