Il piano dei corleonesi

Il golpe mafioso fallito: Mazzei uomo d’onore per spodestare Nitto

Riina voleva allargare il fronte stragista ma gli arresti e una spia fecero sfumare il progetto in due circostanze

Il golpe mafioso fallito: Mazzei uomo d’onore per spodestare Nitto

Il golpe mafioso pianificato dai corleonesi è fallito per ben due volte. La prima quando fu arrestato Santo Mazzei da latitante nel 1992. E la seconda quando Massimiliano Vinciguerra, l’uomo di fiducia di Mazzei, decise di portarsi dietro a Partinico Angelo Mascali.

Totò Riina non accettò mai la strategia diplomatica di Nitto Santapaola. I corleonesi pretendevano che gli alleati catanesi portassero alle falde dell’Etna la stagione del terrore. E quindi colpissero al cuore le Istituzioni con omicidi eccellenti e tritolo. Santapaola fece sempre orecchie da mercante ma a un certo punto capì che rischiava di perdere l’appoggio del capo dei capi e per dare un segnale decretò come vittima sacrificale il poliziotto Gianni Lizzio. L’ispettore fu ucciso dopo le bombe di Capaci e Via D’Amelio. Era il luglio del 1992.

Ma il piano criminale dei corleonesi era già cominciato. E avevano anche scelto chi avrebbe dovuto portarlo a termine. Un killer spietato. Un sanguinario. Santo Mazzei, che proveniva dalle file dei cursoti, fu fatto uomo d’onore in una cerimonia a cui presenziarono uomini d’onore del calibro di Leoluca Bagarella, Giovanni Brusca e Antonino Gioè Pare che il capoclan - chiamato “u carcagnusu” - arrivò in ritardo all’appuntamento poiché aveva appena eseguito un omicidio. Partecipò anche Nitto Santapaola, che forse intuì in quel momento che il suo “governo” mafioso stava traballando.

Mazzei, all’epoca latitante, entrò quindi a piè pari all’interno di Cosa Nostra: era il rappresentante ufficiale dell’ala stragista a Catania. L’uomo di Riina.

Ma poco dopo le Stragi, nell’autunno del 1992 Mazzei fu arrestato. Stava in auto con Gino Rannesi, boss del clan del Malpassotu (il braccio armato all’epoca dei Santapaola-Ercolano), mentre percorreva i tornanti sull’Etna a velocità sostenuta. I poliziotti ordinarono l’alt: Mazzei aveva i documenti falsi. Forse pensava di farla franca, lanciò dalla macchina una pistola ed esibì la carta d’identità. Fu catturato. E da quel giorno è dietro le sbarre al 41 bis.

L’uomo d’onore però aveva solo messo da parte il piano che gli era stato affidato da Riina e Bagarella. Che nel frattempo eranio stati arrestati.

Era il 1998, i corleonesi ci riprovarono a fare fuori i Santapaoliani dal trono di Catania. Mazzei, in possesso in carcere di un telefono satellitare, diede precise direttive al suo delfino Massimiliano Vinciguerra. A Partinico ci fu un summit con Vito Vitale, portatore di interessi dei corleonesi, che consegnò a Vinciguerra la lista dei nomi dei Santapaoliani da fare fuori. Ma il delfino di Mazzei compì un passo falso: si portò a quella riunione Angelo Mascali che appena rientrò a Catania spifferò tutto a Nuccio Cannizzaro, su cui pendeva una condanna a morte sulla testa. E così ci fu la vendetta: cruenta e feroce. Vinciguerra fu attirato in una trappola in via San Iacopo proprio nel fortino di Angelo Mascali, che poi si pentì. Fu strangolato. E poi venne il turno di Giovanni Riela, che però fu ucciso per errore. Il vero bersaglio invece doveva essere suo fratello, l’uomo d’onore Ciccio Riela, da anni dietro le sbarre per omicidio.

Il fallimento del secondo piano venne fuori dopo l’operazione Orione che scattò in contemporanea a una retata della squadra mobile di Catania e Palermo.