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la morte del boss

Morto un capomafia se ne fa un altro: ecco gli eredi al “trono” di Santapaola

La linea di comando nel segno del “sangue blu” mafioso incrociando inchieste e scarcerazioni

03 Marzo 2026, 23:59

Morto un capomafia se ne fa un altro: ecco gli eredi al “trono” di Santapaola

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Ora chi comanda la famiglia catanese di Cosa Nostra? Questa è la domanda dei “bookmakers” della mafia nel day-after della morte del padrino più potente della Sicilia orientale, Nitto Santapaola. Un uomo che ha deciso di diventare un morto vivente al 41bis. Non ha mai ammesso un solo fatto, anzi in un documento di 46 pagine letto durante il processo di rinvio per le stragi del 1992 (che è possibile riascoltare su Radio Radicale) afferma che «i collaboratori e i giornalisti» per accrescere la loro notorietà «fanno il nome di Nitto Santapaola». I cronisti hanno raccontato fatti certificati da atti giudiziari e verità processuali, i collaboratori di giustizia hanno dato input a indagini per trovare i riscontri. E, infatti, il boss catanese è stato anche assolto. E non poche volte.

Ma torniamo all’interrogativo iniziale. Va precisato, innanzitutto, un dato: Nitto Santapaola - secondo la sentenza Dionisio - non comandava (nel senso operativo del termine) già da oltre vent’anni. Dalla sua cattura la linea di successione è stata lunga. E ben delineata dal “sangue blu”, per usare le parole della cugina Grazia Santapaola, arrestata dal Ros qualche mese fa.

Il nipote Aldo Ercolano, figlio del defunto Pippo, ha tenuto lo scettro solo per pochi mesi dopo la cattura di Nitto. Finì in manette nello stesso anno. Per la procura generale di Catania non ha mai reciso il legame con Cosa Nostra, ma intanto il 41bis gli è stato revocato e il Tribunale di Misure di Prevenzione ha rigettato l’istanza di misura della sorveglianza speciale.

A un certo punto la regia l’ha presa il figlio Enzo Santapaola, il primogenito, che ha avuto diversi problemi con la giustizia e che era riuscito per un periodo a restare fuori dal carcere. Poi sono arrivate diverse operazioni della Dda etnea, fra cui Iblis, che hanno “certificato” la sua posizione di vertice. E pensare che il padre aveva provato a tenerlo fuori dai giri criminali facendolo studiare nelle scuole dove c’erano le persone che contavano e facendogli frequentare gli ambienti della “Catania Bene”. Nel 2007 il cugino Angelo Santapaola - forte del cognome mafioso - prese lo scettro e cominciò a uccidere e a chiudere accordi criminali anche dall’altra parte dell’isola. Enzo Santapaola decretò il suo omicidio. E sta scontando 30 anni per quel delitto. Attualmente è detenuto, in regime di 41bis, in un carcere dotato di un centro clinico poiché deve essere assistito per le sue condizioni di salute causate da un incidente stradale. Un altro Santapaola al potere è stato Francesco “colluccio”, figlio di Turi (il cugino di Nitto). Gli sono bastati un nome e qualche traccia nel Dna per diventare il rappresentante provinciale fino al 2016, quando fu fermato nel blitz Kronos. Il “sangue blu” è tornato qualche anno fa: quando il ruolo di capo è andato a Francesco Napoli, che è un Ferrera-Cavadduzzu. Anche lui dietro le sbarre dal 2022. E ci sarebbe il dito di Enzo Santapaola, seppur in carcere, nella scelta di far sedere nel trono della famiglia Santapaola il suo fraterno amico Ciccio Russo. Che però è stato scoperto. Ed è stato arrestato dalla squadra mobile nel blitz Ombra: non c’è ancora una sentenza. C’è stata solo la richiesta di condanna (pesantissima) della pm Raffaella Vinciguerra.

Nelle carte di quell’operazione c’è un’intercettazione in cui si discute di un nome di peso pronto a tornare fuori dalle galere. «Roberto, il nipote di Nitto», dicevano inconsapevoli di essere captati. E, guarda caso, qualche mese dopo è stato scarcerato Roberto Vacante, che è il nipote “acquisito” del defunto Nitto Santapaola. Sposato con Irene Santapaola, figlia di Turi (morto più di un decennio fa). Quando lo arrestarono nel blitz Bulldog, i pm in conferenza stampa furono chiari: «Quando parliamo di Roberto Vacante significa parlare della famiglia di sangue di Cosa Nostra».