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la tragedia

Un altro cadavere sulla spiaggia: il mare restituisce le vittime delle rotte della disperazione

L'ennesima vittima delle rotte del Mediterraneo tra naufragi, ciclone Harry e ritardi nei soccorsi

05 Marzo 2026, 17:50

18:00

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Un altro dramma silenzioso si consuma sulle spiagge siciliane: a Butera, in provincia di Caltanissetta, è stato rinvenuto un cadavere in avanzato stato di decomposizione, probabilmente appartenente a un migrante vittima delle rotte della disperazione nel Mediterraneo. Questo ritrovamento, riportato da fonti locali, riaccende i riflettori su un 2026 già segnato da un bollettino tragico, con decine di corpi restituiti dal mare alle coste italiane dall'inizio dell'anno.

Il corpo, avvistato lungo un tratto di litorale isolato, è stato segnalato da passanti e immediatamente preso in carico dai militari della Capitaneria di Porto, intervenuti con il supporto del pubblico ministero di turno. La Procura di Gela ha aperto un fascicolo a carico di ignoti, ipotizzando la "morte come conseguenza di altro reato" e il "favoreggiamento dell'immigrazione clandestina", un copione purtroppo ricorrente in questi casi. Gli investigatori propendono per l'origine migratoria della vittima, plausibilmente annegata nelle scorse settimane di maltempo intenso, durante uno dei tanti tentativi di traversata dalle coste nordafricane verso l'Italia. Le condizioni del cadavere, segnato da settimane in acqua, suggeriscono un naufragio legato al recente ciclone Harry o a tempeste successive nel Canale di Sicilia, dove le correnti hanno trascinato molti resti verso riva.

Questo episodio non è isolato, ma si aggiunge a una scia di tragedie che ha punteggiato le coste siciliane e calabresi dall'1 gennaio 2026. Già a inizio gennaio, Lampedusa e Pantelleria hanno restituito undici corpi: otto eritrei e somali a Cala Pulcino il 12 gennaio, seguiti da tre a Pantelleria sei giorni dopo, tutti provenienti da barconi libici sovraccarichi. Febbraio ha portato un'escalation, con sei cadaveri recuperati a Roccella Jonica in Calabria il 4 dello stesso mese, tra cui minori tunisini sorpresi da una burrasca nel Jonio. Pochi giorni fa, tra il 15 e il 17 febbraio, il mare ha vomitato altri cinque corpi tra Scalea, Amantea e Paola, sempre in Calabria, con giubbotti salvagente arancioni che gridano l'origine dei trafficanti. In Sicilia, Marsala e Petrosino hanno contato almeno due rinvenimenti isolati nello stesso periodo, mentre Pantelleria ne ha registrati altri cinque, portando il totale tra le due isole a oltre tredici solo nelle ultime settimane.

Le mareggiate di febbraio, amplificate dal ciclone Harry, hanno moltiplicato questi ritrovamenti: tra Calabria e Sicilia, una "scia di cadaveri" denunciata da media locali e associazioni come Alarm Phone, che stimano oltre mille dispersi solo nel Canale di Sicilia. Lampedusa ha aperto il conto del 2026 con i primi sbarchi di sudanesi a gennaio, ma è il mare a fare da cimitero, con un bilancio nazionale che supera le 28 vittime documentate sulle spiagge, esclusi i dispersi che l'OIM calcola in almeno 600 per l'intero Mediterraneo dall'inizio dell'anno. Rotte principali? Libia e Tunisia verso la Sicilia per il 45% dei casi, con un flusso emergente dall'Algeria verso Calabria e Sardegna, dove barconi precari e condizioni metereologiche estreme falciano vite senza pietà.

Le cause sono complesse e intrecciate: un calo degli sbarchi totali rispetto al 2025 nasconde un tasso di mortalità alle stelle, dovuto a natanti inadeguati, ritardi nei soccorsi e politiche di contenimento che spingono i trafficanti a partire in condizioni disperate.