il provvedimento
Amministrazione giudiziaria per Est: indagini su legami con clan e traffici di cocaina nei porti siciliani
Misura di prevenzione: un anno di amministrazione giudiziaria dopo l'operazione "Lost&Found" per presunte infiltrazioni mafiose e il mercato dello stupefacente
Non è un sequestro. Ma una misura di prevenzione, prevista dal codice antimafia, che prevede un periodo di accompagnamento definito “amministrazione giudiziaria” che ha il fine di controllare e creare “anticorpi” su eventuali rischi di infiltrazioni criminali. Per un anno quindi i gestori saranno sostituiti con amministratori giudiziari che sono stati nominati dalla magistratura.
L’azienda destinataria è l’Europa Servizi Terminalistici (sigla Est) con sede legale a Palermo, che opera nel settore delle attività di gestione, deposito, trasporto, spedizione e movimentazione di container e merci negli scali portuali di Catania, Palermo, Augusta, Trapani e Termini Imerese.
Il provvedimento giudiziario è l’ultimo tassello dell'operazione denominata “Lost&Found”, condotta l’anno scorso dal Gico del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della guardia di finanza di Catania, che aveva portato all’arresto nei confronti di alcune persone (poi il Riesame ha ridefinito alcune posizioni) in riferimento a un traffico internazionale di cocaina.
La droga infatti arrivava a Catania dentro i container. Gli input investigativi sono partiti dalle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Carmelo Liistro, ex esponente del clan Cappello. E ci furono anche alcuni accenni in verbale di interrogatorio di un mafioso di Monte Po che diedero alcuni input investigativi alla Finanza.
Le indagini hanno portato a scoperchiare una sorta di “subappalto” al clan Pillera che prevedeva - a fronte di un compenso pari al 30-40% del quantitativo - il supporto per l'ingresso di cocaina a bordo di navi cargo provenienti dal Sud-America. La figura chiave, secondo la tesi della procura di Catania, è Angelo Sanfilippo, 60 anni, già condannato per narcotraffico.
I figli di Sanfilippo, fra cui Melino, sono dipendenti dell’Europa Servizi Terminalistici, che cura i servizi di logistica al porto di Catania. Sanfilippo avrebbe creato un rapporto con Angelo Di Mauro “veleno” considerato dagli investigatori uomo del clan Pillera-Puntina.
Le indagini hanno portato a intercettare carichi di droga per oltre 215 kg. Il progetto di importare 300 chili poi non si è invece concretizzato.
Una volta ricostruiti i ruoli dei figli di Sanfilippo all’interno della Est sarebbe emersa l’esistenza di un «rapporto consolidato e datato nel tempo tra il dipendente storico della società, Angelo Sanfilippo» - ritenuto contiguo ai Pillera-Puntina - e la «direzione aziendale».
Il Tribunale di Catania, scrive che la Società - oggi destinataria del provvedimento - «non sarebbe rimasta estranea al contesto criminale' ma "si è inserita, anche attraverso l'inerzia o la tolleranza dei propri assetti gestionali, in un meccanismo agevolativo stabile», che ha rafforzato la capacità operativa di uomini appartenenti o contigui a sodalizi mafiosi e ne ha favorito l'attività di traffico internazionale di stupefacenti.
Secondo il Collegio, il descritto "fattore oggettivo di agevolazione' si ricaverebbe da un quadro indiziario grave, preciso e concordante basato su una serie di elementi: in primo luogo la presenza stabile all'interno dell'organizzazione aziendale di soggetti inseriti organicamente in contesti mafiosi, con mansioni operative strategiche nell'area portuale. Sia Sanfilippo che i figli risultano dipendenti della società, in grado di ingerirsi nelle scelte decisionali dell’impresa.
Le strutture aziendali e le aree operative sarebbero state inoltre utilizzate per agevolare l’ingresso, l’occultamento e poi il recupero di carichi di droga, avendo la possibilità di manipolare i container, così come provato da numerose intercettazioni e dai riscontri investigativi.
Un altro elemento considerato di «particolare rilievo» dal tribunale è «il sostegno economico che sarebbe stato fornito dall'impresa a favore dei Sanfilippo attraverso «il pagamento di spese legali per vicende estranee all'ambito lavorativo ovvero l'erogazione indiretta di somme di denaro sotto forma, ad esempio, di stipendi anche nei periodi di detenzione o di assenza dal lavoro»».
La «libertà d’azione» assicurata alla famiglia Sanfilippo «avrebbe di fatto consentito di curare gli interessi criminali del clan Pillera-Puntina nel settore degli stupefacenti, potendo sfruttare la posizione rivestita all'interno dell’area portuale e la sua influenza nell'ambito della società».

