misteri e Spie
Nitto-fantasma, dagli attentati falliti alle catture mancate fra il mare e l’Etna
Prima di “cadere” nel 1993, il padrino morto lunedì nel carcere di Opera è riuscito a sfuggire alle bombe lanciate dagli avversari. Più volte Santapaola durante gli 11 anni di latitanza è riuscito a cambiare covo prima dell’arrivo delle forze dell’ordine
Una vita da fantasma. Appariva e spariva. Per 11 anni Nitto Santapaola ha vissuto la sua latitanza a casa (o quasi). Il boss di Cosa Nostra, che è morto lo scorso lunedì 2 marzo, poteva contare su una rete di informatori - forse anche istituzionali - e spie nella criminalità che gli hanno permesso di sfuggire ad attentati e catture. Un racconto che si innesca anche sui tanti misteri attorno alla Trattativa Stato-Mafia che però non ha trovato una verità “certificata” da una sentenza.
Trasferiamoci in via delle Olimpiadi, il luogo dove nel 1981 un commando fece un attentato con mitra e bazooka al covo dove solitamente si riuniva Nitto Santapaola con i suoi fedelissimi. Il padrino si salvò per miracolo, oppure non c'era. Sul posto venne rinvenuta soltanto la sua auto blindata. Rimasero feriti Natale Di Raimondo, oggi collaboratore, e Salvatore Pappalardo, ammazzato anni dopo da Alessandro Strano.
La condanna a morte di Nitto Santapaola l’aveva decretata il suo storico rivale Alfio Ferlito, fedelissimo di Pippo Calderone caduto in un agguato nel 1978. E aveva dato mandato ai suoi soldati, fra cui spiccava Turi Pillera, scelto come erede.
Ferlito non si è arreso però. E ci ha riprovato con la sua banda un anno dopo. Il 26 aprile 1982 Nitto doveva morire. Pistole, bombe a mano, kalashnikov. Un attacco militare pianificato nei minimi particolari: fu una strage in via Dell’Iris, ma Nitto non era fra le vittime. Il padrino pare se ne fosse andato mezz’ora prima. Non sapremo mai se avesse avuto una “soffiata” o si sia trattata di una fatale coincidenza. Il commando di Ferlito fece irruzione in un appartamento e spararono all’impazzata. Il bilancio fu terribile: sei morti. A San Giorgio arrivarono carabinieri e polizia. C’era chi racconta che sembrava di essere a Beirut.
La guerra armata con Ferlito si concluse con un’altra strage, ma dall’altra parte della Sicilia. Nella strage della Circonvallazione, due mesi dopo l’attentato di via dell’Iris, morì il boss Ferlito sotto una pioggia di pallottole. Lo stavano trasferendo da un carcere a un altro. Quella morte costò a Santapaola l’ergastolo. Uno dei diciotto che ha scontato al 41 bis.
Fatto fuori il suo avversario, Santapaola fu più tranquillo durante la latitanza. C’è chi giura di averlo visto in quel periodo prendere il caffè al bar Amoroso di Vizzini. Un periodo dove si sono diffuse leggende. Lo chiamavano il “cacciatore” per la sua passione per la caccia (fu l’alibi che forse lo salvò dalla condanna dell’omicidio del sindaco di Castelvetrano Vito Lipari). Poi c’è chi ha diffuso la diceria che fosse affetto da una sindrome di licantropia.
Un fake che però ha ispirato il nome dell’operazione della sua cattura: Luna Piena. I poliziotti lo hanno arrestato nel 1993. Anche su quel blitz nacquero complotti. C’è la versione della resa personale di Nitto, c’è un’altra invece che porta alla condizione di “posato”. Che nel linguaggio di Cosa Nostra significa “messo in panchina”. Ma la potenza di Nitto - da quello che è emerso nelle intercettazioni della maxi inchiesta Dionisio - ha resistito almeno per altri 20 anni dopo la storica cattura.
Quello che accadde nei mesi antecedenti l’operazione “Luna Piena” apre ancora oggi molti interrogativi. E molti segreti che Santapaola si è portato nella tomba.
Nella sentenza di primo grado del processo Trattativa della Corte d’Assise di Palermo c’è un capitolo dedicato alla mancata cattura di Nitto Santapaola a Terme Vigliatore, nel Messinese. Ci sarebbero state delle intercettazioni che certificavano la presenza del latitante nella fortezza del clan dei barcellonesi. Ma nulla si mosse e Nittò sparì d’incanto.
Il nuovo covo di Terme fu trovato in fretta e furia dopo l’arresto di Claudio Samperi in una bisca clandestina a Ognina. L’uomo d’onore catturato diventò collaboratore e indicò per prima cosa il luogo dove aveva incontrato Santapaola: a casa dell’uomo del gas a Mascalucia. Ma anche quella volta il boss si era già volatilizzato.