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Palermo

Cgil, legge popolare per salvare la sanità in Sicilia: più risorse, via i tetti di spesa e valorizzazione del personale

Presentata anche una piattaforma regionale. Per la proposta di legge la raccolta delle firme partirà subito dopo il referendum costituzionale

04 Marzo 2026, 13:01

Cgil, legge popolare per salvare la sanità in Sicilia: più risorse, via i tetti di spesa e valorizzazione del personale

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Il sistema sanitario pubblico ha bisogno di risorse, di organico adeguato e della valorizzazione del personale. La Cgil insieme alle associazioni della “Via Maestra” lancia dunque una iniziativa di legge popolare dal titolo “Disposizioni per rendere effettivo il diritto alla salute mediante il rafforzamento del servizio sanitario nazionale e la valorizzazione del personale”. A livello regionale il sindacato rilancia con una piattaforma di proposte e richieste rivolta al governo Schifani per superare le tante criticità del servizio sanitario pubblico. Le due iniziative sono state presentate oggi a Palermo. Per la proposta di legge la raccolta delle firme partirà subito dopo il referendum costituzionale.

“La sanità” – ha detto il segretario generale della Cgil Sicilia, Alfio Mannino – è un banco di prova della possibilità di un vero cambiamento che consenta alla Sicilia di risollevarsi. Il tema sono gli interventi da realizzare ma c’è un problema di fondo da affrontare: la sanità pubblica è oggi uno snodo del sistema di potere, il diritto alla salute è di fatto diventato secondario e invece deve tornare a essere l’obiettivo principale. Dopo anni si discute ancora delle nomine, se e come cambiare l’assessore, se e come cambiare il direttore generale. È indiscutibile – ha sottolineato Mannino – che l’attuale sia una gestione fallimentare: che i problemi siano risolti e in via di soluzione è tutto da dimostrare, perché così non sembra proprio. Oggi più che mai è chiaro che dalla trasparenza delle scelte e dalla qualità delle risposte che si daranno dipenderà il futuro della regione partendo proprio da un settore fondamentale per cittadine e cittadini, come la sanità.”

A livello nazionale si investe poco, meno del 6,5% del Pil. “Per quanto riguarda il personale – ha detto Daniela Barbaresi, della segreteria confederale nazionale Cgil – non solo c’è carenza ma anche il governo sta praticando di fatto una riduzione salariale. Per questo la Fp Cgil non ha firmato un contratto che recupera solo 1/3 di quello che lavoratrici e lavoratori hanno perso”. I problemi della sanità pubblica sono “sotto gli occhi di tutti”, per il sindacato. La Cgil e tante associazioni hanno dunque portato avanti un lavoro congiunto sfociato nella proposta di legge di iniziativa popolare che ha l’obiettivo di adeguare l’offerta di assistenza ai bisogni della popolazione con interventi per arrestare il declino del Ssn e promuoverne il progressivo rafforzamento. “I cardini della proposta – ha detto Barbaresi presentandola – sono le risorse, che devono raggiungere almeno il 7,5% del Pil (nel 2025 si è attestata al 6%, nel 2026 poco di più), l’investimento sul personale e per migliorarne le condizioni di lavoro perché il diritto alla salute non deve basarsi sul sacrificio di medici, infermieri. Inoltre, territorio, promuovendo una integrazione tra sanità e sociale. La pandemia ci ha insegnato l’importanza dell’assistenza di prossimità.”

Tema sottolineato anche da Renato Costa, che ha rilevato la necessità “di risorse ma anche di una buona organizzazione del sistema perché funzioni. Chi ha responsabilità politiche e non agisce è complice rispetto ai problemi”. “Siamo di fronte a un bivio – ha aggiunto Barbaresi – o si interviene subito e si costruisce una mobilitazione di popolo o il sistema sanitario pubblico andrà incontro a un inarrestabile declino”. Il ddl prevede allora l’adeguamento degli organici e la valorizzazione del lavoro del personale sanitario, dal punto di vista professionale e retributivo ma anche misure per contrastare abbandono e difficoltà del reclutamento. Per questi obiettivi, per i promotori, occorre eliminare i tetti di spesa. Gli altri temi sono lo sviluppo omogeneo dell’assistenza territoriale, politiche in favore degli anziani e delle persone non autosufficienti (che nel Paese sono 3,8 milioni), garanzie per i tempi di attesa e per la presa in carico delle persone con patologie croniche. E ancora politiche in favore di maternità, infanzia, adolescenza e famiglia, per la tutela della salute mentale e per il diritto a condizioni ambientali sicure e salubri. Infine la determinazione per nuovi criteri per la determinazione del tetto alla spesa farmaceutica. Misure anche per i fondi sanitari, a partire dall’adozione di un nomenclatore delle prestazioni. Gli oneri stimati per le misure sono di circa 40 milioni nel triennio 2026/2028. Il ddl specifica anche dove andare a recuperare risorse.

I promotori chiedono anche che l’autonomia differenziata non si applichi alle funzioni relative alla “tutela della salute”. “Questo – ha affermato Francesco Lucchesi, segretario confederale Cgil Sicilia – per evitare ulteriori arretramenti di aree del Paese che scontano già gap”. Come la Sicilia dove ancora le liste di attesa sono interminabili, c’è carenza di posti letto nei reparti, la medicina del territorio è inesistente. Si aggiunge il personale sotto organico e sottoposto a turni e condizioni di lavoro disumani. Con la sua piattaforma rivolta al governo regionale, il sindacato chiede il superamento di questi problemi attraverso un piano straordinario di assunzioni e stabilizzazioni. Nella piattaforma si sostiene la necessità di implementare la medicina territoriale, e di costituire un unico assessorato al welfare programmando l’offerta in funzione dei bisogni della collettività. La Cgil chiede di sapere che fine abbia fatto la proposta per la nuova rete ospedaliera, inviata al ministero “da noi non condivisa” perché non va incontro alle esigenze di salute dei siciliani, ma della quale comunque non si hanno notizie. A segnalare le tante criticità della sanità in Sicilia, c’è anche la crescita della spesa per migrazione sanitaria con oltre 220 milioni di deficit nel 2024 e più di 2 miliardi persi tra il 2014 e il 2024. La Cgil parla di “necessario coraggio delle scelte” a partire dalla nomina dei direttori generali, rivendicando la laicità rispetto al potere politico pervasivo e invadente. Anche a livello regionale si chiede il superamento del tetto di spesa per il personale, senza il quale sarà impossibile far funzionare le nuove strutture del Pnrr. E un nuovo piano regionale orientato al superamento dei tanti punti critici e alla costruzione di un nuovo modello di sanità pubblica in grado di dare risposte concrete alle cittadine e ai cittadini della Sicilia. La sanità è la più grande infrastruttura sociale e occorre farla funzionare.