la tragedia del monaldi
Un volo di palloncini e un grido sommesso: Nola restituisce Domenico al cielo
Non solo protocollo, ma un abbraccio silenzioso tra madri. La presenza della Premier Meloni ai funerali di Nola segna il momento in cui le istituzioni si fermano davanti alla bara di un bambino di sette anni. Le parole del Vescovo: «I figli sono pezzi di cuore, e oggi quel cuore è in frantumi»
Un silenzio irreale ha avvolto la Cattedrale di Nola per l’ultimo saluto a Domenico, il bambino di soli 7 anni la cui tragica scomparsa ha commosso l'intera nazione. Una cerimonia carica di dolore, ma anche di gesti di profonda umanità, segnata dalla presenza della Premier Giorgia Meloni, che ha voluto testimoniare la vicinanza dello Stato alla famiglia in un momento di così strazziante sofferenza.
L'omelia: "Un dolore senza nome"
Il Vescovo di Nola, monsignor Francesco Marino, ha pronunciato parole che hanno toccato il cuore dei presenti, sottolineando l'atrocità di una perdita che sfida il vocabolario: «Persino la lingua italiana non riesce a dare un nome a chi perde un figlio».
Durante l’omelia, il presule ha ricordato come Domenico sia diventato, in questi giorni di attesa e preghiera, «figlio di tutti noi», citando il celebre detto napoletano per descrivere il trauma collettivo: «I figli 'sò piezzi 'e core' e il nostro cuore si è spezzato in questa tragedia». Monsignor Marino non ha evitato il tema della giustizia, pur invocando la pace: «Ci chiediamo il perché; il male non si cura con altro male, anche se dovrà essere fatta piena chiarezza sulle responsabilità dell’accaduto».
Il coraggio di mamma Patrizia
Il momento più toccante della funzione è stato l'intervento di Patrizia, la mamma di Domenico. Con la voce rotta dall'emozione e dal pianto, ma con una compostezza che ha colpito tutti i presenti, la donna ha preso la parola dall'altare per ringraziare le autorità presenti.
«Vi siete mossi tutti», ha detto rivolgendosi direttamente alla Premier Meloni, al Prefetto di Napoli Michele di Bari e alle autorità civili e religiose, dicendosi certa che il suo bambino non sarà dimenticato. Al termine del suo straziante ringraziamento, il Cardinale Battaglia, seduto tra i celebranti, si è alzato per stringerla in un lungo e commosso abbraccio, simbolo di una Chiesa che si fa "prossima" nel momento del buio.
Il dono della vita e la "buona medicina"
Nonostante il dramma, dal pulpito è partito un forte messaggio di civiltà e generosità. Il Vescovo ha rivolto un pensiero speciale alla mamma del piccolo donatore (Domenico è rimasto in vita grazie a un trapianto prima della crisi fatale, o in altri contesti simili legati alla donazione), esortando la comunità a: incoraggiare la donazione degli organi come gesto supremo di amore che vince la morte; continuare a credere nella buona medicina, nonostante il dolore e i dubbi che una tragedia simile può sollevare.
«Domenico in quella bara ci parla del calore della nostra terra», ha concluso monsignor Marino, «capace di farsi vicino e di condividere un peso che non può essere portato da soli».
Al termine della funzione, il feretro bianco è stato accompagnato all'uscita da un lungo applauso e dal lancio di palloncini, mentre la Premier Meloni si è intrattenuta in forma privata con i familiari per un ultimo momento di conforto.