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La storia

«Lo Stato mi impedisce di tornare nella casa distrutta dal ciclone»

Per il Comune di Riposto la ricostruzione del muro è un’opera nuova. Sullo sfondo un contenzioso con una congregazione religiosa per una servitù di passaggio. Il sindaco: «Dispiaciuto ma la legge va rispettata»

06 Marzo 2026, 09:00

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«Lo Stato mi impedisce di tornare nella casa distrutta dal ciclone»

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«Lo Stato non mi consente di ricostruire il muro che mi permetterebbe di rientrare a casa. E i miei vicini, appartenenti a una congregazione religiosa, invece di sostenermi mi hanno denunciato». A parlare è Mauro Micalizzi, il proprietario di una delle case di Riposto che sono state distrutte dal ciclone Harry. L’immobile è a Praiola. La storia, che è al centro di due battaglie legali parallele, comincia con il sequestro dell’area da parte dell’autorità giudiziaria - eseguita dai carabinieri come documentato da un comunicato che La Sicilia ha pubblicato nei giorni scorsi - dove Micalizzi stava facendo i lavori di ricostruzione del muro di contenimento che era stato raso al suolo dalla mareggiata del 20 gennaio scorso. Il sequestro è ancora attivo in quanto si basa sul fatto che la realizzazione del muro «è priva delle autorizzazioni edilizie». Per il Comune infatti è un’opera nuova e non un semplice ripristino del muro. Quindi deve seguire un nuovo iter per ottenere tutte le autorizzazioni. Secondo Micalizzi, invece, l’autorizzazione ce l’ha. Ed è la stessa dell’opera, concessa dal comune di Riposto nel 2011, che è stata devastata dalla furia delle onde.

La “visita” dei carabinieri nel mini cantiere è scattata dopo una precisa denuncia-segnalazione della congregazione dei padri filippini di Acireale. I vicini-nemici di Micalizzi. C’è da anticipare, infatti, che è in atto un contenzioso fra i due protagonisti (come evidenziato anche ai militari da parte dei religiosi) per il ripristino di un servitù di passaggio che permette l’accesso nella proprietà allo “sfollato” Micalizzi. Il contenzioso si è concluso (in primo grado) con un parziale accoglimento delle istanze di Micalizzi: la congregazione è condannata a ripristinare la servitù di passaggio. Ma l’ordinanza è rimasta disattesa. Infatti Micalizzi, attraverso il suo legale, ha sollecitato l’esecutività di quanto stabilito dai giudici. Ora però c’è un nuovo ostacolo: la congregazione ha chiesto un parere alla Sovrintendenza sulla realizzazione della strada. Un’istanza che è partita - per una strana coincidenza - dopo la fissazione dell’udienza sull’esecutività della sentenza del Tribunale.

Ma accantoniamo per un attimo questo capitolo che fa da sfondo alla vicenda principale. Micalizzi vuole poter costruire il muro (e pensa di averne i diritti) e tornare a casa. L’uomo è assistito dagli avvocati Mirko La Martina e Antonio Paladino: «Quello che più ci meraviglia sinceramente è che un ente religioso che ha come scopo la salvaguardia delle persone e la tutela dell’essere umano non possa considerare un uomo che ha perso la sua unica abitazione. È una cosa che ci lascia abbastanza stupiti. Da un ente religioso ci aspettavamo una condotta diversa».

Micalizzi ha deciso di scrivere addirittura al Capo dello Stato, Sergio Mattarella: «Presidente, parafrasando una nota canzone di Giorgio Gaber, devo dirLe con profondo dolore che io non mi sento più italiano. Il 20 gennaio 2026, il ciclone Harry ha sventrato la mia casa a Riposto. Il mare per un metro e mezzo ha travolto i miei ricordi, le mie pareti, la mia sicurezza. Da quel giorno sono un "senza tetto", ospite della carità di amici e parenti. Quando ho deciso di "rialzarmi" da solo, avviando con i miei risparmi e una regolare procedura di somma urgenza la ricostruzione del muro di difesa, lo Stato si è improvvisamente svegliato. Ma non per aiutarmi. Si è svegliato per colpirmi. Presidente, è un paradosso atroce: lo Stato è stato assente durante l'emergenza, ma è diventato di un'efficienza chirurgica per bloccare il mio ritorno a casa. Hanno trovato cavilli, sottigliezze amministrative, silenzi ostili per compiacere chi ha più potere di un semplice cittadino». Questa è la storia. Una delle tante scatenate dalla tempesta Harry. Ma si stanno già girando i sequel.

La replica dell'amministrazione comunale

Così sulla vicenda il sindaco di Riposto, Davide Vasta: «Dispiace profondamente per i danni che il ciclone Harry ha provocato ad alcune abitazioni e strutture del nostro territorio. Siamo consapevoli del dramma umano che eventi di questo tipo comportano. Allo stesso tempo, però, l’amministrazione comunale ha il dovere di operare nel pieno rispetto delle norme urbanistiche e dei vincoli che insistono sul nostro territorio, soprattutto in aree particolarmente delicate come la fascia costiera. Il sopralluogo effettuato dagli uffici comunali, anche alla presenza dei Carabinieri, ha fatto emergere alcuni elementi che non potevano essere ignorati: in particolare l’avvio di lavori di scavo e la realizzazione di una gettata di cemento prima della presentazione della pratica edilizia, oltre al fatto che l’intervento risulta insistente su un’area che non risulta di proprietà del soggetto che ha presentato la comunicazione. Inoltre, dagli accertamenti tecnici effettuati, l’opera non appare configurarsi come un semplice ripristino del muro preesistente, ma come un intervento che, per caratteristiche e contesto, deve seguire un nuovo iter autorizzativo. Va ricordato che l’area è soggetta a vincoli particolarmente stringenti, tra cui la fascia di inedificabilità entro i 150 metri dalla battigia e il vincolo paesaggistico, che richiedono specifiche autorizzazioni preventive da parte degli enti competenti. Il Comune di Riposto non ha alcun interesse a ostacolare i cittadini che vogliono ricostruire e ripartire dopo un evento calamitoso. Al contrario, siamo sempre disponibili a collaborare con chiunque intenda intervenire nel rispetto delle regole e delle procedure previste. Tuttavia, proprio per tutelare il territorio e garantire equità tra tutti i cittadini, non possiamo derogare alle norme vigenti. Comprendiamo il dolore e le difficoltà vissute da chi ha subito danni dal ciclone, ma il rispetto delle leggi resta un principio fondamentale che questa amministrazione continuerà a garantire con responsabilità e trasparenza».