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Il colloquio

«La morte non ha cambiato ciò che Santapaola è stato: un uomo terribile»

Il sostituto Pg Nicolò Marino è uno dei magistrati che ha lavorato alle indagini per la cattura del boss defunto

03 Marzo 2026, 16:06

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Nico Marino lavorava nel gruppo di pm di Catania che si occupava delle indagini per le ricerche del latitante Nitto Santapaola.

«Le attività sono cominciate in modo mirato tre anni prima. Ci lavoravamo con il servizio centrale operativo della polizia con il procuratore Alicata, io, Amedeo Bertone e Mario Amato. Più volte siamo stati vicini a prenderlo, ma veniva spostato all’improvviso. Come successe - racconta il sostituto Pg di Catania - i primi di gennaio quando facemmo la perquisizione da Grasso a Mascalucia. Ma aveva cominciato a collaborare Claudio Samperi quindi era fisiologico che cambiasse covo. Sapevamo anche del supporto che ebbe da parte dei fratelli Cesarotti. E poi Manganelli ci avvisò che avevano individuato il casolare a Granieri dove poi siamo andati in elicottero la mattina del 18 maggio 1993. Fu un giorno quasi inimmaginabile. Ma fu il frutto di un lavoro svolto da una squadra di grandi professionisti».

Nitto Santapaola quando fu catturato aveva già lasciato le redini operative al nipote Aldo Ercolano.

«Già durante la latitanza il ruolo operativo era passato a Ercolano che aveva, a dispetto dello zio, modi più crudi e più feroci».

La cattura di Nitto ha assestato un colpo di reni a questa città dal punto di vista culturale e legale? «Io penso che non ci sia stato nessun miglioramento. Vivevamo un momento in cui quella figura era mitizzata. E dobbiamo evitare che accada oggi con la morte. La morte non può cambiare quello che Nitto Santapaola era. Era un uomo terribile», ci tiene a dire Marino.

Il magistrato ha solo notato una differenza fra lui e i corleonesi: «Nitto Santapaola durante le pause delle udienze di Orsa Maggiore (il maxi processo alla famiglia catanese di Cosa Nostra, ndr) cercava di apparire un uomo mite, a differenza di Bagarella e Riina che volevano apparire feroci. Ma noi non abbiamo mai creduto alla figura dell’uomo mite, ma d’altronde era il suo modo di ingannare la città».

Inutile provare a cercare di fare collaborare Nitto Santapaola, uomo di vertice di una potente famiglia mafiosa. «Se avesse voluto farlo avrebbe fatto quel passo a prescindere dalle nostre istanze», afferma ancora.

Qualche anno dopo la storica cattura avvengono due tragedie. L’omicidio dell’avvocato Serafino Famà e della moglie di Nitto Santapaola.

«Lui è rimasto sempre in silenzio durante il processo. Ricordo che Pippo Ferone, prima che confessasse di essere lui l’assassino, fece le condoglianze a Santapaola in aula», racconta Marino risvegliando ricordi di pagine orribili e buie.

Il magistrato di quella stagione sente forte la «nostalgia delle persone. Era una magistratura di alta professionalità che lavorava per il ripristino della legalità in una città che vedeva i criminali come miti».