Ambiente
SOS Riserva Orientata: le Saline rischiano di scomparire nel mare
L'erosione costiera e la mancata manutenzione minacciano l'habitat migratorio. Gli esperti avvertono: «Senza interventi urgenti, il complesso ambientale sparirà in pochi anni». Sotto i riflettori anche il degrado del fiume Ciane
E’ stato concentrato sulle saline dell'omonima riserva Orientata il primo sopralluogo al quale hanno partecipato molti rappresentanti del tavolo tecnico permanente istituito al Libero consorzio comunale, che ne è l'ente gestore. Dalla cessazione dell’attività saliniera negli anni ottanta del secolo scorso non è mai stata fatta la manutenzione dell’argine che separava le vasche dal mare. Una mancanza che si è protratta per quasi mezzo secolo e che ha causato l’invasione marina su oltre un quarto della superficie salina, alterando l’equilibrio idraulico e riducendo drasticamente l’habitat e le condizioni favorevoli per l’avifauna migratrice.
«La linea di costa si è ritirata di centinaia di metri – ha spiegato Carmelo Iapichino, presidente della Lipu - e, se l’erosione continuerà a questo ritmo, purtroppo le saline rischiano di scomparire nel giro di pochi anni». Il ripristino delle condizioni idrauliche delle saline è, quindi, considerato l'intervento prioritario per la salvaguardia del complesso ambientale alle porte del capoluogo. Il presidente del Libero consorzio Michelangelo Giansiracusa, presente al sopralluogo, ha assunto l'impegno di istruire una pratica per il finanziamento delle opere idrauliche necessarie a risolvere la problematica.
Andato in archivio il primo sopralluogo, uno nuovo ne è stato fissato per sabato 14 marzo. In quella circostanza, i componenti del tavolo tecnico concentreranno il loro interesse sulla parte della riserva naturale orientata, attraversata dal fiume Ciane. Anche in questo versante, l’assenza di manutenzione ha favorito la proliferazione di vegetazione infestante che soffoca il papiro e ostacola il deflusso idrico. Gli incendi, che si sono verificati di recente, hanno distrutto centinaia di piante e alberi. «La situazione è aggravata – ha avuto modo di spiegare in precedenza Iapichino - dall’abbandono dell’area boscata del Consorzio, dove giacciono i ruderi della ex stazione di sollevamento, potenzialmente riutilizzabile come centro visite o museo didattico e non certamente come avannotteria di specie ittiche secondo la stravagante ipotesi progettuale. Oggi è sommersa dalla vegetazione e rappresenta un pericoloso innesco per futuri incendi. Le paratie della stazione, ormai fatiscenti, rischiano di cedere, con conseguenze devastanti per l’equilibrio idrico e la sopravvivenza del papiro».