la morte di domenico
Cuore bruciato, domani l’autopsia e l’incidente probatorio per svelare i segreti del Monaldi
L’esame che dovrà chiarire le responsabilità sulla morte del bimbo di 2 anni. Sostituito uno dei periti dopo la ricusazione della famiglia
Il caso del piccolo Domenico Caliendo, il bambino di due anni e mezzo deceduto dopo un trapianto di cuore che si è rivelato tragico, arriva a una svolta giudiziaria decisiva. Domani, presso l’obitorio del Secondo Policlinico di Napoli, si svolgeranno l’incidente probatorio e l’autopsia, fondamentali per stabilire se vi siano state negligenze fatali nella sala operatoria dell’ospedale Monaldi lo scorso 23 dicembre.
Le indagini mirano a chiarire un punto cruciale: era possibile salvare Domenico rendendolo idoneo a un secondo trapianto quando si è scoperto che il primo organo era inutilizzabile? Gli inquirenti dovranno inoltre verificare se il primario abbia proceduto al clampaggio dell’aorta e alla cardiectomia — la rimozione del cuore malato — prima ancora di accertarsi delle condizioni del cuore donato. Un dubbio atroce che pesa sulla gestione di quei minuti concitati.
La battaglia legale e i nodi della perizia
Il percorso verso la verità ha superato l'ultimo ostacolo burocratico: il gip Mariano Sorrentino ha accolto la ricusazione di uno dei periti, Mauro Rinaldi, inizialmente nominato nel collegio, sostituendolo con il professor Ugolini Livi su istanza dei legali della famiglia Caliendo. L’avvocato Francesco Petruzzi ha sottolineato la necessità di fare luce su diversi aspetti tecnici, tra cui una presunta lesione al ventricolo sinistro e l'esatto orario in cui è iniziata la procedura di clampaggio.
Resta inoltre il mistero sulla documentazione clinica: la difesa lamenta la mancanza della cartella anestesiologica, un documento fondamentale che, secondo quanto riferito dal legale, non sarebbe stato ancora trasmesso dall'azienda ospedaliera Monaldi.
Il cuore "congelato" e i 45 minuti di torace vuoto
Dalle conversazioni tra gli infermieri presenti in sala operatoria, acquisite agli atti della Procura di Napoli, emergono dettagli agghiaccianti sulla cronologia di quel 23 dicembre. Secondo i verbali, Domenico sarebbe rimasto senza cuore per almeno 45 minuti. Il nuovo organo è arrivato in sala alle 14:30, quando il torace del bambino era già vuoto. Solo mezz'ora dopo, alle 15:00, l'equipe medica si sarebbe accorta che il cuore era stato danneggiato dal contatto diretto con il ghiaccio secco all'interno del box di trasporto.
Alle 15:14, i medici avrebbero tentato una procedura disperata e fuori protocollo: scongelare l'organo passandolo sotto l'acqua corrente. Un tentativo che non ha impedito il decesso del piccolo, avvenuto ufficialmente il 21 febbraio dopo settimane di agonia.
La difesa dell'Azienda Ospedaliera dei Colli
Dopo un lungo silenzio, la direttrice generale Anna Iervolino ha preso posizione con una lettera inviata al quotidiano Il Mattino. La manager ha rivendicato la tempestività delle indagini interne, iniziate già il 30 dicembre, non appena sono emersi i primi "sussurri" sulle anomalie dell'intervento.
Iervolino ha spiegato che la direzione ha proceduto a veri e propri interrogatori del chirurgo e del responsabile del programma trapianti, mettendo poi tutti gli atti a disposizione dell'autorità giudiziaria dall'11 gennaio. La direttrice ha respinto con forza le accuse di occultamento, definendole tentativi di ricerca di facile consenso e ribadendo la piena collaborazione con la Regione Campania e il Ministero della Salute.
L'esito degli accertamenti di domani permetterà finalmente di liberare la salma per i funerali, ai quali potrebbe partecipare anche la premier Giorgia Meloni, compatibilmente con i suoi impegni istituzionali.