Salute
Obesità in Italia: 6 milioni di malati, ma solo il 2,7% ammette di esserlo
L'Oms lancia l'allarme sulla «pandemia non trasmissibile». Nel nostro Paese colpito un bambino su tre, mentre metà dei pazienti abbandona le cure entro il primo anno
L'Organizzazione Mondiale della Sanità la definisce una «pandemia non trasmissibile» che interessa oltre un miliardo di individui sul pianeta. In Italia, i numeri descrivono un’emergenza sanitaria ed epidemiologica: circa 6 milioni di persone (il 12% della popolazione) convivono con l'obesità, mentre quasi la metà degli adulti (47%) è in sovrappeso. Il dato più allarmante riguarda le nuove generazioni: nel nostro Paese, un bambino su tre presenta un eccesso di peso corporeo.
Il divario tra consapevolezza e percezione
Nonostante il 75% degli italiani riconosca l'obesità come un grave rischio per la salute, emerge un cortocircuito percettivo: solo il 2,7% della popolazione si definisce effettivamente obeso. Questo scollamento tra la realtà clinica e la percezione di sé rappresenta uno dei principali ostacoli alla prevenzione e alla cura tempestiva.
La sfida dell'aderenza terapeutica
Gestire l'obesità non è una corsa veloce, ma una maratona. Secondo i dati di Obesity Reviews, un paziente su due abbandona il trattamento entro il primo anno. «Se oggi l’obesità è riconosciuta come una patologia cronica, dobbiamo affrontarla con una logica di lungo periodo», spiega Mikiko Watanabe, endocrinologa e docente alla Sapienza di Roma. «È una traiettoria clinica che richiede stabilità e adattamento, con fasi diverse che necessitano di strumenti differenti».
Il legame con la salute mentale
Per la prima volta in Italia, un’indagine della Società Italiana di Neuropsicofarmacologia (Sinpf) ha analizzato il rischio obesità nei Servizi di salute mentale. I risultati evidenziano un nesso profondo:
Il 17% dei pazienti in carico ai servizi soffre di obesità (contro il 10% della popolazione generale).
Tra i giovani (18-34 anni), il rischio è quasi triplo: 13,7% rispetto al 5,5% dei coetanei. «Chi vive con disturbi depressivi, bipolari o schizofrenia presenta un rischio doppio di obesità», chiariscono i presidenti Sinpf Claudio Mencacci e Matteo Balestrieri, sottolineando come la biologia e i trattamenti psichiatrici spesso si intreccino con il metabolismo.
Obesità infantile: l'approccio del Bambino Gesù
Per invertire la rotta nei più piccoli, l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù ha sviluppato un protocollo multidisciplinare per la fascia 6-11 anni. L'obiettivo è "resettare" le vie neurali del metabolismo. «Non basta prescrivere una dieta», afferma Melania Manco, ricercatrice dell'ospedale. «Serve un intervento precoce radicato nella famiglia per ripristinare il controllo fisiologico del metabolismo in una finestra temporale in cui la biologia ancora lo consente».
Contro lo stigma: l'appello delle associazioni
In occasione del 4 marzo, il mondo dell'associazionismo chiede un cambio di paradigma culturale. L'obesità è una malattia multifattoriale, non una mancanza di forza di volontà. «L'obesità non è una colpa», dichiara Iris Zani, presidente dell’associazione Amici Obesi. «Troppe persone rinunciano alle cure per vergogna o discriminazione». L'associazione ha chiesto alle istituzioni di illuminare le proprie sedi di blu come segno di vicinanza e riconoscimento dei diritti dei pazienti.