4 marzo 2026 - Aggiornato alle 07:08
×

aci sant’antonio

L’Isap Packaging chiude, 45 famiglie nel baratro

Isap Packaging chiude lo stabilimento di Aci Sant’Antonio: 45 dipendenti a rischio dopo una riconversione green, il sindaco chiede un tavolo di crisi e l'intervento della Regione

04 Marzo 2026, 07:00

L’Isap Packaging chiude, 45 famiglie nel baratro

Seguici su

Non c’è pace per il polo produttivo di Aci Sant’Antonio. Dopo lo spettro dei licenziamenti alla Sifi, arriva una nuova "doccia fredda" per l'economia etnea: la Isap Packaging, storica azienda nata nel 1963 e leader nel confezionamento alimentare, ha annunciato la cessazione delle attività per lo stabilimento siciliano. Una decisione drastica, comunicata tramite una lettera che avvia le procedure di licenziamento collettivo per circa 45 dipendenti.

La vicenda assume i contorni di un’ingiustizia territoriale che il sindaco di Aci Sant’Antonio, Quintino Rocca, non ha esitato a definire "incredibile e disastrosa". Il paradosso emerge proprio dalle comunicazioni aziendali: mentre per lo stabilimento gemello di Verona si ipotizzano percorsi di rilancio supportati dalla Cassa integrazione, per la sede siciliana non sembrano esserci alternative alla chiusura definitiva.

Si interrompe così una storia industriale lunga oltre sessant'anni. Isap non era rimasta a guardare l'evoluzione del mercato: recentemente aveva affrontato una complessa riconversione produttiva, passando dal packaging rigido in plastica alla carta monouso per rispondere alle nuove direttive green. Uno sforzo di adattamento che, alla luce della chiusura improvvisa, appare oggi come un investimento vanificato sulle spalle dei lavoratori.

«Dall’oggi al domani - attacca il sindaco Rocca - i vertici hanno scelto la via più drastica. Siamo vicini alle famiglie e stiamo scrivendo al presidente della Regione, Renato Schifani, per chiedere un intervento immediato».

L’obiettivo è trasformare quello che sembra un addio irrevocabile in un tavolo di crisi che possa scongiurare il peggio, magari attraverso l'ingresso di nuovi investitori o l'uso di ammortizzatori sociali conservativi.

Il rischio è concreto: la desertificazione industriale di un territorio che, pezzo dopo pezzo, vede smantellato il proprio tessuto occupazionale, lasciando decine di famiglie in un limbo di incertezza.