il personaggio
Dalla "pungiuta" al vertice di Cosa nostra catanese: la "carriera" criminale di Santapaola
Il "battesimo" da Antonino Calderone poi l'ascesa del padrino tra faide, omicidi e affari
Nel 1962 è stato 'fatto' uomo d'onore Antonino Calderone, il fratello di Pippo, che diventerà anni dopo il Buscetta catanese. È lui che ha permesso di smantellare quel muro invisibile e far aprire gli occhi alla verità: Cosa nostra era (anche) roba catanese: per anni, anche prefetti e questori, hanno negato l'esistenza della mafia alle falde dell'Etna. In quella stessa cerimonia vennero fatti altri 8 uomini d'onore: tra questi Nitto Santapaola, il fratello Natale, il cugino Francesco Ferrera, Natale Ercolano (fratello di Pippo), Giuseppe Russo, Pippo Ferlito. Quest'ultimo era lo zio di Alfio Ferlito, un nome che sarà cruciale nelle dinamiche mafiose di qualche tempo dopo.
Nitto Santapaola, da semplice soldato di Cosa nostra, entrò nelle grazie di Giuseppe Calderone. Tanto che pochi anni dopo (tra il 1966 e il 1967) lo nominò capo decina al posto di due vecchi mafiosi. In quello stesso periodo vennero pungiuti' Francesco Ferrera, Francesco Mangion, Salvatore Marchese e Mimmo Condorelli. Negli anni '70 Benedetto Santapaola metteva in campo una strategia – Nino Calderone la definiva 'strategia corleonese' – che lo portò ad allearsi con Totò Riina. Che lo 'decretò' capo di Catania. A Palermo e a Catania, Cosa nostra viveva storie parallele con l'epilogo di un vero e proprio 'golpe' mafioso.
Catania all'inizio del 1970 era una fucina di criminali: rapinatori, contrabbandieri, ladri. Ci sono anche i primi gambizzati, le prime sparatorie, le pistolettate. Un clima che avrebbe fatto storcere il muso a Nitto Santapaola che decise rispondere a quei 'malandrini'. Così è partita una guerra. Una guerra impari. Perché Cosa nostra catanese contava solo 35 uomini d'onore. Dall'altra parte invece c'era un esercito. L'esercito dei 'Cursoti'. Allora per rinforzare le file sono fatti uomini d'onore cinque personaggi 'famosi' per la capacità e la facilità di usare le armi. Tra questi Alfio Ferlito, Salvatore Lanzafame, Salvatore Pillera (Turi Cachiti). Alcuni di questi diventeranno i più fidati di Giuseppe Calderone. Pippo 'cannarozzo d'argento' non era molto favorevole alla faida contro i Cursoti. Ma ormai era in ballo. E doveva ballare. È in questo lasso temporale che sono accaduti avvenimenti che creeranno un vuoto attorno a Pippo Calderone. Che a un certo punto si troverà (quasi) solo. La sua squadra di 'fidati' non lo ha mai abbandonato.
La tensione è così alta a Catania che nel 1977, durante una riunione nella villa del principe Vanni Calvello, Michele Greco sciolse la famiglia di Catania e la commissariò. Il papa nominò tre reggenti: Giuseppe Calderone, Nitto Santapaola, Tino Florio detto 'u vappu'. L'anno dopo, l' 8 settembre 1979, Pippo 'cannarozzo d'argento' è stato ammazzato in un agguato ad Aci Castello. In macchina con lui, Salvatore Lanzafame che è rimasto ferito. L'omicidio di Giuseppe Calderone ha cambiato totalmente l'organigramma della famiglia di Cosa nostra catanese.
Nitto Santapaola è diventato rappresentante della Famiglia, il suo vice Francesco Mangion 'Ciuzzu u firraru', Salvatore Ferrera, rappresentante provinciale, Orazio Nicotra, vice rappresentante provinciale. Nel ruolo di consiglieri, altri uomini di peso dello scacchiere mafioso Carletto Campanella, Pasquale Condorelli e un posto vacante per Franco Romeo (all'epoca detenuto). L'imprenditore Romeo è ammazzato qualche anno dopo. Nella sua casa saranno trovate quelle foto che diventarono il manifesto della 'borghesia mafiosa' di Catania.
Da quel momento Nitto Santapaola ha cominciato una doppia strategia: militare con i nemici criminali, tra cui i fidati di Pippo Calderone, e diplomatica con i pezzi dell'imprenditoria e delle Istituzioni catanesi. In questi anni il padrino catanese ha creato il suo impero criminale. Sullo sfondo stragi e omicidi eccellenti. La sparatoria al viale Delle Olimpiadi del 6 giugno 1981 ha lasciato tracce indelebili. Ancor di più la strage di via dell'Iris del 26 aprile 1982. Alcuni mesi dopo è ammazzato Alfio Ferlito a Palermo. Nitto Santapaola si muoveva indisturbato tra le strade di Catania. Aveva forza e carisma per sedere a tavola con politici e imprenditori. Poi, dopo il mandato di cattura per l'omicidio del prefetto Dalla Chiesa, diventò un fantasma. Fino alla sua cattura nel 1993. Poi è cominciata una nuova storia di Cosa nostra catanese. Ma l'eco di Nitto Santapaola non si è mai spenta.