L'indagine
Agrigento: un'inchiesta "vecchio stile" accende i riflettori sulle ambulanze private e sul business del dolore
La Polizia locale invia un'informativa alla Procura della Repubblica, che traccia un quadro di «possibili connivenze e potenziali illegalità di vario tipo»
Associazioni caritative che però svolgerebbero attività con finalità economiche non dichiarate, usando il bisogno delle persone nel momento più difficile, quale è la morte di un proprio congiunto, per monetizzare. Realtà senza nemmeno una sede reale, nessuna attività associativa né iscrizione al Registro del Terzo settore.
La Polizia Locale di Agrigento accende i riflettori sul complesso mondo delle associazioni operanti nel trasporto di malati dall’ospedale San Giovanni di Dio. Un’inchiesta in “vecchio stile” fatta con appostamenti e verifiche documentali che è stata tradotta in una corposa informativa inviata alla Procura della Repubblica di Agrigento che traccia un quadro di possibili connivenze e potenziali illegalità di vario tipo per quelli che sono, appunto, sulla carta dei giovanotti che prestano aiuto alle persone malate per trasferirle gratuitamente da un luogo ad un altro, ma potrebbero invece essere dei veri “corrieri della morte”, che, a pagamento, e intervenendo al momento esatto, propongono di condurre a casa le persone negli ultimi istanti di vita, collegando questa attività – a volte – anche a quella di pompe funebri.
Gli investigatori hanno cominciato ad indagare riscontrando l’elevato numero di ambulanze private parcheggiate negli stalli che sono teoricamente destinati al 118. Da lì è stata condotta una verifica sui proprietari delle stesse e poi sulla “concretezza” delle associazioni in questione, scoprendo che le stesse indicavano sedi sulla carta inesistenti.
È scattata nei confronti di una delle associazioni, la contestazione per “intestazione fittizia di veicoli” e “uso improprio dei veicoli” perché l’ambulanza in questione (che è stata radiata, quindi cancellata dal Pra e resa non più circolante) veniva utilizzata per finalità di lucro e non per iniziative appunto “misericordiose” e gratuite.
Sono tanti gli interrogativi che sono emersi durante le fasi d’indagine e che hanno trovato spazio nell’informativa inoltrata alla Procura. Da anni, ad esempio, ci si chiede come sia possibile che nonostante le ripetute e reiterate circolari della direzione generale dell’Asp, le “misericordie” abbiano la disponibilità pressoché totale dei corridoi del nosocomio agrigentino per disseminare gli stessi dei propri bigliettini da visita, che compaiono spesso e volentieri anche all’interno dei reparti più “caldi”. Inutile provare a rimuoverli: con “manu militari” vengono giornalmente riposizionati e vengono persino mantenuti al loro posto da chi fa le pulizie.
Nel capitolo delle possibili connivenze rientrano poi gli “uccellini” che avviserebbero le associazioni delle condizioni di salute dei pazienti ormai pronti a lasciare questa terra, o di quelli che già l’hanno lasciata. E così c’è chi si presenta per intercettare un moribondo e svolgere un servizio "misericordioso" ma a pagamento. Questo violando le regole di comportamento e di riservatezza imposte al personale sanitario e infermieristico.