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LA GUERRA

Sigonella e il conflitto, «per ora nessuna richiesta di utilizzo»: cosa si muove nella base siciliana

Il ministro Crosetto chiarisce non al momento non è previsto appoggio all'operazione Usa-Israele in Iran

02 Marzo 2026, 18:11

Sigonella e il conflitto, «per ora nessuna richiesta di utilizzo della base»: cosa si muove nella base siciliana

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All’inizio è un suono secco, quasi burocratico: un avviso sullo smartphone, l’icona viola di AtHoc che lampeggia, una frase che non ammette repliche: «Rimanete vigili». È successo di nuovo venerdì scorso, 28 febbraio, quando la NAS Sigonella ha ricordato a tutto il personale e alle famiglie di «restare attenti», pur precisando che «al momento non ci sono minacce specifiche e credibili» e che «il livello di allerta è invariato». Non un titolo da prima pagina, eppure è il tassello visibile di un mosaico molto più grande: l’architettura di sicurezza che regge una delle basi più strategiche del Mediterraneo, dove Aeronautica Militare e U.S. Navy condividono lo stesso sedime, procedure e—soprattutto—responsabilità. 

«Per ora non c'è nessuna richiesta di utilizzo, ci sono spostamenti standard», ha affermato il ministro della Difesa Guido Crosetto alla domanda del senatore del Pd, Alessandro Alfieri, se da parte Usa sia pervenuta la richiesta di usare la base di Sigonella.

Mentre alcuni Paesi europei come la Spagna si affrettano a dire che non daranno appoggio all'operazione Usa-Israele in Iran e la Gran Bretagna precisa che non partirà nessun aereo di supporto dalla base inglese a Cipro (peraltro già finita nel mirino dei droni di Teheran), l'Italia si limita ad affermare che al momento non è pervenuta nessuna richiesta ufficiale di utilizzo.

Perché Sigonella conta

La NAS Sigonella è una delle installazioni più rilevanti nel Mediterraneo: fornisce supporto operativo, di comando e controllo, amministrativo e logistico alle forze USA e NATO che operano tra Europa, Nord Africa e Medio Oriente. Ospita assetti come i pattugliatori P-8 Poseidon e i droni MQ-4C Triton, oltre a unità della U.S. Space Force impegnate nell’early warning su minacce missilistiche. La base convive con l’infrastruttura dell’Aeronautica Militare Italiana: una integrazione che moltiplica capacità e resilienza ma richiede anche un’interfaccia continua con le autorità italiane per la sicurezza del perimetro esterno e la gestione di eventi a rilevanza pubblica. La sua posizione, nel cuore del Canale di Sicilia, la rende snodo logistico “a raggio” per missioni di sorveglianza marittima, pattugliamento e supporto ai comandi geografici USA. Tutto questo spiega perché la comunicazione verso personale e familiari privilegi sia stringata, operativa, focalizzata su comportamenti concreti.

L’avviso del 28 febbraio, spiegato bene

Rileggiamo dunque l’avviso: «Rimanete vigili», «nessuna minaccia specifica e credibile», «allerta invariata», «attenzione a grandi raduni inattesi», «seguite AtHoc e i canali ufficiali». È la sintesi più onesta di una postura di sicurezza matura: non minimizza il contesto internazionale, non drammatizza la situazione locale, affida a regole chiare la quotidianità di personale e famiglie. Per una base che nel 2025 ha superato senza danni un VBIED sospetto—rivelatosi infondato—e ha gestito per ore una ECP critica in piena sinergia con le autorità italiane, è la conferma che la macchina c’è, funziona e, soprattutto, comunica nel modo giusto.

AtHoc, la “sirena silenziosa” della comunità

Il riferimento all’app AtHoc non è ornamentale. Si tratta del sistema di notifica di massa adottato da molti comandi DoD: invia in pochi minuti avvisi multicanale (pop-up su computer, app, SMS, chiamate vocali, e-mail) a personale e — se registrati — ai familiari. È uno strumento che ha il suo valore proprio quando non succede nulla: mantenere aggiornati i dati di contatto, verificare che le notifiche siano attive, istruire in casa su cosa fare se arriva un alert. La tecnologia è tanto efficace quanto la disciplina con cui la comunità la usa: aggiornare i recapiti, leggere gli avvisi, evitare di ignorarli. Per chi vive nelle aree interessate, è una garanzia in più di tempestività e coerenza delle istruzioni, riducendo il rumore di fondo di chat e passaparola.

Se l’allerta sale: cosa cambierebbe davvero

Negli ultimi anni, nel dibattito pubblico locale è comparsa con maggiore frequenza l’espressione “Alpha Plus” riferita allo stato di allerta della base. In termini generali, il quadro di riferimento del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti si basa sulle FPCON (Force Protection Condition), una scala a cinque gradini: Normal, Alpha, Bravo, Charlie, Delta, con misure di protezione crescenti legate alla minaccia terroristica. In questa cornice, “Alpha” descrive un aumento generico e imprevedibile del rischio, mentre “Bravo” indica una minaccia più definita e prevedibile; “Charlie” è il livello in cui un attacco è ritenuto probabile; “Delta” corrisponde a pericolo imminente o a un attacco in corso in un’area specifica. La prassi operativa, in taluni contesti, prevede varianti “plus” per indicare pacchetti di misure rafforzate senza un salto formale di livello. Nel caso di Sigonella, fonti ufficiali locali hanno in più occasioni indicato uno stato “Alpha Plus”, a sottolineare una postura prudenziale ma non emergenziale. È un linguaggio ibrido che riflette la coabitazione tra strutture italiane e statunitensi e l’adattamento di checklist operative alle peculiarità del sito.

Il messaggio del 28 febbraio  ha chiarito che il livello d’allerta non è stato innalzato. Ma cosa succede se si passa, ad esempio, da Bravo a Charlie?

Si restringono gli accessi: badge controllati con più criteri, ispezioni 100% su categorie di veicoli, chiusura selettiva di varchi secondari, cancelli “a fisarmonica” per rallentare un veicolo ostile.

Si rimodula la vita di comunità: eventi non essenziali rimandati; scuole e servizi interni valutati caso per caso; possibili finestre orarie dedicate al rifornimento.

Si attivano piani di Continuity of Operations: turnazioni ridotte al minimo, telelavoro per funzioni amministrative, priorità alle missioni critiche (sorveglianza marittima, allerta SAR, supporto logistico).

Cresce la “visibilità” della difesa: più pattuglie armate, più unità K9, barriere mobili e dissuasori aggiuntivi.

Sono misure note—e in parte percepibili dai residenti—ma collaudate, con un obiettivo: mantenere la base funzionante senza esporre inutilmente personale e famiglie.