l'allarme
Carceri, la rivolta a Piazza Lanza è stata fermata: ma il reparto è distrutto, divelti anche i termosifoni
Gli agenti della polizia penitenziaria sono riusciti a far placare i disordini ma l'emergenza potrebbe riesplodere
Carcere di piazza Lanza a Catania
Hanno dovuto usare i protocolli d'emergenza per placare gli animi e far tornare la calma. E sono dovuti intervenire anche i poliziotti penitenziari che non erano in turno all'istituto penitenziario. Stamattina è scoppiata nuovamente la rivolta nel reparto di isolamento del braccio Nicito del carcere di Piazza Lanza di Catania. Solo intorno alle due del pomeriggio l'emergenza è rientrata: ma potrebbe riesplodere da un momento all'altro. Sono tre i detenuti, tra cui uno straniero psichiatrico, che per primi ieri sera hanno creato i disordini. Prima minacce al personale, con lancio di tavolini e poi materassi bruciati. Alla protesta violenta si sono uniti anche altri tre detenuti che erano in isolamento. Hanno divelto i termosifoni, spaccato vetri blindati e danneggiato telecamere. La conta dei danni è ancora in corso. Due agenti sono rimasti leggermente feriti: uno per evitare di essere colpito da un suppellettile lanciato si è riparato con un braccio.
Pare che i tre detenuti che hanno acceso il fuoco della rivolta erano già stati segnalati all'amministrazione per essere trasferiti. I sindacati della polizia penitenziaria sono davvero preoccupati.
«Si devono cambiare le norme prima che accada la tragedia», dice Armando Algozzino, della Uilpa Polizia Penitenziaria. «Qui ci sono padri di famiglia che rischiano di lasciarci le penne, serve fare qualcosa e subito», aggiunge Francesco Pennisi del Sappe.
«Sono state necessarie molte ore per ristabilire l’ordine e la sicurezza all’interno dell’istituto», dichiara il delegato nazionale per la Sicilia del SAPPE. «Determinante è stato l’intervento di tutto il personale disponibile, compresi gli operatori liberi dal servizio, che hanno fornito immediato supporto ai colleghi impegnati nella gestione dell’emergenza. Sconcerta il mancato impiego del Gruppo regionale di Intervento Rapido, dislocato nella vicina Scuola di Formazione di San Pietro Clarenza: assurdo! Come assurdo è che non era stato ancora trasferito da Piazza Lanza il violento detenuto straniero che, da tempo, si era reso protagonista di altri gravi eventi critici».
Il segretario generale del SAPPE, Donato Capece, parla di una situazione «non più sostenibile» e richiama il tema della crescente presenza di detenuti stranieri negli istituti penitenziari italiani. «Negli ultimi anni – afferma – il numero di detenuti stranieri che si distinguono per comportamenti violenti è in costante aumento, mentre il personale di Polizia Penitenziaria è ormai stremato dalle continue aggressioni e dall’assenza di soluzioni strutturali».
Il sindacato chiede un intervento immediato del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (DAP). «Il carcere di Piazza Lanza non può diventare un centro di smistamento per detenuti ingestibili provenienti da tutta Italia – dichiara Capece –. Il DAP deve assumersi le proprie responsabilità e adottare misure concrete per garantire la sicurezza del personale e la tenuta dell’intero sistema».
Il Segretario Provinciale USPP, Massimiliano Geraci ha dichiarato «che quanto accaduto a Piazza Lanza rappresenta l’ennesimo segnale di un sistema penitenziario in sofferenza, nel quale il personale di Polizia Penitenziaria opera quotidianamente in condizioni di grave rischio, rendendosi necessario un intervento immediato delle Autorità competenti mediante l’adozione di misure strutturali, l’incremento degli organici e l’adeguamento degli strumenti operativi, al fine di garantire sicurezza e dignità lavorativa agli operatori.»
Il Coordinatore Nazionale Giovani USPP, Calogero Zarbo ha sottolineato che «i giovani appartenenti al Corpo vivono con crescente preoccupazione il susseguirsi di episodi di violenza negli istituti penitenziari, risultando pertanto indispensabile investire nella formazione, nella tutela giuridica e nel benessere del personale, affinché chi serve lo Stato possa operare in condizioni di sicurezza e con il necessario supporto istituzionale, con particolare attenzione anche nei confronti del personale che manifesta difficoltà di adattamento in contesti operativi caratterizzati da elevata complessità e criticità.»
Ieri sera è arrivata anche una nota del Consipe. «Una serata di altissima tensione ha scosso la casa circondariale di piazza Lanza a Catania dove una violenta rivolta scoppiata nel reparto isolamento ha messo a dura prova la tenuta della struttura. Tre detenuti sono riusciti a prendere il controllo dell’area, scatenando una furia distruttiva che ha reso necessario l'arretramento tattico degli agenti presenti per evitare il peggio. L'intervento e il ripristino dell’ordine. La situazione è attualmente tornata sotto controllo».
Lo rende noto il Consipe sottolineando che il ripristino della calma è stato possibile grazie al tempestivo intervento del comandante di reparto e del direttore dell’istituto che si sono recati immediatamente sul posto per coordinare le delicate operazioni di contenimento.
«I colleghi sono stremati - dichiara il presidente del Consipe, Mimmo Nicotra - ormai da troppo tempo il personale è costretto a prestare regolarmente oltre 8 ore di servizio continuativo, sopperendo a carenze croniche con turni che logorano la salute fisica e mentale. Quello che è accaduto a piazza Lanza è la conseguenza di un sistema che regge solo grazie al sacrificio individuale di chi, nonostante la stanchezza, continua a rischiare la propria vita».

