7 marzo 2026 - Aggiornato alle 09:59
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Il caso

Project financing da 55,7 milioni a UniCt: gara annullata dopo la scadenza, e adesso il caso è nelle mani del Tar di Catania

I giudici amministrativi hanno dato all'ateneo 60 giorni di tempo per depositare gli atti che giustificano la revoca della procedura pubblica per le manutenzioni e l'efficienza energetica dei suoi immobili

07 Marzo 2026, 07:00

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La decisione di merito arriverà dopo l’udienza di giugno, nel frattempo però, nei giorni scorsi, il Tar di Catania ha messo un punto fermo: se l’università dice una cosa, soprattutto se di mezzo ci sono lavori per decine di milioni di euro, allora deve produrre gli atti che quella cosa la dimostrino. E deve farlo entro 60 giorni. Poi si vedrà.

Il caso è quello del project financing per la gestione dell’energia e la manutenzione degli immobili, «nonché interventi di riqualificazione sismica e/o energetica degli immobili» dell’università di Catania. Una concessione di servizi decennale del valore complessivo di 55.749.895 euro, dei quali il 49 per cento completamente a carico del concedente, decisa anni fa, messa a bando a giugno 2025 e scaduta a ottobre dello stesso anno. E ora al centro di un contenzioso al Tar.

A portare l’ateneo di fronte ai giudici è la società consortile Conmar - Consorzio stabile Marchese, unica partecipante all’avviso pubblico in questione. Secondo quanto ricostruito dal Tar, comincia tutto nel 2022 quando l’università sollecita proposte di partenariato al mondo imprenditoriale e Conmar, la sventurata, risponde. Il progetto del consorzio supera i vagli dell’ateneo, che nel 2024 viene ammesso a un cofinanziamento del ministero di 24.379.877 euro, che risulta poi ridotto all’inizio del 2025. UniCt, però, manda avanti le procedure, si fa il bando, lo si modifica, si posticipano i termini per la presentazione delle offerte al 7 ottobre 2025.

Il 14 ottobre, però, il Consiglio di amministrazione dell’università decide di revocare il bando. Scelta recepita dal direttore generale due giorni dopo. Nel documento firmato da quest’ultimo, si parla della «diversa attribuzione di finanziamenti pubblici rispetto a quelli prefigurati al momento dell'attivazione della procedura relativa al contratto di partenariato in questione», cosa che genererebbe un maggiore esborso per l’università.

Ma si parla anche di «elementi e circostanze idonei a rappresentare ragioni di criticità finanziaria, anche alla luce della necessità di dovere recuperare risorse per la messa in opera di attività coerenti con l'indirizzo politico espresso a seguito dell'elezione del nuovo Rettore». Indirizzo politico che riguarda anche il risparmio sui costi standard, per migliorare la sostenibilità economico-finanziaria dell’ateneo. Messa a repentaglio non solo dal progetto di finanza in sé, ma anche dal rischio di risarcimenti nel caso di contenziosi persi.

A questo punto il Consorzio stabile Marchese fa una richiesta di accesso agli atti e, dopo avere valutato insufficienti i documenti ottenuti, fa ricorso al Tar. Contrastato non solo dall’università di Catania ma anche dalla cooperativa Cpl Concordia, che attualmente gestisce i servizi oggetto del partenariato bloccato. «La revoca - afferma UniCt - è espressione di un potere volto al miglior perseguimento dell’interesse pubblico». Va bene tutto, risponde il Tar di Catania qualche giorno fa, però servono le carte. L’ateneo deve fornire «puntuali ed esaustivi chiarimenti» entro due mesi. Se poi avrà ragione, lo si vedrà nell’udienza di merito, l’11 giugno.