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Mar Mediterraneo

Caccia ai sottomarini tra Catania e Siracusa: la Sicilia al centro della difesa Nato

L'esercitazione Dynamic Manta 2026 al largo delle coste dell'Isola per sottolineare la "tenuta" dell'Alleanza

03 Marzo 2026, 16:56

LA NATO IN SICILIA

Mezzi dell'Alleanza impegnati nell'esercitazione Dynamic Manta 2026 (Foto NATO - OTAN Allied Maritime Command)

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Quattro sottomarini (due italiani, uno greco e uno turco), aerei di Canada, Germania, Francia, Grecia, Norvegia, Portogallo, Turchia, Gran Bretagna e Stati Uniti, elicotteri appartenenti a Francia, Italia e Stati Uniti, Navi delle marine di Grecia, Italia, Spagna e Turchia.

A fare da flagship dell’edizione 2026 della Dynamic Manta, la più imponente esercitazione antisommergibile che si svolge annualmente nei nostri mari, è la FREMM (Fregata europea multi missione) ITS Virginio Fasan - F 591, con il suo equipaggio composto da oltre 130 marinai, tra donne e uomini, i cui ruoli vengono spiegati dall’Ufficiale della Divisione Radar Alessandro Tibberio durante il briefing in navigazione, in attesa di raggiungere la zona che farà da cornice all’esercitazione che impegnerà le forze dalla mattina alla sera. Ma quest'anno la Dyma 2026 assume un sapore diverso, forse più amaro, per via delle crescenti tensioni internazionali che hanno fatto scattare l'allarme rosso a livello globale.


Elicotteri e sommergibili sotto lo sguardo attento dell'Etna (Mario Gangi - Calypso Blu)


Spiega il contrammiraglio Francesco Milazzo, Comandante dei Sottomarini, capo del Dipartimento Sottomarini e Dimensione subacquea presso lo Stato Maggiore della Marina, capo dell’Ufficio programmi sottomarini presso la Direzione degli armamenti navali: «Dyma è per noi non “una” ma l’esercitazione. Abbiamo impegnati in questo momento due battelli di ultima generazione, Venuti e Romei. E’ un momento di confronto con i sottomarini degli altri Paesi dell’alleanza, di addestramento reciproco con le unità navali, aeroplani con il ruolo di antisom, e tutti questi assetti dell’Alleanza che è difficile mettere insieme. Lo facciamo una volta l’anno nel Mediterraneo, nel Nord Europa con l’esercitazione denominata Dynamic Mangust, in Mar Baltico con la Dynamic Marlin. Tre momenti topici dell’addestramento nella lotta antisommergibili. L’alleanza - spiega ancora Milazzo - ha un potenziale impareggiabile, assetti navali, aerei, sommergibilistici, in pratica Special Forces, superiore a quella di qualunque Paese. E qui entra in gioco l’addestramento. Il valore aggiunto della Nato: interoperabilità, procedure, comando e controllo».

In questo contesto, e alla luce di ciò che sta accadendo, che giudizio si può dare della tecnologia italiana?

«La nave su cui siamo imbarcati è tra le migliori nella lotta antisom. Il Fasan è una fregata in versione ASW (Anti Submarine Warfare, ndr), sul quale è presente anche un sofisticato sonar trainato. Navi, (così come il Margottini che ha fatto da Flagship alla Dyma 2024) che gli altri Paesi ci invidiano. I sommergibili italiani che partecipano alla Dyma 26 sono di nuova generazione, con sistema Air-Independent Propulsion, fuel cell e sistemi d’armi all’avanguardia. Siamo al top di gamma dei battelli convenzionali. Ne stiamo costruendo altri 4 in versione migliorata, la cosiddetta Near Future Submarine, in costruzione a Muggiano».

Detto ciò, quanto è importante il ruolo della base militare di Augusta che, oggi, è tornata di grande rilievo anche in ambito sommergibilistico?

Augusta non ha mai cessato di essere importante. Fino a qualche anno fa i sommergibili non erano stanziali, oggi ce ne sono due permanentemente disclocati qui. Il Todaro e lo Scirè, due Classe U212 come quelli che partecipano all’esercitazione. Augusta è una base centrale perché vicina ai nostri teatri operativi, al Mediterraneo Orientale e al Canale di Sicilia. Augusta in sé e la Sicilia in generale sono territori molto importanti per gli aspetti di difesa internazionale».

I tre contrammiragli alla guida dell'esercitazione Dyma 2026 tengono a precisare che in questo momento la Nato è impiegata su più fronti e che le esercitazioni, seppur con un livello di allerta massima, seguono il programma fissato senza alcuna interruzione.

Importante, se non fondamentale, al di là degli scenari di guerra, sottolineare come la vigilanza antisommergibili abbia importanza fondamentale anche nel Mediterraneo, tenendo conto che le "strade sottomarine" vengono attraversate da infrastrutture di massima importanza, che vanno dall'energia alle telecomunicazioni. Senza escludere il traffico di stupefacenti.

