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il caso

C’era una volta il corso Italia, oggi è soltanto un ricordo

Il centro commerciale naturale di Giarre è in piena crisi d’identità

09 Marzo 2026, 06:47

06:50

C’era una volta il corso Italia, oggi è soltanto un ricordo

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C’era una volta il corso Italia, il salotto buono, il cuore pulsante di una città che faceva del commercio il suo vanto il suo marchio di fabbrica. Oggi, quel ricordo appare sbiadito, simile a una vecchia fotografia lasciata al sole.

Il centro commerciale naturale di Giarre sta attraversando una crisi d’identità profonda, stretto tra l’immobilismo politico e un’anarchia urbana che sembra non avere fine. Basta percorrere il corso o la storica via Callipoli per scontrarsi con una realtà amara: un susseguirsi di serrande abbassate, vetrine disadorne e cartelli “affittasi” che sembrano ormai parte integrante dell’arredo urbano. Uno dei nodi è senza dubbio la viabilità: caotica, disordinata con soste selvagge che pregiudicano i flussi veicolari. Giarre detiene un record negativo difficile da eguagliare: da oltre 3 anni le strisce blu sono un miraggio. Il risultato? Un’anarchia totale dove il parcheggio selvaggio regna sovrano.

Sullo sfondo semafori guasti nei punti nevralgici del centro storico e vigili urbani inesistenti. In centro come nelle altre aree commerciali. E non mancano i paradossi. Molti degli stessi commercianti che lamentano il calo di clienti sono i primi a occupare gli stalli liberi davanti alle proprie attività con le auto private. Persino gli spazi destinati al carico e scarico merci vengono sistematicamente invasi, rendendo la vita impossibile ai corrieri e togliendo ossigeno al ricambio dei clienti. La categoria appare frammentata. Sull’isola pedonale da lunghi anni non c’è intesa: c’è chi la invoca come salvezza e chi la teme come il colpo di grazia. Il clima di sfiducia ha raggiunto il culmine lo scorso Natale. La sezione locale di Confcommercio, stanca di lottare contro i mulini a vento, ha deciso di fare un passo indietro. Il direttivo si è arreso davanti a quello che è stato definito un immobilismo cronico dell’Amministrazione comunale, incapace di produrre una strategia di rilancio o un calendario di eventi degno di questo nome. Senza una visione politica, corso Italia, per lunghi decenni cuore pulsante, è diventato lo specchio di una città che si svuota nelle ore centrali, un tempo animate dal viavai degli acquisti e oggi dominate dal silenzio delle attività cessate. Comprese quelle di alcuni negozianti storici che hanno gettato la spugna. In questo mare di necessità, brilla però un piccolo faro di speranza. Se l’abbigliamento e il commercio tradizionale affannano, si registra un aumento esponenziale delle attività di ristorazione. Un piccolo, flebile segnale.