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Guerra

La Sicilia è "autonoma" dal petrolio del Golfo, ma non sarà salva dai contraccolpi: «Rischio competizione nel Mediterraneo»

La chiusura dello stretto di Hormuz non ha effetti immediati sull'approvvigionamento di prodotti petroliferi; ma ne avrà domani, se i Paesi "a secco" entreranno nei nostri mercati

03 Marzo 2026, 10:32

La Sicilia è "autonoma" dal petrolio del Golfo, ma non sarà salva dai contraccolpi: «Rischio competizione nel Mediterraneo»

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I contraccolpi immediati dovrebbero essere sterilizzati, almeno dal punto di vista della disponibilità della materia prima. Perché le due raffinerie siciliane, Isab e Sonatrach, che riforniscono di gasolio e benzina l’intera Isola e circa un terzo del Paese, non acquistano che una quota residuale di prodotti petroliferi dai Paesi del Golfo Persico coinvolti nella guerra che Israele e Stati Uniti hanno avviato contro l’Iran.

Sulle borse internazionali, il prezzo del petrolio è schizzato alle stelle. Ieri il greggio ha raggiunto il valore massimo di quest’anno, arrivando a 80,23 dollari statunitensi a barile. Alla chiusura dei mercati, nella serata di venerdì 27 febbraio, il costo era di 72,58 dollari. Il grande tema che agita il mondo è la quantità: secondo dati Unem (Unione delle energie per la mobilità), il 48,7 per cento delle riserve petrolifere di greggio del mondo è concentrato nel Golfo. Da cui deriva che circa il 20 per cento del greggio globale passa attraverso lo stretto di Hormuz, lo spazio di mare che separa la penisola araba dall’Iran e che adesso, a causa del conflitto in corso, è bloccato.

L’Italia è sì uno dei dieci maggiori importatori al mondo, ma le raffinerie siciliane non dipendono né da Hormuz né dal Medio Oriente. «Chiariamo, in partenza, che nel mondo della raffinazione gli acquisti di greggio avvengono di mese in mese», spiega Gian Piero Reale, presidente di Confindustria Siracusa, il territorio in cui hanno sede le raffinerie Isab (Priolo Gargallo) e Sonatrach (Augusta). «Quindi ogni eventuale contraccolpo immediato può essere tranquillamente riassorbito da qualunque impianto, che ha, appunto, un’autonomia di trenta giorni almeno - prosegue Reale - Sia Isab sia Sonatrach non trattano petrolio che transita da Hormuz. La maggior parte, invece, proviene da Azerbaigian e Kazakistan, senza contare che ci sono oleodotti che dall’Arabia Saudita pompano petrolio verso l’Egitto. Insomma, molto poco arriva dal Golfo Persico».

Quello che potrebbe accadere, però, è che se lo stretto di Hormuz rimarrà chiuso ancora a lungo «i Paesi che sperimentano una grave carenza di petrolio greggio potrebbero cercarlo nel mercato del Mediterraneo, innescando così una competizione sull’approvvigionamento del prodotto». Con una conseguente ulteriore impennata dei prezzi e il rischio che per le raffinerie siciliane non ci sia abbastanza da acquistare. «Insomma, non siamo direttamente colpiti oggi, ma potremmo esserlo domani», afferma ancora Reale.

Diverso è, invece, il discorso per quanto riguarda il costo della benzina al distributore. «Il prezzo del raffinato segue un’altra dinamica». Su cui influisce, e anche molto, la distribuzione, che acquista dalla raffineria e applica il rialzo quando vende al distributore. Nella articolata struttura del prezzo del carburante, dipende dalle quotazioni internazionali e dal cambio fra euro e dollaro il 27 per cento del costo della benzina e il 30 per cento del costo del gasolio.