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Cronaca

Ragusa, è stata violentata più volte sino a perdere il bambino in grembo

Le storie dei migranti si intrecciano con la condanna a un giovane somalo ritenuto un presunto scafista

08 Marzo 2026, 00:04

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Ragusa, è stata violentata più volte sino a perdere il bambino in grembo

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Si chiude con una condanna a 3 anni e 8 mesi di reclusione e una multa superiore agli 800mila euro uno dei procedimenti legati allo sbarco del 22 ottobre 2019, quando 67 persone furono tratte in salvo dalla nave della Guardia Costiera Diciotti al largo delle coste siciliane. A bordo c’erano uomini, donne e bambini provenienti da Bangladesh, Eritrea, Somalia e Marocco, partiti due giorni prima da Zawiya, in Libia, dopo un viaggio segnato da violenze e soprusi.

Il Tribunale di Ragusa ha riconosciuto colpevole un giovane somalo, accusato di favoreggiamento dell’immigrazione irregolare. La Procura aveva chiesto una pena molto più severa – dieci anni di carcere e una sanzione da 1,7 milioni di euro – mentre la difesa, rappresentata dall’avvocata Antonella Cassibba, aveva puntato sull’assoluzione. La sentenza ha confermato la responsabilità dell’imputato, imponendo anche il pagamento delle spese processuali e di detenzione, oltre all’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni.

Il racconto dei sopravvissuti
Dietro i numeri del procedimento giudiziario ci sono le storie, spesso indicibili, dei migranti soccorsi. Un report di Marco Rotunno, dell’ufficio comunicazione UNHCR Italia, aveva già documentato le condizioni drammatiche in cui si trovavano molti di loro.

Tra i passeggeri c’erano nove donne e sette minori, compresi due bimbi piccolissimi, di appena dieci mesi e tre anni. Le testimonianze raccolte parlano di anni di violenze e privazioni in Libia, dove i trafficanti gestiscono veri e propri centri di detenzione.

Un giovane somalo ha raccontato di essere fuggito dal suo Paese a 15 anni e di essere rimasto prigioniero dei trafficanti per tre anni. In quel periodo sarebbe stato venduto più volte, picchiato, torturato con cavi elettrici e liberato solo dopo il pagamento di un riscatto di 8.000 euro da parte della famiglia.

Ancora più straziante la storia di una giovane donna, anch’essa somala, che ha riferito di essere stata ripetutamente violentata. Durante la prigionia avrebbe perso il bambino che portava in grembo al settimo mese, senza ricevere alcuna assistenza medica.

Due presunti scafisti identificati
Tra le persone a bordo, gli investigatori individuarono due presunti scafisti: uno minorenne, poi giudicato dal Tribunale per i Minorenni di Catania, e l’altro, ora condannato, processato a Ragusa. Le indagini ricostruirono il ruolo di entrambi nella gestione del gommone partito dalla Libia.

Un caso che racconta molto più di una sentenza
La decisione del Tribunale di Ragusa chiude un capitolo giudiziario, ma lascia aperta la riflessione più ampia sulle rotte migratorie e sulle condizioni disumane che migliaia di persone continuano a subire nei centri di detenzione libici. Le storie emerse da quel salvataggio del 2019 restano un monito potente: dietro ogni sbarco ci sono vite segnate da violenze, speranze spezzate e un disperato bisogno di protezione.