5 marzo 2026 - Aggiornato alle 01:46
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L’intervista

L'avvocato Calì: «Ho difeso Santapaola col massimo rigore»

La notizia della morte, l'ultimo processo e il commento sulla "pericolosità sociale"

05 Marzo 2026, 00:03

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L'avvocato Calì: «Ho difeso Santapaola col massimo rigore»

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«Nelle prime ore del pomeriggio di giorno 2 marzo l’Ufficio matricola del carcere di Opera Milano ha comunicato l’avvenuto decesso del Santapaola. Da quel momento ho provveduto ad avviare tutti gli adempimenti necessari, propedeutici al rispetto della salma secondo le volontà che il Santapaola aveva dettato ai familiari e a me note», così l’avvocato Carmelo Calì, difensore di Nitto Santapaola, racconta l’evoluzione dei fatti avvenuti il 2 marzo scorso, giorno della morte del boss catanese. «Poche ore prima del decesso del Santapaola l’ufficio matricola del carcere di Milano “Opera” ha comunicato ai familiari il sopravvenuto aggravamento delle condizioni di salute. Appreso ciò ho provveduto tempestivamente ad inviare pec al magistrato di sorveglianza di Milano ed alla direzione DAP di Roma per avere un aggiornamento immediato ed essere informato costantemente della evoluzione del quadro clinico, così da rendere edotta la famiglia».

Quando è stata l’ultima volta che ci ha parlato?

«Gli ultimi rapporti professionali con Santapaola risalgono a poco tempo addietro, quando è stato celebrato il processo di misure di prevenzione personali e patrimoniali “Samael”, dal quale Santapaola  è stato totalmente prosciolto. Invero ho dimostrato la estraneità del Santapaola ad ogni coinvolgimento nelle iniziative personali e patrimoniali che gli sono state

addebitate. In particolare è stata provata l’impossibilità del Santapaola di impartire disposizioni, ordini o iniziative di carattere speculativo – imprenditoriale, atteso lo stato detentivo di isolamento assoluto in cui si trovava da anni che gli consentiva di poter incontrare soltanto me, quale suo difensore, e saltuariamente i suoi familiari».

Da quanti anni seguiva Santapaola?

«Per circa trenta anni ho assistito con mandato fiduciario Santapaola Benedetto nella moltitudine di processi instaurati a suo
carico, Santapaola ha sempre partecipato attivamente e con mente lucida nelle diverse fasi processuali».

Un feroce assassino che non ha mai voluto collaborare.

«Posso dire soltanto, nel rispetto del segreto professionale, che ho assistito Santapaola anche per fatti omicidiari; lui si è difeso processualmente rendendo plurimi interrogatori e dichiarazioni ma negando ogni addebito ed escludendo conseguentemente ogni intento di collaborazione».

Secondo la sentenza Dionisio, Santapaola è riuscito a dirigere le fila fino al 2005.

«Ho sempre sostenuto che Santapaola, a causa dello stato di isolamento assoluto, non poteva comunicare con nessuno, essendo custodito con estrema severità dal personale della polizia penitenziaria. Ciò consentiva al Santapaola di avere contatti esclusivamente e sporadicamente con stretti familiari autorizzati e con me, quale suo difensore di fiducia. Ho richiesto più volte alle autorità penitenziarie di fornire l’elenco dei nomi di coloro che avevano avuto occasione di incontrare Santapaola, senza avere alcuna risposta, come peraltro attestato negli atti processuali che ho depositato innanzi al Tribunale di Catania - V
Sezione Penale. Ricordo che la Presidente della Sezione del Tribunale di Catania ha anche autorizzato ed accolto le indagini difensive da me dirette e che non hanno avuto alcun esito perché, ripeto, non è stato fornito alcun nominativo di coloro che avessero incontrato Santapaola all’interno del carcere “Opera” di Milano. Pertanto non è stato provato che il Santapaola, durante la vita detentiva, abbia incontrato e comunicato con soggetti esterni».

Il processo di misure di prevenzione si è chiuso con un rigetto, i giudici parlano comunque di “pericolosità sociale”.

«Ho conoscenza della ritenuta pericolosità sociale attribuita al Santapaola. Da operatore del diritto nutro il massimo rispetto per le decisioni dell’Autorità Giudiziaria ma ritengo che l’affermazione sull’attualità della pericolosità sociale sia stata mutuata da sentenze remote nel tempo. Non sono un sociologo e, pertanto, non posso affermare se con la morte di Santapaola sia finita un’era criminale. Bisognerebbe prima chiedersi quando nella nostra città abbia effettivamente avuto inizio l’era criminale.
Ricordo che secondo la sentenza di primo grado “Orsa Maggiore” l’era criminale di stampo mafioso a Catania ha avuto inizio
negli anni venti del secolo scorso».

Finisce un’era criminale con questa morte secondo lei?

«Non sono un sociologo e, pertanto, non posso affermare se con la morte di Santapaola sia finita un’era criminale. Bisognerebbe prima chiedersi quando nella nostra città abbia effettivamente avuto inizio l’era criminale. Ricordo che secondo la sentenza di primo grado “Orsa Maggiore” l’era criminale di stampo mafioso a Catania ha avuto inizio negli anni venti del secolo scorso».