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venti di guerra

"Noi, bloccati al venticinquesimo piano nello skyline di Doha"

Quattro giorni di incertezza e paura. Francesco Aruta, palermitano: "Ogni boato si sente chiaramente, i vetri vibrano. Le strade sono quasi vuote, pochissime auto in circolazione. È una situazione surreale"

03 Marzo 2026, 12:30

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P"Noi, bloccati al venticinquesimo piano nello skyline di Doha"

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Bloccato a Doha da quattro giorni, tra strade deserte e boati nella notte. È la testimonianza di un palermitano costretto a stare chiuso da giorni in una stanza d'albergo, in costante contatto con la Farnesina e l'ambasciata italiana, tra informazioni frammentarie e crescente preoccupazione.

Siamo qui dal 28. Eravamo partiti da Malé, alle Maldive, e non capiamo perché ci abbiano fatto atterrare a Doha se già si parlava di attacchi in corso”, racconta Francesco Aruta, 32 anni, rimasto bloccato in Qatar dopo la chiusura dello spazio aereo. Il suo è il racconto di giornate sospese, scandite dall'attesa e dall'incertezza.

Sabato ci hanno tenuti in aeroporto fino alle 22 senza darci spiegazioni – spiega – poi ci hanno trasferiti in hotel. Ci dicono che lo spazio aereo è chiuso e che stanno cercando di farci avere i bagagli, ma le valigie non sono mai arrivate. Così siamo dovuti andare in un centro commerciale per comprare almeno la biancheria e lo stretto necessario”.

Sul rientro, al momento, nessuna certezza. “Ci hanno detto che, appena possibile, ci inseriranno nei primi voli disponibili. Ma non sappiamo quando si potrà partire”.

Aruta descrive una città sospesa: “Siamo al 25esimo piano dell'hotel. Ogni boato si sente chiaramente, i vetri vibrano. Le strade sono quasi vuote, pochissime auto in circolazione. Non c'è un divieto formale di uscire, ma tutto è lasciato alla discrezione: alcuni centri commerciali sono aperti, altri no. È una situazione surreale”.

Secondo il suo racconto, durante il giorno non si registrerebbero particolari episodi, mentre la tensione crescerebbe nelle ore notturne. “Dormiamo a stento. Di giorno sembra tutto fermo, poi al tramonto si sentono rumori e vediamo il cielo illuminarsi”.

A fargli eco è la madre, Cecilia Ferrara, che dall'Italia sta tentando di attivare ogni canale possibile. “Stamattina dalla Farnesina mi hanno riferito che l'aeroporto di Doha sarebbe stato bombardato, ma non risulta così. Mio figlio mi dice che nella notte vedono il cielo illuminarsi e sentono boati. Sono fermi lì e non hanno notizie certe”.

La donna racconta di aver scritto a esponenti politici di ogni schieramento, “perfino al Papa”, sottolinea, nel tentativo di attirare attenzione sulla situazione.

Attualmente Aruta si trova in hotel con altri quattro connazionali. “Chiediamo informazioni chiare e un piano per riportare a casa gli italiani bloccati. Del nostro gruppo siamo in quattro, ma sappiamo che nello stesso albergo ci sono altri italiani nella nostra stessa condizione”.