1 marzo 2026 - Aggiornato alle 08:44
×

il reportage

Palermo, il campetto abbandonato e le «istituzioni assenti» i colori del Borgo Vecchio, quartiere a due passi ma lontano dal centro

Tra memoria marinara e marginalità urbana del rione, con le associazioni che provano a restituire dignità e fiducia alla comunità

01 Marzo 2026, 06:30

Palermo, il campetto abbandonato e le «istituzioni assenti» i colori del Borgo Vecchio, quartiere a due passi ma lontano dal centro

Seguici su

Borgo Vecchio racconta la contraddizione di Palermo: un passato legato al mare e alla pesca, un presente sospeso tra marginalità, spazi negati e iniziative dal basso che tentano di restituire dignità a una comunità spesso ignorata.

Il borgo nasce nel sedicesimo secolo come insediamento di pescatori fuori dalle antiche mura cittadine. Con l’espansione urbana dell’Ottocento è stato inglobato nella città, ma ha mantenuto una sua forte identità popolare, quasi isolata rispetto ai quartieri borghesi che lo circondano, come Politeama e Libertà. Un «contemporaneo cortile Cascino», esistente ma difficile da guardare davvero negli occhi.

Oggi Borgo Vecchio è un mosaico di luci e ombre. Da una parte ci sono associazioni e realtà che rappresentano presidi stabili di comunità, capaci di tessere relazioni e offrire opportunità, ma il quartiere porta anche cicatrici profonde come gli spazi negati dell'asilo e il campetto di calcio.

L’ex asilo nido "Alessandra Parisi", chiuso da circa 13 anni, è un vuoto che pesa sulla vita quotidiana delle famiglie del Borgo. L’edificio – intitolato a una giovanissima vittima della strage di Ustica – è da anni in stato di abbandono. Secondo il presidente dell’ottava circoscrizione, Marcello Longo: «il Comune aveva programmato di utilizzare fondi Pnrr scuola per la ristrutturazione, ma il progetto era sbagliato ed è stato revocato con una determina comunale. I ritardi rischiano di compromettere l’impiego delle risorse. Il rischio è che si perda un'opportunità importante per restituire al quartiere un servizio educativo fondamentale».

Non lontano, il campetto di calcio adiacente è un altro simbolo delle contraddizioni. Devastato da anni e persino teatro di atti di inciviltà come l’incendio di una auto rubata durante le vampe di San Giuseppe. «Come circoscrizione - dice Longo - abbiamo scoperto che questo spazio è classificato al catasto come area parcheggio e di proprietà privata, il che ne complica qualsiasi possibile intervento strutturale». Secondo Longo, la circoscrizione ha proposto una riqualificazione dal basso. Tuttavia, «c'è una parte della politica - aggiunge - che continua a promettere interventi “in breve tempo”, ma la circoscrizione sostiene solo percorsi condivisi con il quartiere». Per ora i lavori restano fermi.

Le associazioni continuano a rappresentare uno dei pochi presidi stabili in un contesto segnato da marginalità e isolamento. Tra queste, "Per Esempio Onlus" porta avanti, mediante progetti sia locali sia internazionali, un lavoro quotidiano tra educazione, inclusione e partecipazione, trovando nello spazio di ricerca educativa "Al centro", in via Archimede 79, un nuovo punto di riferimento dopo anni di spostamenti. «Noi come spazio di ricerca educativa lavoriamo sulla possibilità del cambiamento che, soprattutto in campo educativo, è un processo che richiede tempo, soprattutto nei contesti di margine», racconta l’operatrice Myriam Ferrara. Un lavoro lento, radicato, che si misura con una realtà complessa: «Borgo vecchio si ritrova da anni totalmente decontestualizzato dal resto della città». Le attività spaziano dal doposcuola per bambini e ragazzi a percorsi rivolti alle donne del quartiere, fino a laboratori espressivi come quello di danza. «È un laboratorio che ti insegna a guardarti dentro», spiega Ferrara, sottolineando quanto sia difficile, in questi contesti, trovare spazi liberi dal giudizio. Accanto all’educazione, emerge il tema della fiducia: «I ragazzi del quartiere hanno totalmente perso fiducia nelle istituzioni». Una distanza che si riflette anche nella difficoltà di attivare strumenti come lo sportello di ascolto, spesso poco frequentato proprio per la paura di esporsi. «Questa struttura si chiama "Al centro" perché vorrebbe essere uno spot luminoso, non nel senso di essere un protagonista», conclude Ferrara. In un quartiere dove «luce non c’è», queste esperienze provano ad attivare legami, opportunità e possibilità di futuro. Nel quartiere opera anche il centro sociale Anomalia, situato in via Archimede 1, che affianca a iniziative culturali come cineforum, presentazione di libri e serate studentesche, servizi concreti come una palestra popolare gratuita, un ambulatorio e attività di doposcuola.