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Il reportage

Terremoto sull’Etna, a Ragalna tra le ferite della scossa e la preoccupazione dei big meloniani per il paese delle vacanze

Molte case lesionate, 650 segnalazioni di danni. Il sindaco: «La Russa ha chiamato subito». E Musumeci: «Paese nel mio cuore»

05 Marzo 2026, 10:33

Terremoto sull’Etna, a Ragalna tra le ferite della scossa e la preoccupazione dei big meloniani per il paese delle vacanze

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Il grande drago che dorme sotto il paese si è risvegliato. Con un colpo di coda ha buttato giù muretti, case di pietra, soffitti, cornicioni di dimore antiche accoccolate tra noci e castagni. Trema la terra sull’Etna. E fa paura. Un sisma di magnitudo 4.5, a una profondità di circa 3.8 chilometri, ieri mattina alle 7.05 ha avuto come ipocentro ed epicentro Ragalna. Il drago - il sistema di faglie che passa sotto il paese - ha fatto sobbalzare gli abitanti delle province di Catania, Messina e Siracusa dove il terremoto è stato avvertito anche in abitazioni al piano terra.

«Una lunga scossa, fortissima. Tremava tutto. Forse la più forte che abbia sentito in vita mia», racconta Mario Nicolosi, architetto, 53 anni. «Abbiamo avuto molti danni». La signora Cettina Ventura aggiunge: «Una gran paura, una scossa forte forte. Le case sono in piedi, ma dentro i danni ci sono». E un signore: «A Santa Barbara si scantaru assaiuni». I racconti si inseguono, ciascuno aggiunge un dettaglio, un tintinnio di vetri e bicchieri, i lampadari che oscillano, un luogo dove il terremoto ha lasciato un segno più violento. C’è un’atmosfera stranita, preoccupazione intinta nel dolore per le case lesionate, e forse inagibili, gli intonaci sbriciolati, i muri feriti. Le vecchie case in pietra a crudo hanno subito di più l’ingiuria del “colpo di coda” e sono venute giù, invadendo la strada.

Un nastro bianco e rosso isola Piazza Cisterna, cuore del paese, squadre di vigili del fuoco sono al lavoro in cima all’altissima scala, che tutti guardano con il naso all’insù, per valutare la staticità del campanile della chiesa della Madonna del Carmelo, ingabbiato da tempo nei ponteggi per danni precedenti. «Lavori al campanile? Ma non ce n’erano, è tutto fermo da anni», dice un vigile. Il sindaco di Ragalna, Nino Caruso, dal primo istante è sceso in campo a coordinare gli interventi ed è in piazza a seguire i controlli. «La nostra comunità ha avuto un risveglio particolare, una scossa forte. Sono già arrivate fino ad ora più di 650 segnalazioni di danni importanti nelle case private ma non abbiamo ancora un quadro completo dei danneggiamenti subiti dal territorio - racconta il primo cittadino - I vigili del fuoco e i tecnici della Protezione civile regionale stanno compiendo accertamenti su strutture pubbliche e private. Per fortuna - sottolinea - non ci sono feriti». Il suo telefono squilla, è il ministro Nello Musumeci che s’informa e chiede dettagli. «Ragalna è nel mio cuore, lo sai», dice al sindaco. E si dichiara pronto a intervenire. Il borgo dell’Etna è noto per essere il buen ritiro estivo, nella casa di famiglia, del presidente del Senato, Ignazio La Russa. Si è fatto sentire? «Subito, a inizio mattinata, non appena ha saputo del terremoto mi ha telefonato per avere notizie. Ma hanno chiamato tutti - aggiunge - da Galvagno a Daidone, da Ciancitto ad Anthony Barbagallo».

Davanti al Municipio si fa la conta dei danni: lesionati decine e decine di edifici, calcinacci in strada e su auto, crollato un tetto di un’abitazione, case vecchie crollate, le due chiese inagibili. E, affranti e confusi, ci si mette in fila davanti al posto di comando avanzato dove i vigili del fuoco raccolgono le richieste di intervento. «Il sisma, seguito da circa 20 repliche di bassa magnitudo, sembra riconducibile al sistema di faglie sotto il paese, un sistema ben conosciuto da chi si occupa di terremoti e che già in passato, nel 1982, nell’85, nel 2001, ha dato luogo a terremoti della stessa tipologia» - spiega il responsabile dell’Unità funzionale Pericolosità sismica dell’Ingv, Raffaele Azzaro - «L’evento principale, di magnitudo 4.5, ha provocato danni e qualche crollo, maggiormente nella parte meridionale dell’abitato, zona Santa Barbara». Intanto, la Montagna imbiancata dà spettacolo con esplosioni e una colonna di cenere. «Il terremoto è collegato all’Etna perché è avvenuto nel contesto geologico del vulcano, nel sistema di faglie che lo attraversano, ma non c’è alcun legame tra il sisma e le esplosioni dal cratere». E dalla cima di Madre Etna viene fuori ancora uno sbuffo.