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Il caso

Le ruspe abbattono l’ecomostro del clan: «Vittoria dello Stato»

Iniziata, a Randazzo, in contrada Murazzorotto, la demolizione dell'edificio riconducibile al boss Sangani. Addio a 40 anni di abusivismo

03 Marzo 2026, 22:00

Le ruspe abbattono l’ecomostro del clan: «Vittoria dello Stato»

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Il fragore metallico delle ruspe che ha squarciato il silenzio di contrada Murazzorotto non è stato soltanto il rumore di un cantiere, ma il suono solenne di una legalità che si è riappropriata del territorio.

Ieri mattina, intorno alle 9,15, ha avuto inizio la demolizione definitiva dell’imponente "ecomostro" a tre elevazioni fuori terra che per 40 anni ha dominato il paesaggio come un arrogante vessillo di impunità.

L’edificio, eretto abusivamente negli anni ’80 da Oliviero Sangani - figura legata al clan Laudani e già condannata per l'efferata strage dei pastori Spartà - rappresentava l’emblema visivo di un’egemonia criminale che per decenni ha soffocato la comunità sotto una coltre di ombre e timori.

Il gigante di cemento ha iniziato a sgretolarsi sotto i morsi implacabili della benna di un imponente caterpillar, che ha sventrato il secondo piano della struttura, trasformandolo in polvere.

L’immobile sorgeva su un terreno di proprietà comunale in via Sangrigoli, a poche decine di metri dall’abitazione della famiglia Sangani, già abbattuta in precedenza. In una nota ufficiale, la Commissione Straordinaria - composta dai viceprefetti Alfonsa Caliò e Cosimo Gambadauto e dalla dott.ssa Isabella Giusto - ha sottolineato come l'operazione sia servita a «porre fine a una situazione che perdurava da un quarantennio». Tale intervento, si legge nel comunicato, «si inserisce nel solco della particolare attenzione che la Commissione straordinaria ha inteso riservare alle attività di tutela del territorio, contrasto all’illegalità edilizia e valorizzazione del patrimonio comunale». La Commissione ha inoltre evidenziato che l'abbattimento è stato reso possibile «con l'utilizzo dei fondi assegnati dal ministero dell'Interno agli Enti sciolti per infiltrazione mafiosa», un atto che mira a «ribadire con un segno tangibile la presenza dello Stato e delle Istituzioni sul territorio».

Il rigore della gestione commissariale emerge dal dato numerico: l'edificio era stato oggetto, nel corso di quarant'anni, di ben sette ordini di demolizione mai eseguiti prima d'ora. Un impegno che ha già portato anche allo smantellamento di altre strutture abusive riconducibili alla medesima consorteria, quali «le stalle ubicate in contrada Dagalalonga e una casa con tanto di bunker». L’intervento è stato coordinato in una rigida cornice di sicurezza definita durante il Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica presso la Prefettura di Catania e un successivo tavolo tecnico in questura.

Imponente lo schieramento delle forze dell’ordine sul campo: presenti il capitano Luca D'Ambrosio, comandante della Compagnia carabinieri di Randazzo, il dott. Vincenzo Sangiorgio, dirigente del commissariato di Adrano, e il capitano Gaetano Cullurà, comandante della polizia locale. Presente pure la Guardia di Finanza e la Polizia stradale. Al loro fianco, il dott. Salvatore Montemagno, dirigente della divisione anticrimine della questura di Catania.

Fondamentale è stato anche il supporto dell’Ufficio tecnico comunale, con il sovraordinato ing. Alessandro La Monaca e l’ing. Chiara Paparo. Gli impegni istituzionali legati all'attuale scenario politico internazionale, invece, hanno impedito al ministro Piantedosi di essere presente.

Questa demolizione non è stata solo un atto di ripristino ambientale, ma un lascito morale. La Commissione ha infatti dichiarato di voler «avviare e lasciare in consegna alle amministrazioni che verranno la “best practice” di rafforzamento dell’azione amministrativa volta alla prevenzione e repressione del fenomeno dell’abusivismo edilizio».

Questo giorno rimarrà nella storia della città di Randazzo come il momento in cui la forza della legge ha finalmente prevalso sulla criminalità e la prevaricazione.