Cronaca di un sabato sera
“Movida” a doppia faccia a Catania: il food tira sempre «ma non all’ombra del Castello Ursino»
Varchi elettronici disattivati nella via Gemmellaro. Gruppi di ragazzini sorpresi a fumare spinelli. Quasi deserta la piazza Federico di Svevia: «Colpa della Ztl». Lo sfogo di residenti e gestori di locali
Nel centro storico catanese si cominciò a parlare di movida circa 35 anni fa, quando, sotto la sindacatura di Enzo Bianco, sorsero, nel quadrilatero tra via Santa Filomena, via Crociferi, piazza Università e la piazzetta Scammacca, i primi caffè concerto. La gente affollava, soprattutto nelle serate primaverili ed estive, i locali e i pub per bere e mangiare qualcosa e ascoltare buona musica, il più delle volte dal vivo.
La movida - termine spagnolo che deriva dal verbo “mover”, muovere, e che indicava un movimento culturale e sociale sviluppatosi a Madrid negli anni ’80 dopo la fine del regime di Francisco Franco - negli anni è cambiata e, nella nostra città, è diventata sinonimo di vita notturna movimentata, vivace, animata. La platea dei fruitori del centro storico affollato di pub, trattorie, ristorantini, locali, è cresciuta a dismisura, soprattutto negli ultimi anni, grazie all’arrivo dei turisti, e il termine movida poco alla volta ha assunto un’accezione sempre più negativa. Perché movida è diventato sinonimo di schiamazzi, di decibel superati, di orari di chiusura dei locali non rispettati, di precario riposo notturno per i residenti, di episodi di spaccio di droga e microcriminalità, di posteggi selvaggi e del proliferare di parcheggiatori abusivi, di isole pedonali e Ztl disattese, di rifiuti lasciati in mezzo alla strada, di aggressioni selvagge per futili motivi, o addirittura senza alcun motivo, da parte di baby gang che non trovano di meglio da fare che prendere a botte i loro coetanei.

Via Zappalà-Gemelli (pescheria)
Le forze dell’ordine fanno quel che possono e, soprattutto nei fine settimana, presidiano tutte le zone della movida, che oggi si estendono anche fuori dal perimetro del centro storico, ed effettuano controlli interforze che vedono in campo polizia di Stato, carabinieri, guardia di finanza e polizia locale. E i risultati sono apprezzabili, nonostante l’impressione sia quella di voler svuotare il mare con un bicchiere.
Sabato sera abbiamo fatto un giro a piedi lungo tutto il percorso della movida. Alcune cose sono saltate all’occhio più di altre. Primo, la scarsa presenza di gente in piazza Federico di Svevia, dove diversi locali erano quasi del tutto vuoti. Secondo, il “distretto del food”, da via Santa Filomena a via Gemmellaro, dalla piazzetta Sciuti a piazza Scammacca, da via Gisira a tutte le stradine della zona della Pescheria, affollato di catanesi ma soprattutto turisti che riempivano i locali. Terzo, discreta affluenza di giovanissimi in piazza Bellini e nelle traverse, alcune delle quali, quelle più isolate, popolate da gruppetti di ragazzini con cellulari alla mano e un po’ di fumo che emanava un odore acre e pungente. Quarto, il camper della polizia che stazionava di fronte al teatro Bellini, ottimo deterrente per potenziali malintenzionati. Per il resto una serata apparentemente tranquilla, che non ha avuto, nemmeno dopo le 23, quell’impennata di affluenze che forse ci sarà con l’arrivo della bella stagione.

Via Santa Filomena
«Nelle Ztl e nelle isole pedonali la disattivazione dei varchi elettronici ha fatto ripiombare nel caos tutta la zona Sciuti-Gemmellaro - ha detto Patrizia Mauro, responsabile proprio del Comitato Gemmellaro-Sciuti -. Il danneggiamento delle apparecchiature e il furto delle telecamere è funzionale all’illegalità diffusa che temo sia volontà degli operatori della Fiera. E l’amministrazione non riesce ad arginare questa che io definisco un’opposizione sociale».
Anna La Bruna, dell’Associazione Centro storico e coordinatrice di Resto, la rete di comitati dei residenti, ricorda che «ormai siamo agli sgoccioli sulla causa civile intentata nel 2022 contro il Comune per ottenere il risarcimento danni per la mala movida. La causa è in fase di ulteriori perizie fonometriche. Siamo sereni perché ci sono state sentenze a favore per cause analoghe in città quali Brescia, Napoli, Torino e Milano.
«Niente più autodichiarazioni per la Scia in centro storico - aggiunge La Bruna -. Servono efficaci misure di programmazione e mantenimento dei regimi autorizzatori. La Bolkestein non è un “liberi tutti”, ma nelle zone tutelate prevede divieti e limitazioni ad aperture di locali per ragioni di sostenibilità ambientale, sociale e di viabilità».
Punta l’indice contro la carenza di parcheggi il titolare di un’avviata attività di ristorazione in via Crociferi, che preferisce rimanere anonimo: «I clienti grazie a Dio non ci mancano. Lavoriamo sia con i catanese sia con tanti turisti. Il problema vero è l’assenza di posti auto. Io capisco quello che dice il sindaco, che le isole pedonali sono un segno di civiltà. Ma accanto devono avere i parcheggi».

Piazza Mazzini
Sull’«orlo del baratro» invece i commercianti di piazza Federico di Svevia. Per loro parla Francesco Giustolisi, titolare di un ristorante: «Da quando la piazza è diventata isola pedonale la gente non viene più. Non ha dove parcheggiare, se non in piazza Borsellino e al centro Zurria. Ma poi le strade per raggiungerci sono poco illuminate e di sera si ha paura a percorrerle. Sulla Ztl non c’è chiarezza, funziona a singhiozzo e se qualcuno viene e posteggia si becca un verbale di 102 euro. E non tornerà più. I politici vengono singolarmente e ci danno ragione. Ma poi non cambia nulla».