«I sottomarini sono assetti che storicamente, proprio per la loro capacità di operare in maniera occulta, senza essere visti, svolgono un ruolo di supporto alle attività di polizia. E noi, in caso di necessità, siamo immediatamente operativi».
Lo sviluppo delle tecnologie passa anche attraverso la recente costituzione del PNS, il Polo Nazionale della Subacquea

«Il PNS è un’iniziativa che non nasce in ambito militare ma governativa, che coinvolge vari ministeri compreso il Mimit, ilMade in Italy, e le università. Sostanzialmente si vuole dare impulso alla ricerca di quelle tecnologie che sono utili per comprendere e controllare la dimensione subacquea. Sono stati individuati un certo numero di gap tecnologici che il Paese, incentivando la ricerca non solo dei grossi gruppi industriali che comunque partecipano, ma delle piccole realtà, dei ricercatori universitari, delle start-up, quei settori dove spesso si hanno le idee importanti ma non si hanno i fondi per poterle sviluppare. Il Pns offrirà non solo un aiuto finanziario a queste realtà ma anche per la sperimentazione in tempi brevi. E’ una realtà avviata nel dicembre del 2023 ma che ha già lanciato 19 progetti che coinvolgono oltre 250 entità partecipanti».

La navigazione prosegue in una giornata in cui il cielo si specchia in un mare azzurro e calmo e l’Etna dà spettacolo con il suo manto innevato, mentre gli uomini della Marina, a bordo dei fliyng tender, interagiscono con gli elicotteri impegnati nell’esercitazione e operano nel controllo dei droni e dei modernissimi sonar della Thales in acqua.


Il Contrammiraglio Cristian Nardone sul "Fasan" (Foto Mario Gangi - Calypso Blu)

Sul ponte di comando del Fasan è seduto il contrammiraglio Cristian Nardone, un altro italiano ai vertici della Nato, attualmente comandante dell’SNMG 2, il Secondo Gruppo Navale della Nato.

«Ho preso il comando a dicembre e rimarrò fino a giugno - spiega Nardone - Il Gruppo 2 è uno dei 4 opera nel Mediterraneo che sia per l’Italia che per tutta la Nato è un bacino strategicamente fondamentale. Operiamo permanentemente per monitorare quello che succede, addestrarci, essere interoperabili con le altre marine e pronti a reagire in casi di eventuali attacchi».

Ammiraglio, oggi si sente parlare sempre più di una disgregazione all’interno della Nato. Quanto è importante un’esercitazione come la Dyma?

«Noi che viviamo questa realtà in prima persona siamo consapevoli che la Nato è unita, lo è da più di 50 anni e la volontà di tutte e 32 le nazioni è quella di rimanere tali perché ci sono valori comuni e interessi comuni, e c’è una storia di cooperazione che in questo lungo tempo ci ha permesso di essere interoperabili. Venendo alla sua domanda, Dyma è fondamentale, perché per mantenere il livello di interoperabilità tra marina turca, spagnola, greca, americana e così via, è fondamentale il continuo esercizio in mare. Io sono il comandante tattico a mare, a me vengono assegnate le navi, in questo momento ho una nave greca e una spagnola, attivando la cosiddetta “force integration”, quelle attività che servono per integrare a livello di comunicazione e di procedure tutte le donne e gli uomini al mio comando, e anche a livello umano diventa importante fare capire a questi ragazzi l’importanza dell’attività in corso, quello che facciamo e perché lo facciamo, ed entra in gioco anche un discorso motivazionale di interazione degli equipaggi. E poi - prosegue Nardone - c’è anche l’aspetto tecnico perché per interoperare bisogna provare i radar, le comunicazioni, le frequenze. Questo viene fatto su base continuativa, è una forza “standing”, e lo facciamo con grande impegno da parte di tutti».

Mentre elicotteri e sommergibili davanti a noi giocano al “gatto e al topo”, chiediamo al Contrammiraglio Bret Grabbe, comandante della Componente Sottomarini della Nato, l’aspetto tecnico della Dynamic Manta 2026.

«La guerra antisommergibile coinvolge numerosi mezzi. In questo momento stiamo impiegando aerei da pattugliamento marittimo, navi fornite di sonar a bordo, e sottomarini destinati alla guerra antisommergibile».



Il Contrammiraglio Bret Grabb (Foto Mario Gangi - Calypso Blu)

Così come sta avvenendo in questa “dimostrazione”, cosa succede in caso di pericolo?

«Aerei elicotteri e navi di superficie ci permettono di isolare un sottomarino permettendoci anche di neutralizzazione l’eventuale lancio di un siluro. Uno dei vantaggi di avere un sottomarino nel nostro arsenale militare è la natura occulta in cui opera, difficile da tracciare. Un sottomarino nemico potrebbe essere in grado di rappresentano una minaccia, trasportare siluri che possono danneggiare la navigazione dei nostri mezzi o del traffico marittimo commerciale. La capacità di guerra antisommergibile della Nato in questo momento è avanzatissima e in grado, grazie anche all’operatività di esercitazioni come questa, di potere neutralizzare un sottomarino nemico».