il caso
«O pago l'affitto o metto i video on line»: nisseno condannato per gli abusi sessuali sul padrone di casa
Il Tribunale di Aosta ha inflitto 7 anni e 6 mesi per violenza sessuale a un 60enne. La moglie, anche lei indagata, si è suicidata in carcere due anni fa. La vittima ha 65 anni
Un uomo di 60 anni, originario di Caltanissetta, è stato condannato dal Tribunale di Aosta a 7 anni e 6 mesi di reclusione per violenza sessuale ai danni del proprietario dell'alloggio che aveva preso in affitto a Cogne, un uomo di 65 anni.
La sentenza, mette un punto fermo a una drammatica vicenda iniziata tra l'estate del 2023 e i primi mesi del 2024. Il collegio giudicante, pur mitigando la richiesta iniziale dell'accusa che aveva chiesto 11 anni di carcere, ha stabilito anche una provvisionale di 30.000 euro in favore della parte civile.
Al centro di questa cupa storia di abusi domestici c'è un elemento probatorio tanto inequivocabile quanto atroce: i filmati delle telecamere di sorveglianza installate dallo stesso imputato all'interno dell'appartamento. Tali registrazioni, lungi dall'essere una semplice documentazione di "rapporti consenzienti" come sostenuto invano dalla difesa, rappresentavano il fulcro di un ricatto meschino. «Pago l'affitto o pubblico i filmati», sarebbe stata la minaccia rivolta al padrone di casa, confinando la vittima in un perimetro di costante terrore psicologico e soggezione. La coercizione ha piegato la volontà del 65enne, il quale ha trovato il coraggio di denunciare i fatti ai carabinieri solo nel febbraio 2024, dando il via alle indagini.
Durante il processo, l'avvocato difensore Massimiliano Bellini ha tentato di percorrere due strade: quella del consenso della vittima e quella dell'incapacità di intendere e di volere del suo assistito. L'imputato era infatti seguito dal centro di salute mentale di Caltanissetta, ma le perizie disposte dal Tribunale e presentate nel novembre 2025 hanno confermato la sua idoneità a stare in giudizio, smontando la tesi dell'infermità. Anche l'argomento del consenso è crollato dinanzi all'evidenza della minaccia reputazionale ed economica: per la prassi giurisprudenziale, un "sì" estorto sotto il peso di una coartazione non può in alcun modo essere considerato libero.
Nel maggio 2024, poche settimane dopo l'arresto della coppia, la moglie 64enne dell'imputato, anch'essa indagata per aver partecipato alle violenze, si è tolta la vita nella sezione femminile del carcere di Torino.