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Il racconto

«Andammo in elicottero fino al covo di Nitto Santapaola»

La notte della cattura del boss deceduto ieri c'era il pm Mario Amato, oggi presidente del Tribunale di Cuneo

03 Marzo 2026, 16:06

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«Andammo in elicottero fino al covo di Nitto Santapaola»

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Mario Amato manca da Catania (professionalmente parlando) da oltre 20 anni.

Ma la cattura di Nitto Santapaola, il 18 maggio 1993, è uno dei momenti più forti - dal punto di vista umano e professionale - dell’esperienza da pubblico ministero.

«Quella notte di 33 anni fa eravamo solo due le persone che sapevano cosa stava accadendo. Io e Amedeo Bertone. Ed è stato proprio Bertone a chiamarmi alle 6.10 del mattino», racconta Mario Amato, al telefono, oggi presidente del Tribunale di Cuneo.

All’epoca aveva 33 anni. L’operazione “Luna Piena” era scattata e il latitante era stato preso.

«Alle 6.45 sono arrivato in ufficio a piazza Verga. E ricordo che c’era una folla numerosa: la notizia della cattura di Santapaola era passata di voce in voce con una velocità inaspettata. Poi siamo saliti in elicottero e siamo andati a fare il sopralluogo a Granieri. Essendo io il pm di turno - spiega Amato - ho dovuto occuparmi anche degli atti della contestazione del possesso della pistola che aveva sul comodino».

Una volta ultimata “la visita” al covo, Amato e i colleghi pm, assieme ai poliziotti, sono andati in Questura a Catania dove Santapaola era stato trasferito.

«Ricordo che piazza Santa Nicolella era piena zeppa di persone, la gente era in festa. Ricordo che ho percepito in modo forte questo entusiasmo. Poi sono entrato in Questura e il latitante era in una stanzetta, appena siamo entrati si è alzato all’impiedi. Un segno di resa verso lo Stato. La storia di Santapaola era quella di un criminale che aveva penetrato il tessuto sociale ed economico della città, quindi la sua cattura ha scatenato una manifestazione di adesione al lavoro della magistratura che, le devo dire, non ho più sperimentato nella mia carriera. Ho sentito la fiducia della gente nell’operato delle istituzioni. Questa è la sensazione più bella - racconta Amato - che ho percepito quel giorno. Ed è la stessa che ho sentito qualche giorno dopo al Palazzo di Giustizia di Caltagirone dove si è celebrata la direttissima per il possesso illecito della pistola. D’altronde venivamo dal periodo delle Stragi del 1992 che hanno scatenato uno scossone nella coscienza delle persone. A Catania la percezione di Cosa Nostra è arrivata dopo, ma quel giorno la gente era vicino allo Stato».

La cattura di Nitto è stata solo una pagina di un lavoro più complesso e articolato che il pool antimafia di Catania fece in quegli anni.

Dal luglio del 1990 sono cominciate le indagini per la ricerca del latitante ma anche le inchieste per drenare l’emorragia della mattanza.

«Erano gli anni della guerra fra Cappello e Laudani che ha fatto registrare 100 morti l’anno. I Santapaola erano radicati in molti settori criminali. Lavoravamo senza sosta: le indagini hanno portato arresti e poi collaborazioni. Io ho seguito tre maxi processi in contemporanea. Ma gli omicidi a un certo punto si sono fermati e una delle priorità all’epoca era proprio questa. Poi dopo la mafia si è riproposta in altra forma, ma io nel 2000 ho cominciato il mio lavoro da giudice».

L’esperienza di pm è stato un bagaglio fondamentale nel suo lavoro nella magistratura giudicante: «Il pragmatismo che ho acquisito nel lavoro da pm ha fatto la differenza nel mio lavoro di giudice», racconta Amato.

Che è felicissimo di concludere la sua carriera a Cuneo, dove lo hanno accolto in modo straordinario. Catania e la Sicilia restano nel cuore.

«Quando posso torno sempre, ho la possibilità di vivere l’isola dalla prospettiva migliore: quella del turista. E le confesso che sulla mia scrivania tengo sempre le paste di mandorla».

Certi legami non si spezzano. Cambiano semplicemente forma.