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Le ragioni del No

Referendum, Nicastro: «La riforma altera in maniera irrimediabile il principio della separazione dei poteri»

Intervista al sostituto procuratore generale Antonio Nicastro

04 Marzo 2026, 00:54

Referendum, Nicastro: «La riforma altera in maniera irrimediabile il principio della separazione dei poteri»

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Continua il nostro spazio verso il Referendum. Diamo voce ai "tecnici" sui contenuti della riforma costituzionale della giustizia. Un modo per informare e formare, per arrivare preparatati al voto del 22 e 23 marzo.

«La riforma altera in maniera irrimediabile il principio della separazione dei poteri, con il rischio di indebolire la fiducia dei cittadini nell’imparzialità della giustizia e nel corretto funzionamento dello Stato di diritto», così il sostituto Pg Antonio Nicastro sulla proposta di riforma costituzionale della giustizia. Il magistrato è uno di quei pm che ha denunciato il sistema Siracusa. 

Dottore, la prima domanda è la più semplice: perché votare No al Referendum?

Perché siamo in presenza di una riforma frutto di un preciso disegno politico, che nulla ha a che fare con i reali problemi della giustizia, per stessa ammissione dei suoi proponenti. Una riforma che si propone il preciso scopo di porre il potere giudiziario sotto il diretto controllo dell’esecutivo, stravolgendo il prezioso equilibrio tra i poteri dello Stato che i padri costituenti ci hanno donato    frutto di un dialogo istituzionale attento e condiviso tra tutte le forze che si opposero al fascismo e che permisero la rinascita democratica del Paese nel dopoguerra.  La riforma altera in maniera irrimediabile il principio della separazione dei poteri, con il rischio di indebolire la fiducia dei cittadini nell’imparzialità della giustizia e nel corretto funzionamento dello Stato di diritto.

Ha davvero paura che il sistema democratico di questo Paese sia in pericolo?

Assolutamente sì, perché  con la riforma si mina dall’interno l’equilibrio tra i poteri dello Stato, riducendo la possibilità di controlli all’azione di governo, a tutti i livelli,  come del resto accaduto con la riforma della Giustizia contabile, colpevolmente passata sotto silenzio in questo delicatissimo momento della vita democratica del Paese.  

La magistratura sta pagando un conto troppo salato per quello che è accaduto negli ultimi anni?

La magistratura, pur avendo commesso degli errori, ha dimostrato la capacità di individuare e correggere autonomamente le proprie criticità. In riferimento al caso noto come Hotel Champagne, è necessario riflettere su un dato storico difficilmente contestabile: i magistrati coinvolti, in particolare Luca Palamara, sono stati destituiti dal sistema giudiziario oppure hanno subito conseguenze significative sul piano penale, disciplinare e professionale; alcuni si sono dovuti dimettere dalle cariche consiliari precedentemente ricoperte. Al contrario, nessun provvedimento è stato adottato nei confronti dei politici implicati nella medesima vicenda. Essendo stata negata dalla Camera competente l'autorizzazione all'utilizzo delle intercettazioni, essi non hanno subito alcuna conseguenza penale e sono rimasti in carica, con uno di loro attualmente con incarichi di prestigio  presso il Ministero della Giustizia.  

Cosa la preoccupa di più di questa riforma?

Qualora la riforma venisse  approvata attraverso il referendum confermativo, si concretizzerebbe una significativa subordinazione del potere giudiziario alle dinamiche dell’esecutivo, con una prevalenza della politica negli organi di autogoverno e nella gestione del potere disciplinare. Tale scenario avvierebbe il Paese verso una magistratura meno autonoma, caratterizzata da maggiore burocratizzazione e gerarchizzazione, con il rischio di compromettere la funzione propulsiva  dello Stato di diritto. 

I pericoli della separazione delle carriere?

La separazione delle carriere esiste già nei fatti, con funzioni nettamente separate tra magistratura giudicante e requirente, con osmosi ridotte al minimo e contenibili entri i primi anni della carriera del Magistrato, con   specifiche limitazioni funzionali e territoriali. 

Quello che temo, da cittadino prima  che da magistrato, è l’allontanamento dell’organo dell’accusa dalla cultura della giurisdizione, con  annacquamento delle capacità di valutazione della prova che oggi, già nella primissima fase delle indagini, il pubblico ministero è chiamato a fare. Non dimentichiamo che, a legislazione vigente, il Pubblico Ministero può esercitare l’azione penale solo in previsione di una ragionevole  certezza di condanna, adottando un rigorosissimo metro di giudizio a tutto vantaggio per le garanzie costituzionali dell’indagato in ossequio al dogma della presunzione di innocenza. 

Qualora un domani il Pubblico Ministero diventasse il c.d. avvocato dell’accusa, sarà chiamato a portare a casa la condanna ad ogni costo, perdendo quella libertà nella dinamica processuale figlia della cultura della giurisdizione della quale oggi si nutre. 

Lo sdoppiamento del Csm cosa comporterà?

Al di là di un raddoppiamento dei costi di gestione, un doppio CSM minerebbe l’unitarietà della giurisdizione, con un’autoreferenzialità sia  della magistratura giudicante che di quella  requirente, con il preciso scopo di  creare due organi separati e negli anni sempre più impermeabili nella condivisione dei valori costituzionali. Il confronto tra  magistratura giudicante e requirente, che vede nell’organo di autogoverno la più alta forma di composizione, è indice di una sempre costante crescita culturale e valoriale di tutta la magistratura e di conseguenza dello Stato di diritto.  Tutto questo verrebbe meno, con arretramento della linea delle garanzie per il cittadino.

L’Alta Corte disciplinare la sente come una punizione?

L’Alta Corte disciplinare rappresenta il tentativo di azzoppare l’organo di autogoverno, privandolo della funzione disciplinare. Non dimentichiamo infatti che la Sezione disciplinare del CSM negli anni ha assunto un atteggiamento di assoluto rigore,  che non ha eguali nelle altre categorie professionali, elaborando una giurisprudenza disciplinare di assoluto pregio, nell’ottica di indirizzare la funzione giurisdizionale nell’assoluto rispetto dei canoni di legalità e di efficienza.

La composizione dell’Alta Corte, con elisione di ogni contributo da parte  della magistratura di merito,   l’esclusione dell’impugnabilità delle sue decisioni davanti ad altro organo,  sono evidenze che stridono con un esercizio della funzione disciplinare costituzionalmente orientato. 

Toni troppo aspri in queste settimane. Addirittura Nordio ha parlato di sistema para-mafioso del Csm. Che pensa?

Tacciare di mafiosità l’organo di autogoverno della Magistratura, oltre che evidente caduta di stile  e di spregio per la funzione che il Ministro Nordio ricopre, rappresenta una antinomia storica nei confronti della Magistratura che ha pagato altissimi prezzi nella lotta contro il crimine organizzato. Simbolo dell’ANM sono le rose spezzate, in  omaggio ed in ricordo  delle vittime del crimine organizzato e del terrorismo. I nostri morti meritano rispetto, lo stesso rispetto che il Presidente della Repubblica ha invocato presiedendo una recente seduta ordinaria del Consiglio,  testimoniando, con la Sua Alta presenza,  il valore, il ruolo e l’importanza costituzionale dell’Istituzione.  Forse a qualcuno in via Arenula saranno fischiate le orecchie nell’udire il monito del Capo dello Stato.