Il caso
«Abusi edilizi a Palazzo Piraino» a Palermo, indagini e rischio di denuncia: stop al progetto culturale Valsecchi
L'esame in consiglio comunale della variante urbanistica doveva iniziare oggi ma la delibera è sospesa
Pieno per vuoto, falde di tetto difformi dal progetto, un lucernario spento da una copertura, impianti e logistica nel posto sbagliato: insomma, abusi edilizi sul soffitto di Palazzo Piraino, la dimora che con Palazzo Butera è destinata a ospitare il grande progetto di allestimento e residenza artistica “acceso” da Massimo Valsecchi e dalla moglie Francesca nel 2015 con l’acquisto di Palazzo Butera. E dire che proprio oggi la proposta di delibera con l’indispensabile variante doveva andare in aula.
La notizia che piove in cuore alla capigruppo è di quelle che scoppiano. E scottano. Tanto da indurre la commissione Urbanistica al completo a chiedere la sospensione della discussione, e l’assessore Maurizio Carta a ordinare accertamenti e verbali già stamani. L’ipotesi più grave ma per nulla irrealistica in caso di intervento della polizia municipale, è la denuncia penale di rito nel caso in cui le difformità, come è verosimile, vengano verbalizzate.
Carta argomenta: «Avremo maggiori certezze nelle prossime ore. Una criticità che sicuramente non doveva manifestarsi prima dell’approvazione della variante. Confido che possa essere eliminata, con il ripristino delle condizioni originarie, e che si proceda all’approvazione». Marco Giammona, consulente di Valsecchi, osserva: «Se c’è un errore in un progetto così importante, che vale 25 milioni di euro e prospettive inimmaginabili con una collezione inestimabile, andrà corretto. Aspettiamo il permesso da tre anni, l’occasione non va bruciata». Giulia Argiroffi, che ha relazionato come componente della commissione Urbanistica, esprime con il collega di Oso Ugo Forello «profonda e sincera delusione. Il consiglio ha lavorato su una delibera che chiedeva di riconoscere un superiore interesse pubblico, promossa da soggetti che si auto-rappresentano come presidi culturali e portatori di investimenti strategici. Scoprire che era un inganno lascia amarezza e indignazione. Un grave abuso edilizio, che è grave reato penale, oltre alla truffa che si stava per concretizzare ai danni del consiglio e della città. Come pubblici ufficiali abbiamo il dovere giuridico e morale di segnalare e perseguire, senza ambiguità o esitazioni».
sa.fe.